"Tigre di carta io saro’ fuoco

se scaglierai quel dardo contro di me" .

Le parole di una canzone persa nella mente riaffiorano all’improvviso, come una sorta di epifania.

Tutto intorno a me un’oceano di facce senza particolare significato. Mi guardo intorno,piu’ per curiosita’apatica che per reale voglia di mescolarmi.

I nostri sguardi si incontrano,me sono io a salutarla. Me ne pento tre secondi dopo, e cerco disperatamente di essere meno sgarbato e distante di quanto la mia voce suggerisce,ma lei se ne accorge.

Tuttavia, resta.

Parliamo di questa estate pigra, dei turisti, dei cambiamenti nel paesaggio e nelle persone (davvero minime, dopotutto siamo nel paesino da cui tutti scappano, no?).

La mia pelle e’ ancora piu’ scura dopo il sole estivo…la preferirei pallida e cadaverica, invece di questo colore bronzeo che mi resta come eredita’ perenne di mio padre. Sto iniziando ad assomigliargli anche nei gesti piu’ sbadati, e questo mi confonde.
Non si puo’ passare meta’ della propria vita convinti di avere un "nemico" invincibile, e poi scoprire, quando se ne va per sempre, che ha lasciato in te qualcosa che non se ne andra’ mai. Specialmente quando non sai se fra i sentimenti contrastanti che provavi per il tuo nemico era piu’ forte l’odio o l’amore. Di solito pensare a queste cose mi fa inumidire gli occhi contro la mia volonta’, e io detesto dare un’impressione di vulnerabilita’.

Appoggiato al muro,mentre lei parla, non la sento piu’, e giro la testa.
Mi piace la mia fierezza nel piangere, il mio tenere la testa dritta e gli occhi cattivi, come un bimbo che stringe i denti per non far spaventare la mamma, perche’ il dottore gli ha detto di essere coraggioso mentre fa la puntura. Lei si accorge che qualcosa non va, e decide di regalarmi una carezza.

Materna, gentile. La assorbo con la voglia di abbandonarmi senza pensare.
"Andiamo piu’ in la’, dove le luci si fanno piu’ basse."

Dopotutto, perche’ no?

Baci gradevoli, e la breve corsa verso casa, per nutrirci delle ultime promesse che puo’ darci questa notte.
Si muove tradendo una certa timidezza, che non guasta. Si lascia andare molto bene,e ci intrecciamo.
I suoi capelli hanno un buon odore.
Le regalo un po’ del mio fuoco.
La copro col mio cappotto e me ne vado via da solo mentre lei resta a dormire, perche’ preferisco sentire il freddo della sera su di me.
Quando si svegliera’ forse sara’ triste, o forse preferira’ dimenticare.
Le ho lasciato un biglietto, con dentro un pezzo della mia anima, per ringraziarla.

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