Raccolta Recensioni Cinematografiche


Fantastici Quattro:il film

Il classico pop-corn movie, se si va al cinema con poche pretese ci si puo’ anche divertire.
Esagerati i timori di flop o il paragone con Daredevil e Punisher. Anche se non di molto, qui abbiamo un film tutto sommato gradevole anche se dichiaratamente di basso profilo rispetto a Batman Begins o a Superman Returns…

I Kirbyani di ferro(adoro Kirby anch’io) NON avranno purtroppo il film che avevano sempre desiderato, ma se non altro il "buon nome" del quartetto non verra’ "sporcato" dall’ennesima brutta produzione.

La trama e l’evolversi della storia comunque sono estremamente prevedibili, tanto che una volta presentati tutti i protagonisti si puo’ indovinare lo svolgersi del film a occhi chiusi.

Effetti speciali piu’ che dignitosi, anche se il film e’ tremendamente povero di scene d’azione degne di nota.

Attori decenti,  il senso di "famiglia" è stato ben ricreato, con un plauso in piu’ a Chiklis,che interpreta un’ironica e divertente Cosa.

La Alba secondo me si e’ rivelata una piacevole sorpresa…e’ una Sue grintosa,razionale,concentrata e soprattutto sexy.
Ah,confermo le mie impressioni di tempo fa.

Il Reed cinematografico e’ interpretato da un fessacchiotto monumentale.

Sicuramente piu’ simpatico del Reed a fumetti, ma totalmente diverso dalla controparte cartacea, al cui confronto perde parecchio carisma e leadership.
Una cosa secondo me "molto anni Sessanta" e’ il modo in cui viene gestito il rapporto tra lui e Sue, ricordano davvero i primissimi battibecchi a fumetti della Fantastica Coppia, con lui che la ignora e lei che sbuffa.

Indovinata invece l’idea di fare di Johnny il bello e dannato del film…sicuramente e’ piu’ grintoso dell’eterno bambino che conosciamo dai fumetti.

Il modo in cui nascono i nomi da eroi dei quattro amici e’ davvero divertente.

Alicia in versione Ray Charles non e’ male, ma appare troppo poco, e quando lo fa appioppa a Ben un mini-sermone stile "credi in te stesso,accettati per cio’ che sei" secondo me troppo sbrigativo e quasi "incollato" nella storia.

Il film riesce a essere perfetto nelle scene in cui emula il fumetto, come ad esempio le crisi di Ben, e la rivalita’ tra lui e Johnny,e suscita perplessita’ in quelle dove si distacca profondamente, vedi tutto lo sviluppo del personaggio di Destino. L’attore proveniente da Nip/Tuck non è male come scelta. Ha un certo sguardo luciferino e una propensione negativa. Ma il Destino del film è sviluppato in maniera mediocre: uno scienziatucolo che becca il due di picche da Sue, poi fa una serie di cazzate e sbrocca, venendo giustamente fermato.

E’ lontano anni luce dal tiranno di Latveria che amiamo nella versione fumettistica. L’assenza di una nemesi come si deve per il Quartetto purtroppo relega questa storia nel campo dei filmetti per bambini, per quanto divertenti e ben realizzati possano essere.


Mulholland Drive

Avevo da sbrigare due cose,e ne ho approfittato per fare due passi.
A un certo punto,la folgorazione sulla strada di Damasco…massi’ mi vado a vedere Mulholland Drive al cineforum.

David Lynch alla regia, alta classe onirica e visionaria come piace a me.
Adoro i film che apparentemente non hanno né capo né coda, e che poi, se guardi meglio, scopri che il capo sta dove non dovrebbe stare, e la coda spunta in maniera inaspettata dove non avresti mai immaginato che fosse…si perche’, anche se di solito quando commento i film con l’amico di turno,  le sue seghe mentali mi annoiano,da vero egocentrico quale sono, nel silenzio della mia stanzina,adoro gingillarmi con le MIE personali seghe mentali (che bastardo che sono,spero che qualche donna caritatevole si innamori di me e della mia "possibilita’ di cambiare", e mi renda piu’ facile l’ascesa in Paradiso).
Dunque: le critiche al "sistema " cinematografico e la classica riflessione sullo "spettacolo-finzione che pero’ riesce a darti piu’ emozioni del reale" si capiscono facilmente, ma c’è di più ovviamente.
La cosa difficile di sto’ film e’ che inizia con una storia ben definita, che a meta’ dello svolgimento devia del tutto.

Ok,avevamo scherzato, tutto quel che avete visto finora era un sogno.Di solito il regista-scrittore-artista fa la parte di Dio,e da vero Dio biblico(e quindi stronzo) se ne frega dei personaggi, mentre all’opposto il pubblico ci tiene eccome.

Ecco perche’ Lynch rimarra’ sempre un’autore "difficile"…perche’ di rado si pensa che "raccontare una storia" usando i mezzi cinematografici in tutto il loro potenziale spesso significa usare un’altro tipo di logica. Si seguono le immagini, associate alle emozioni che trasmettono, non quello che esteriormente dovrebbero rappresentare.
Comunque,sto divagando…d’altronde questo e’ il mio blog ,fottetevi.

Rita e Betty si incontrano nel sogno.Rita e Betty si amano nel sogno, ma anche nella  realta’. Il sogno ha i colori di un musical mescolato al thriller mescolato alla storia di investigazione.
Il sogno e’ bello, la vita e’ una merda.

La vita si risveglia proprio nel bel mezzo del film, al culmine di quella che sembrerebbe la conquista della felicità. L’attricetta di belle speranze  biondo platino incontra una donna  bruna, misteriosa e senza passato, la aiuta a ritrovare le memorie perdute ma trovano solo un cadavere. Decidono di ricominciare da capo, la donna del mistero cambierà aspetto, e si farà( particolare inquietante) un caschetto biondo speculare a quello dell’attricetta. Vivranno assieme, andranno a letto assieme, scopriranno di amarsi. Finché non arriva il risveglio improvviso, a notte fonda. La donna del mistero convince la sua compagna di letto a farsi accompagnare in un altrettanto misterioso locale. Ed è qui che il film si scinde in due parti.

" No hay banda" , dice il prestigiatore-presentatore, e il sogno inizia a tremare, infrangersi, fino a rompersi.

Lynch dice: ok, vi avevo preso per il culo. Il vero film che state vedendo racconta di un’attricetta, sì… ma una delle tante, destinata al fallimento.

Anche lei si innamora di una procace donna bruna, che però nella realtà, oltre ad essere amante, è collega. Collega alquanto più spietata e senza scrupoli, tanto che la abbandonerà per mettersi con un regista.

La bionda pagherà un killer per ucciderla, e lei stessa finirà male, tormentata dai suoi demoni e spinta al suicidio. Il sogno che costituisce la prima parte del film, che rimescola i personaggi  reali della seconda in maniera diversa ( il regista con cui l’amica dell’attricetta la tradisce diviene un eroico sognatore che tenta di opporsi a dei malavitosi che impongono le proprie scelte alla produzione, ad esempio) è semplicemente una fuga dalla realtà, una scappatoia contro il rimorso, la colpa. 

Ecco perché sembra una piccola favola, in cui tutto va bene. Rappresenta l’insieme di desideri che rappresentano ciò che la bionda avrebbe voluto condividere con la sua bella, il rapporto ideale, intriso di suggestioni cinematografiche, avventura e mistero, Questa è la spiegazione del film, che pensandoci bene, nella sua lineare razionalità, non rende giustizia al lavoro di Lynch.

Da Lynch bisogna farsi trascinare, vivere intensamente ogni emozione. La ricostruzione delle trame è solo un divertimento posteriore, a film finito, metabolizzato… un giocare con le briciole per divertirsi ancora un po’. Non è importante il senso, ma il modo in cui assorbiamo momenti e immagini. La trama, sezionata e rimontata imprevedibilmente, serve solo a fornire uno scenario in quale muovere le pedine che pizzicheranno al corda delle nostre anime, ci faranno commuovere, ci parleranno un po’ anche di noi.

I genitori che sogghignano e che ti spaventano fra tuoni e lampi mostrano il risultato di un’amore che finisce in tragedia e diventa odio.

Avete presente i classici momenti "Twin Peaks" che quando li vedi sullo schermo ti fanno cacare dalla paura e quando li racconti agli amici loro dicono: "Coosa?E che c’e’ di spaventoso di un nano in smoking in una stanza rossa?".
Beh, se sentite quel tremolio strano d’inquietitudine quando qualcuno vi racconta un sogno bizzarro avete capito cosa intendo.


Piccolo interrogativo: Io sarei capace di arrivare a un’odio cosi’ profondo da volere uccidere una persona?

Bella la scena lesbo…la Watts e’ DAVVERO brava.
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Non ti muovere


Regia dignitosa,recitazione notevole (pure la Gerini, dai).

Devo ancora capire cosa di preciso in quella storia mi fa versare fiumi di lacrime.

Preferivo il libro,perche’ potevo liberamente immaginarmi io il volto della figlia.

Anche Italia e’ resa dallo schermo "impietosamente" brutta.

La mia immaginazione era molto piu’ pietosa.

Impietoso e crudele e’ anche l’immagine dei capelli della ragazzina gettati sul pavimento, ancora imbrattati di sangue. Quella era come me l’ero immaginata,ma era crudele lo stesso.
Considerazione finale:siamo qui, vivi, senza ricordarci il sacrificio dei fantasmi della nostra crudele voglia di amare.
Come bambini, affondiamo le unghie in tutto cio’ che e’ tenero (questa non c’entra tantissimo ma mi piaceva come conclusione…comunque non  e’ mia,non ricordo chi l’ha detta…magari Jules Renard?).

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Monster
L’angelica Charlize Theron  si copre di sporco e scende nel letame , negandoci  il suo sorriso  dorato trasfigurandolo nel make up, in  questa storia  dove  la vita ha lo stesso colore di  un’autostrada buia e poco illuminata.

Aileen e’ una puttana,con alle spalle una storia talmente tragica e inumana che le sue risate ubriache tentano di coprire. L’incontro con Selby (una Christina ricci dagli occhioni intensi da bambina) e la strana relazione mista ad un’amore quasi "protettivo","materno" che ne deriva diventano per Aileen una vera e propria ancora di salvezza. Una pistola tenuta troppo a lungo in borsetta  per alimentare propositi suicidi salvera’ Aileen dal tentativo di omicidio perpetrato da un cliente squilibrato, e la condurra’ lungo una scia insanguinata di omicidi a scopo di rapina,eseguiti come una cieca vendetta verso quel mondo di "clienti" gretti e brutali  da cui cerca di scappare costruendo per la sua giovane e irresponsabile amante Selby un mondo di lusso e comodita’ tenuto su coi soldi rubati alle vittime.

L’esordio della giovane regista Patty Jenkins,che per  la documentazione  necessaria a questo film, tratto da una vicenda reale, si e’ incontrata con la VERA Aileen Wuornos, giustiziata il 9 Ottobre 2002 in Florida, e’ cinico e disturbante nella sua impietosa messa in scena dell’orrore del mondo reale, in cui vi sono veramente pochi sprazzi di luce.

In uno dei monologhi finali di Aileen crollano impietosamente tutti i luoghi comuni e i discorsi di circostanza che spesso usiamo nei confronti della sofferenza vera e dell’incapacita’ di stare al mondo. Domina sovrana una rabbia senza soluzione…in cui  la regista si rifiuta di dare  una risposta "illuminante".

Un plauso alla bravura della Theron come attrice, protetta da una maschera che le consente di mostrare quanto è brava, oltre che bella.

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The incredibles
Se magari il vostro nipotino o qualcun’altro vi chiede di andare con lui a guardarvi "The Incredibles", non fate gli orsi e accompagnatelo.

Non e’ la solita scemenza natalizia piena di buoni sentimenti…per intenderci, non siamo dalle parti de "La Ricerca di Nemo".

Qui la Pixar ha davvero superato se’ stessa. Il film e’ divertente e godibile anche per i piu’ grandicelli (avete idea di quanta gente MUORE in quel film?) e se siete dei nerd le citazioni varie vi faranno impazzire.

In pratica sono i Fantastici Quattro mixati con un pizzico di  Watchmen.

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Paz

Al calduccio sotto le coperte, ho finito l’ennesimo barattolo di Nutella e mi sono visto Paz!

Niente male, davvero niente male come risultato.

De Maria intreccia sapientemente le storie di tre dei personaggi del disegnatore "simbolo" dei fermenti culturali del ’77,mirradiati dalla Bologna degli studenti, delle radio libere e di una voglia di ribellione bruciante e discontinua.

Temi che facevano da sfondo alle storie di Pazienza, allucinate, iperautobiografiche, specie nei suoi eccessi da DAMSiano, infarcite di crudezza,ironia, ma anche con una insopprimibile voglia di comunicare ed essere amati (il "linguaggio fumettistico" di questo autore e’ fra i piu’ brillanti e geniali nati spontaneamente in Italia).

Ritroviamo con rara perizia tutto cio’ anche nel film, dove soprattutto la citta’ delle Due Torri rappresentata da DeMaria e’ decisamente credibile nell’ironica rivisitazione dei suoi stereotipi.

.I tre attori poi sono straordinariamente coinvolgenti e le battute non sanno di ridicolo come spesso succede in molte trasposizioni dal vero di film o fumetti…anzi,acquistano un nuovo tipo di calore grazie alle immagini.

Iaia forte calca moltissimo il personaggio della preside, in modo molto "fumettistico", e le materializzazioni prevedibili degli immancabili"guru" come Ferretti e Roberto"Freak" Antoni  riescono a essere meno invadenti del solito. 

L’attore che interpreta Fiabeschi è il mio nuovo mito di questa settimana
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L’esorciccio
Dico solo che la scena in cui Lino Banfi percorre una stradina di campagna, legge un cartello stradale con su scritto "caduta pazzi" e  gli casca sulla macchina Jimmy il Fenomeno che inizia a fare le boccacce e’ da mettere negli annali del cinema, assieme a quella in cui il figlio di Banfi, indemoniato, esce da un garage con un’espressione da deficiente imitando Bruce Lee (con le inquadrature di una delle attrici presenti alla scena che PALESEMENTE sta per scoppiare a ridere e cerca di trattenersi).

Una commedia stupida, approssimativa, girata con due soldi e piena di cattivo gusto, che miracolosamente riesce a fondere questi lati negativi in una miscela strampalata e godibile, apprezzabile soprattutto per certe trovate metanarrative (Ciccio Ingrassia cita e prende in giro sé stesso).

La mancanza di Franco Franchi ovviamente si sente, e tanto.

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Peter Pan
Il "Peter Pan" del 2003 diretto da PJ Hogan e’ passato un po’ in sordina, sebbene fosse un adattamento molto fedele al classico di Barrie.

Gli attori sono tutti molto bravi,specie i piu’ piccoli e l’attrice che interpreta Wendy, e c’e’ un buon ritmo .L’ennesima riproposta di un classico per l’infanzia in chiave moderna, in cui pero’ gli effetti speciali computerizzati  riescono a dare un bell’ effetto cartone animato.

E’ anche presente una certa vena "nera"  che strizza l’occhio a spettatori piu’ adulti.

A differenza dell’"Hook" di Spielberg, molto piu’ "psicoanalitico" nell’affrontare il mondo dell’Isola che non c’e’ (interpretazione che,  grazie al talento di Robin Williams e Dustin Hoffman, mi piacque parecchio) qui si sceglie di mantenere un tono piu’ giocoso, ma essendo la narrazione imperniata su Wendy vengono comunque rappresentati i turbamenti e i batticuore di una bimba.

Una bimba che pero’ sta lentamente crescendo e che non nasconde l’attrazione per Peter e per un Uncino interpretato dallo stesso attore che recita la parte del padre di Wendy.

Se durante queste serate invernali in famiglia proprio non avete di meglio da fare, ecco un filmetto divertente e sicuramente migliore di qualche produzione home video Disneyana.
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Dog Soldiers

Classico b-movie horror a basso costo per serate disimpegnate, "Dog Soldiers"  ha tutti gli ingredienti della pellicola "thrashona", con attori impegnati a fare battutacce.scene al limite del parodistico e tanto,tanto sangue.

Ennesima variazione sul tema "Alien" stavolta basato sulla lotta di un gruppo di soldati mandati in un campo di addestramento nei boschi che si trovano invece a dover fronteggiare un gruppo di agguerriti licantropi. Nonostante il regista sia deciso a non prendersi troppo sul serio (non perdete lo stupendo finale) e la confezione modesta degli effetti speciali, il film e’ comunque supportato da un buon ritmo, e la lotta con i lupi mannari riserva diversi momenti coinvolgenti, ben mescolati a situazioni esilaranti.

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Cuori sacri

Freddo dentro le ossa. Non ci si copre mai abbastanza, o forse non si ha nessuna intenzione di farlo,assecondando vaghe tendenze sadomaso. Una festa di compleanno. Un paio di cene allegre. Un paio di sogni sfocati. Si cammina nella citta ‘, ma senza convinzione. Si abbordano ragazze  straniere fresche di Erasmus, ma senza convinzione .Si ascoltano interminabili aneddoti sulla Colombia e sulla Grecia, felici di scoprire che  ad Atene, quando qualcuno ti tampona, la frase piu’ bella che puoi dire e’ "Mi scopo le corna della tua donna". In un istante,capisco che in fondo avrei voluto essere sul divano con la Colombiana…ma non riesco a pentirmi abbastanza in fretta, poiche’ la greca  viene strappata dal divano dove stava alla mia completa merce’  da una non meglio identificata amica anoressica sicula (la  dea serpentifome della Sicilia vuole vendicarsi di me per averla abbandonata in favore del freddo nord mandandomi le sue diavolesse malnutrite).

Anni ruggenti…

Si trova anche il tempo di angosciare i genitori al telefono con le proprie paranoie depressive e poi andare alle cene con amici facendo la faccia allegra.
Si osserva il silenzio, l’unico silenzio di cui importa, e si capisce che durera’ per sempre. Allora si cerca di riempirlo con un po’ di musica, accorgendosi di essere divenuti irrimediabilmente stonati.

Si incontrano amici nerd, si discute e si viene interrotti da passanti che capiscono benissimo che siete entrambi nerd,e infatti vi chiedono la strada per il negozio di fumetti. Peggio dei poliziotti in borghese.

.Deludente il "Cuore Sacro" di Ozpetek…attori bravi ma freddi,confezione pregevole ma  la trama non riesce a reggere il rischio di cadere nel sentimentalismo sfrenato. Dopo una buona partenza,si liquida un importante tema come  la riscoperta del sentimento altruistico nell’occidente consumista  sfociando in grotteschi richiami a San Francesco. Peccato. L’occhio del regista sulla "Roma degli emarginati" e’ convincente all’inizio, ma diventa sempre piu’ patinata e "da fiction" mano mano che la storia procede.
Dicono che la Bobulova sia bravissima…a me e’ sembrata soprattutto bella, ma troppo gelida.
Ecco perche’ la sua conversione finale mi ha un po’ fatto l’effetto del ghiacciolo. La scena di lei che si toglie gli abiti firmati tra la folla e’ carina, non perche’ io sia un porco, ma perche’ la trovo piena di forza.
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Constantine


(Keanu,rassegnati, non ce la farai mai a sporcarti.  Sembri uno di quei padri direttori di banca con la camicia appena stirata e la barba stile finto trasandato.  L’unica cosa che puoi fare e’ portare i figli al mc Burger nei fine settimana, non certo combattere i demoni)

" Costantine" non c’entra una mazza con "Hellblazer, o perlomeno da’ un’immagine cinematograficamente molto  sbiadita del cinico, sporco,menzonero e  inglesissimo detective dell’incubo, scritto da gente del calibro di Delano, Moore, Gaiman,  titolare di una gloriosa testata Vertigo e coprotagonista di piccoli gioielini del fumetto come"The books of Magic"…precisazione iniziale doverosa, ma se vogliamo superflua. Se non conoscete "Hellblazer", non sara’ certo questo film a farvi venire voglia di rimediare, ma sara’ peggio per voi…in ogni caso  la domanda davvero importante e’: "Costantine" e’ un film decente?

Un regista videoclipparo, qualche citazione qua e la’ da film come "L’esorcista" (ma sono citazioni o roba messa li’ per riempire il vuoto di idee?) e piu’ o meno la stessa roba ricucinata che si ritrova in altre produzioni simili, qualche bella scena d’azione ed effetti speciali in computer grafica soprattutto nella parte finale. Film del genere ormai se ne trovano a un soldo la dozzina,sono quasi tutti uguali, e sacrificano il divertimento puro (l’ingrediente base che in una produzione senza pretese filosofiche,che potrebbe far anche sorvolare sulle pecche di sceneggiatura,non DEVE mancare ) in nome della "confezione" .
Come da previsioni, Keanu Reeves e’ DAVVERO antipatico e insopportabile(chi conosce il  divetentissimo Constantine a fumetti non  sopportera’  la sua interpretazione da patata lessa ripulita) ma per fortuna ad affiancarlo c’e’ una sciacquetta che diventa sempre piu’ carina man mano che il film prosegue (misteri dei truccatori) tale Rachel Weisz (in questo periodo ho un debole per le tipe che sembrano fresche fresche di parrucchiere,ma e’ una fase transitoria e passera’).
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Super-size me

Signori e signore,ecco a voi il film horror piu’ pauroso di questi ultimi anni…ed e’ tutto vero!

"Qual’e’ la linea di confine che divide un eroe da un folle?" ha commentato il mio compagno di stanza… beh, naturalmente non esiste ALCUNA linea di confine.
Per quanto in un mondo ideale tematiche del genere dovrebbero essere considerate ovvie il modo sicuramente "estremo" di affrontarle ha portato alla luce varie considerazioni, prima fra tutti il potere dei Media di condizionare la percezione della gente su cosa sia "cibo sano" e cosa no(beh, nel caso del Mac Donald dovrebbe bastare la puzza che viene su dai fast food) e la leggerezza con cui le coscienze trattano i problemi di salute derivanti dall’obesita’, mentre ad esempio le crociate contro il fumo sono portate avanti con  un accanimento maggiore…
Viene anche messa in luce la speculazione dei grossi gruppi industriali che inondano letteralmente di porcherie le mense scolastiche spacciandole per cose sane, e la pubblicita’ martellante delle catene di cibo da asporto che spesso ha come prima conseguenza la trasformazione dei bimbi in tenera eta’ in potenziali obesi, attirati dai giochini e le strutture colorate. E a proposito di bimbi,nel film c’e’ forse una delle scene piu’  tragicomiche di questi ultimi anni,quella in cui mostrano varie immagini a dei bimbi per mostrare quanto sia popolare nell’immaginario infantile il clown Ronald mcDonald a dispetto di altre icone. Ebbene,uno dei bimbi scambia un disegno di Gesu’ Cristo per George W.Bush. Cazzo,quella scena non PUO’ essere vera,ditemi che era preparata, vi prego.

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Il nasone di Adrian Brody si immerge nel thriller

"The Jacket" e’  un  thriller  visionario  giocato su un tema parecchio intrigante, ovvero i cambi di percezione della realta’ del protagonista.

Brody e’ un marine ferito da un colpo di arma da fuoco sparato durante la Guerra del Golfo da un terrorizzato  e pieno d’odio "soldato bambino"(il tutto descritto proprio nei  pochi minuti iniziali in cui si svolge il film,e che rappresentano forse una delle parti migliori). La ferita gli causera’ forti amnesie, ed in seguito sara’ un elemento determinante a farlo rinchiudere in un manicomio: Brody infatti viene coinvolto e accusato ingiustamente di un delitto che non ha commesso. Sottoposto a violente cure a base di psicofarmaci e reclusioni claustrofobiche in una sorta di camera mortuaria, Brody comincera’ a trasferirsi  fisicamente e mentalmente a mo’ di "fantasma solido"di volta in volta, grazie alla permanenza dentro quest’ultima, nel passato o in un futuro alternativo, tentando di rimettere a posto la sua vita, aiutato dalla sensuale  Keira Knightley, adorabile quando si strofina le labbra ai bicchieri.
L’idea non e’ male, ma viene gestita con pochi guizzi degni di nota, dato che il regista preferisce concentrarsi sul dramma umano dei personaggi (e il nasuto Brody riesce alla perfezione nel compito di incarnare l’uomo sofferente  e pallido per eccellenza) che sul ritmo da dare agli eventi.
Ne risulta un lavoro gradevole, ma non imperdibile. Speravo mi lasciasse passare la notte in preda agli incubi invece niente…persino le divagazioni sentimentali sanno un po’ di gia’ visto, specie dopo aver visto "Il sesto senso" o "Eternal Sunshine in a Spotless Mind".

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Gli ultimi giorni del Terzo Reic

La Caduta del Re dei Demoni,o semplicemente di un uomo come tanti?
Cosa fa piu’ paura, scoprire la mediocrita’  dietro la maschera del terrore oppure accentuarne i tratti diabolici?
Di sicuro nella fragilita’ umana e’ nascosto il terrore piu’ grande.
Bruno Gantz e’ stato un Hitler convincente,funzionale all’idea del "vile ometto" che molti si erano immaginati leggendo la storia. La sua interpretazione e’ forse la cosa migliore del film,sospesa com’e’ tra isterismo, nevrosi e momenti di tenerezza nei confronti delle persone piu’ care, soprattutto verso  la Braun e la segretaria a cui e’ affidato il punto di vista di narratrice-osservatrice passiva, quest’ultima basata sulla vera ex segretaria del Fuhrer, il cui libro di memorie e’ stata una delle fonti di documentazione usate per costruire la trama.
C’e’ un certo fascino "claustrofobico" nella rappresentazione degli orrori del bunker, la sequenza di suicidi, l’impotenza di chi vede crollare i propri sogni sotto la guida di un uomo malato, la scena del suicidio in massa della  famiglia Goebbels, bimbi compresi, che tanto fara’ discutere gli spettatori per la sua cinica freddezza. I personaggi narranti sono pero’ abbozzati male, ci viene mostrata l’accanita fascinazione per il "mito" del Fuhrer da parte dei suoi devoti senza fornircene una chiave interpretativa. Hitler gia’ a inizio film e’ l’ombra di se’ stesso, e ci sembra quasi di essere arrivati in ritardo ed esserci gustati solo l’ultima parte di quello che alla fine risulta essere solo un eccellente "tv movie".
Il risultato finale? Gli ultimi giorni del Terzo Reich come ce li saremmo immaginati anche noi. Peccato che quando si va al cinema ci si affida all’occhio del regista proprio per avere quel "qualcosa in piu’" che solo i veri artisti sanno dare.
Un’interpretazione della storia che sa molto di "compito in classe" svolto per bene.
Mentre guardavo il film mi e’ venuto da riflettere sul  senso di tragedia che pervade molta della letteratura e dell’immaginario nordico. Difficile non pensare al finale  sanguinoso della "Saga del Nibelunghi" mentre il regista ci scorta per i corridoi del bunker di Berlino.
…quando mi ritrovero’ assediato anch’io, cerchero’ di scappare oppure restero’, mordendo la mia capsula di veleno? Il fatto e’ che non sono mai stato disposto a morire per le mie sconfitte. Ora pero’ vorrei capire se sono ancora capace di ricostruire dal nulla i sogni o se sto contando le macerie.
Eva Braun sorride svanita, non capisce il mio sguardo sconfitto e si versa da bere volteggiando verso un’altro ballo.

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La vendetta dei Sith

Indubbiamente il miglior film della nuova trilogia, ma d’altronde, vista la "materia" trattata, non poteva essere altrimenti. Da secoli i fan attendevano la spiegazione circa la "conversione" di Anakin al lato oscuro e alla conseguente metamorfosi in Darth Vader, e devo dire che la versione qui fornita riesce ad essere discretamente drammatica. Un po’ tirata per i capelli la psicologia di Anakin: va bene il trauma per la morte della madre, va bene l’amore per la moglie, ma basta a giustificare tutte le azioni turpi che Anakin compira’ per tutto il film? La metamorfosi repentina da ragazzo confuso ad arcidiavolo, il modo in  cui il capo dei Sith lo corrompe, perfino la fuga di Yoda(che qui fa una magnifica figura,vedere per credere) presenta secondo me alcune semplificazioni di fondo. Troppo esigente secondo voi? Mah, forse, anche se non credo che Lucas e soci abbiano davvero preso in considerazione l’idea di spremersi un po’ di piu’ le meningi per la trama, in fondo i soldi entravano comunque, no? Per il resto l’impianto scenico e’ strabiliante, ma d’altronde Star Wars e’ anche questo,effetti speciali in computergrafica sfavillanti e movimenti funambolici della telecamera. Io non sono mai stato un grande fan della saga, forse molti fan "storici" troveranno anche in questo film il difetto principale dei precedenti: poca attenzione all’intreccio e alla psicologia dei personaggi. Altro difetto, trascinatosi pero’ dal secondo film, e’ a mio avviso la presenza di un’attore assolutamente inadatto al ruolo di protagonista. Tirando le somme, mi sono davvero divertito un po’ di più rispetto alle due precedenti puntate. Momento storico:l’"investitura" di Anakin dell’armatura di Vader.

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Kung fu hustle,gioie e dolori della distribuzione italiana

(nella foto,Yuen Qiou mentre esegue la tecnica del ruggito del Leone,in pratica sta convogliando il Qi  per emetterlo  dalla bocca sottoforma di energia sonica, mica cazzi).

Togli la cera, metti la cera, diceva il mio bidello di origini asiatiche. Non gli diedi mai ascolto e di conseguenza adesso sono poco tonico e assolutamente inoffensivo. Ho smesso da un pezzo di pagare i bulletti prepotenti, gli ho direttamente regalato un conto corrente in banca.
Per anni i maestri orientali delle piu’ disparate scuole di lotta ci hanno insegnato a mantenere l’equilibrio tra la nostra anima e l’energia dell’universo che scorre in noi. Il risultato? Orde di fan brufolosi di "guerre stellari" vestiti come Jedi.
A Stephen Chow questa tradizione di  spiritualita’ e armonia non sembra importare molto. Lui realizza commedie, tra Estremo oriente e Hollywood.

Tolte le mazzate, sembra la perfetta coreografia di un musical ben dissimulato tra urla e lotte all’ultimo sangue. E si vede lo sguardo di chi, oltre ad esercitarsi in mille acrobazie mortali, ha amato i classici del cinema, citati in più di una sequenza.

Comunque sia le commedie, quelle davvero ben riuscite, si basano sulla rottura premeditata di ogni equilibrio. Stephen Chow mescola gag, facce stralunate, citazioni cinematografiche al classico canovaccio da film di lotta made in hong Kong e crea film che sono l’apoteosi del demenziale,la realizzazione di tutto cio’ che avremmo sempre sognato di vedere in un film di Bud Spencer e Terence Hill. Botte da Orbi oltre la stratosfera, con un tocco di cartoon alla Warner Bros.
I maestri di Kung Fu  sono capaci (grazie al mix di nuove tecnologie alla matrix e sapienti coreografie vecchio stile) di creare uragani, lanciare pugni infuocati, roteare come cicloni. E non lo fanno per salvare i bisognosi(almeno non solo), ma per darsele di santa ragione e vedere chi e’ il piu’ forte, in puro stie Dragon Ball (solo che,per carita’, qui almeno c’e’ del ritmo).
I veri maestri gonfiano i polmoni e creano tifoni. Si scagliano a vicenda contro mura durissime senza farsi graffi. Si rincorrono come Wile e.Coyote e Beep Beep a ultravelocita’. Si elevano al culmine della loro spiritualita’ fino a raggiungere la visione celestiale di Buddha…

…per poi ricadere dal cielo come meteore infuocate sul nemico di turno! Yeah!

La storia, che fa da puro sfondo a questo divertente delirio, inizia in modo classico, con  la  minaccia di un gruppo di gangster (simili agli "88 Folli" di "Kill Bill") su un piccolissimo villaggio…e si evolve, come e’ giusto che sia, in un’apocalisse.

Purtroppo c’e’ un problema.

Secondo i produttori occidentali, le risate che Chow e’ in grado di raccogliere con i suoi film  non sembrano considerate sufficienti.
E cosi’, in fase di adattamento,via libera ai doppiatori-comici-attori pronti a prodigarsi in vocine stridule e stereotipi regionali, interpretando più ruoli, manco fosse un cartoon di serie z.
Il precedente film di Chow, "Shaolin Soccer" e’  stato stuprato dai giocatori di calcio improvvisati doppiatori, stavolta invece sono stati chiamati la sorella piu’ piccola dei fratelli Guzzanti e il tizio che interpretava il mitico Padre Federico (detto anche Padre Cloaca) nel capolavoro televisivo "Il caso Scafroglia".
Mi stavano simpatici questi due,davvero.  Ma durante la proiezione sono riusciti a farsi ODIARE per la gigioneria  usata  nell’interpretare i personaggi del film.
Si puo’  chiamare in un solo  modo  tutto cio’ :razzismo  nei confronti di generi cinematografici e prodotti stranieri volutamente considerati degni di poco conto, senza rispettarne l’integrita’ e proprorli in una veste decente e consona alla visione del regista.
Una sola parola: VERGOGNA per il ridicolo adattamento italiano. Non commettete il mio stesso errore, guardatevi "Kung Fu Hustle"IN ORIGINALE,  NON ANDATE A VEDERE quest’orrida storpiatura chiamata "Kung Fusion".

***
Last days

Una mia amica mi ha confessato che guardandolo si era fatta due palle cosi’. Il che di questi tempi, col caldo che fa, per una donna non e’ salutare, dovendo solitamente portare in giro anche quella zavorra doppia delle tette.
Il film e’ in effetti un po’ lento, perche’ e’ la sua stessa struttura a esigerlo. La camera si muove seguendo i respiri sforzati del protagonista, le sue passeggiate solitarie, i suoi svenimenti.
Perche’ fare un film del genere, si chiedera’ qualcuno?  Un film dove non esiste una storia, da raccontare, ma solo la messa in scena di cio’ che tutti sanno ?
Credo di capire Van Sant. Il suo bisogno di raccontare momenti. Il suo bisogno di visualizzare il dolore di una vita bruciata troppo in fretta che tanto ha lasciato nei cuori della gente.
Non so se consigliarlo a chiunque, tuttavia…

Sara’ che ancora oggi conservo la  t-shirt logora di "In Utero" nel mio cassetto delle cose preziose.
Sara’ che si cresce, i miti dell’adolescenza non servono piu’, ma i ricordi che li accompagnano appartengono al tuo DNA. Ma  questo film mi ha commosso parecchio. Scandisce lentamente gli ultimi giorni di vita di un uomo distrutto, incapace di dialogare con qualcuno, che va in giro a farfugliare e nascondersi persino a quei quattro amici che nel frattempo gozzovigliano beati in casa sua fregandogli gli spiccioli.
Questo e’ tutto.
Nulla di divertente.
Nulla di piacevole.
Solo gli ultimi, merdosi giorni di un condannato a morte,nella loro lucida concretezza. Potrebbe benissimo assomigliare alla vita di Kurt Cobain. Ma potrebbe anche  essere uguale a quella di tanti amici,conoscenti,che oggi non ci sono piu’.

La scena di Blake, solo in salotto, che strimpella la chitarra a capo chino intonando un blues con voce roca e’ da Oscar. Solamente chi ha il cuore di pietra resterebbe impassibile.
Questo e’ un film di lacrime silenziose, che scorrono lente.

Non credo che sia "solo" un film riuscito per gli appassionati di Cobain…ma dedicato anche a chi, il rumore di quelle lacrime che cadono per terra lo conosce bene.

Bravissimo Micheal Pitt, che regge tutto sulle sue spalle. Gli altri attori,  Asia Argento compresa, sono presenze insignificanti. Ma forse dovevano necessariamente esserlo.

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Quo vadis baby, se non hai il burro?

Un Salvatores  perfettamente a suo agio con un clima "nero", visto comunque in chiave molto personale.
Una Bologna immersa nella pioggia e nella brina, resa bene in digitale. La Bologna uggiosa e invernale che conosco bene e di cui non posso che plaudere la perfetta resa su schermo.
Un bel personaggio, dalla femminilita’ triste ma intensa, Giorgia, alle prese col tormentato ricordo della sorella suicida e sui misteri a esso legati.
Tutti ingredienti che ci fanno passare oltre la debolezza strutturale della "parte thriller" del film, e la  mancanza di colpi di scena degni di nota.

Un film che e’ soprattutto una somma di atmosfere.
Buio, claustrofobia, e intensi momenti di ricerca di calore umano.

La citta’ che rende freddi, la citta’ che ti spinge a cercare l’amore, nei ricordi del passato e negli sguardi del presente. La citta’ su cui aleggia lo spettro di complicate trappole di ruolo…mogli,amanti,figlie ripudiate, padri sconsolati, annaspano all’interno dei loro ambienti chiusi cercando di spezzare la catena del dolore e dei bisogni frustrati.
Alla fine qualcuno (forse) ci riesce, sacrificando la ricerca di verita’  in nome dell’istinto a continuare la vita e fregarsene.

Una confezione impeccabile, tematiche psicologiche forse non originali, ma trattate con intensa partecipazione(soprattutto a livello recitativo, bravissima la Baraldi a reggere la quasi totalita’ del film sulle sue spalle e complimenti anche a Gigio Alberti e Bebo Storti, che si sono cimentati con impegno in ruoli non propriamente nelle loro corde) e con quel velo di sfumatura in piu’ che ci lascia a fine film preda di mille riflessioni personali.

Ma per fortuna almeno stasera  non piove.
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Old boy

"Old Boy" e’ una storia basata sulle  passioni autodistruttive e la  vendetta, compiaciuta del suo stesso sadismo.
La trama  deriva da un manga pubblicato in Italia da Coconino

E difatti le atmosfere debbono molto al montaggio frenetico dei fumetti d’azione.  Una verve visiva che ha stregato Tarantino a Cannes, e che inchioda letteralmente alla poltrona dall’inizio alla fine. Credetemi, potra’ sembrarvi la classica esagerazione da "linguaggio pubblicitario", ma raramente mi era capitato di veder passare due ore di pellicola  in modo cosi’ scorrevole. Farei un torto dicendovi troppo sulla trama, il cui incipit parte con  un uomo condannato alla prigionia dentro una stanza sigillata per quindici anni senza sapere il motivo della sua condanna, ne’ l’identita ‘ del suo carceriere. Il regista Park Chan-wook  cita Hitchcock e riminescenze letterarie occidentali(nella storia di prigionia e vendetta ci sta un po’ di tutto: Kafka, Dumas…) realizza il thriller che qualsiasi altro regista occidentale  invidierebbe, e di cui i produttori hanno gia’ in produzione l’inevitabile remake razzista yankee, visto  che nonostante la  bravura del protagonista il grande pubblico potrebbe essere turbato da tutti quegli occhi a mandorla. Il meccanismo e’ semplice, una catena di comportamenti "estremi" che via via  scatena  in una valanga  d’odio, vendetta, tragedia, dolore e umiliazioni tanto fisiche quanto psicologiche.
E alla fine arriva anche una sorta di "catarsi", che magari un vecchio gufo poco incline ai finali "positivi" come il sottoscritto troverebbe un po’ deludente (sono il tipo di spettatore che BRAMA i finali dove TUTTO si risolve per il peggio).
Si perche’ qui, nonostante si parli di vendetta, ci si interroga anche sui dubbi che scaturiscono da tale comportamento.E’ questo che rende poco scontate sia le  azioni dei  protagonisti  sia quelle dei nemici.

L’uomo che soffre, e che lancia un sorriso simile al ghigno di un animale, perche’ ""Se ridi, tutto il mondo riderà con te; se piangi, piangerai da solo"  mi costringe a cercare a mia volta l’uscita dalla mia personale prigione,  a combattere contro il carnefice dentro di me.
Questa riflessione rappresenta molto piu’ di quanto avrei mai potuto chiedere a un semplice thriller ben congegnato, e che in "Old Boy" rappresenta solo un tassello dell’intricata e certosina costruzione di rimandi, citazioni, e riflessioni psicologiche.

***
Sin City

Per tutta la durata della proiezione ho sentito di essere li’ a guardare un qualcosa di profondamente epocale a livello estetico.
Qualcosa capace di influenzare il futuro dei prossimi gusti e tendenze dell’arte visiva.
Cominciamo dal principio.
Miller per me E’  un fumettista geniale,solo un gradino piu’ sotto ad Alan Moore e Neil Gaiman. Leggetevi il Sin City fumetto, i suoi cicli di Daredevil (la Elektra saga e Born Again soprattutto), Dark Knights Return, e poi tornate qui, perche’ se avete visto il film e non conoscete Miller manca davvero qualcosa di importante nella vostra vita.
L’incontro di Miller con Rodriguez e’ fantastico. Tutte le atmosfere e le singole inquadrature amate nel fumetto  sono riportate alla lettera nel film, e questo, complice la struttura abbastanza cinematografica delle vignette milleriane, rende la trasposizione indolore.
Pennellate di colore che evidenziano  gli elementi piu’ importanti messi in scena dal racconto.

Non e’  un semplice tributo al fumetto riuscito bene. E’ qualcosa che va oltre. Qualcosa che incarna su pellicola i meccanismi stessi della narrazione fumettistica.
Il fumetto e il cinema hanno fatto l’amore. Anzi, hanno consumato la scopata piu’ trascinante del secolo.
E il risultato e’ Sin City.
Il pezzo girato da Tarantino vale i tre quarti del biglietto.

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Che contusioni,sara’ perche’ ti amo…

Alta Tensione.

Il cinema mi salvera’ dall’alcolismo.I ndeciso se buttare in birra  quattro spiccioli oppure guardarmi questo film di produzione francese,  ho optato per la seconda ipotesi.on e’ stato solo il mio fegato a ringraziarmi.
Alta Tensione non si discosta molto da decine e decine di slasher movie usciti negli anni 80′, stile Texas Chainsaw Massacre ( non parlo dell’orripilante remake,ma di quello classico). Se non amate il genere non vi dira’ nulla ma se come me siete appassionati di roba del genere direte:era  ora.

!Sono anni che i distributori non fanno piu’ passare roba del genere. "Perche’?perche’?" sussurrano le varie vittime del film prima del rantolo finale fatte fuori nei consueti modi originali, ed e’ una domanda a cui non credo il regista, concentrato in uno compiaciuto  delirio visivo leggermente citazionista, ma totalmente consacrato allo splatter crudele  e fine a se’ stesso,sia interessato a rispondere.
La trama parte dall’arrivo di due amiche del cuore dai genitori  di una delle due. Calata la notte, mentre l’amica ospite pensa bene di tastarsi un po’ le "parti basse" prima di dormire,  giunge dal nulla il solito maniaco omicida, interpretato da un attore dotato di un gran bel grugno bavoso, che penetra in casa e fa una strage. Il film si regge su due idee carine: la prima si basa sul fatto  che all’inizio  della strage la ragazza ospite riesce a non essere vista dal maniaco, conducendo una specie di " gioco a nascondino" col suo carnefice…la seconda, che e’ carina ma non troppo originale,non ve la svelo per non rivelare il finale(chissenefrega se e’ illogico e incoerente, e’ un gran bel finale).

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Batman Begins

Veramente un’annata ottima per il cinema, soprattutto per i fan dei fumetti che hanno visto portati sul grande schermo le loro pagine preferite, spesso con pregevoli risultati anche dal lato "artistico".

Ecco,il mio problema  rispetto  a Batman Begins e’ proprio questo.
Non amo Batman come personaggio a fumetti (anche se questo non vuol dire che non ne ho letto neanche una storia)
Ho visto Batman Begins e l’ho trovato uno dei piu’ imponenti blockbuster mai realizzati su un personaggio a fumetti.
Del resto, rispetto alla realizzazione non si puo’ dire quasi nulla. E’ fatto tutto troppo bene(le uniche note stonate,ma proprio a volere fare i pignoli possono essere viste nella scelta di quella gattamorta della Holmes e dello scempio fatto dai barbieri a Liam Nelson)
Punti  che mi sono piaciuti di piu’:
-Una trama in cui i riferimenti al fumetto sono parte integrante dello sviluppo della storia,e riescono anche a "prendere posizione" sul personaggio e sul concetto di punizione-vendetta che lo accompagna (non come Daredevil, in cui il regista ha totalmente banalizzato gli aspetti tra angelo e demone del Diavolo Rosso).
Una buona impostazione registica: i combattimenti caotici,nell’ottica del "realismo assoluto" scelto dal regista, ci stavano eccome.
Il problema e’ che a  me sinceramente di Batman come personaggio frega poco, cosi’ come poco frega veder riportate fedelmente su schermo le atmosfere della sua versione "moderna".
Del resto con un personaggio talmente sottoposto a riletture come Bruce,anche la fedelta’ ai fumetti per forza di cose e’ limitata…qual e’ il "vero" Batman? Quello di Miller? quello di Moore? Oppure quello degli anni Settanta? O quello di Burton? Alla fine vincera’ sempre "una" versione, senza per questo sminuire le altre.
E cosi’ il tutto mi e’ parso un po’ piu’ "freddo"  e fine a se’ stesso rispetto alla versione di Burton, la quale mi ha divertito molto di piu’ come "semplice spettatore".
Non solo…reputo le scelte visionarie dei due film di Burton molto piu’ valide a livello prettamente "artistico" rispetto a questo film.
Li’ c’era divertimento,colori, un Nicholson stupendo.
Qui c’e’ maestria, pathos perfettamente calibrato in maniera quasi matematica ma una storia di cui puoi prevedere ampiamente ogni punto chiave del suo sviluppo.
Insomma,non mi sono annoiato…ma non mi sono neppure esaltato come speravo.

E poi,sinceramente,voglio dire una cosa,visto che sono  in vena di confronti.
"Batman Dead End" di Sandy Collora(per tutti coloro che sono riusciti a vederlo), e’ un semplice cortometraggio di pochi minuti, ma e’ molto piu’ divertente.  Provare per credere.

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