Dreams of the Nursery

Sono davanti a un museo,  lo stesso museo in cui avevo progettato di andare con una ragazza che mi piaceva molto,con cui pero’ ho interrotto  ogni rapporto prima di poter dar seguito al progetto.

Questo museo è circondato da un ampio cortiletto, senza però un filo d’erba. Soltanto terriccio e sassi.

E’ una giornata un po’ grigia e uggiosa. Ho con me un piccolo fagotto con della roba da mangiare preparata a  casa, e voglio trovare un posto tranquillo per poter consumare il cibo.

Mi  guardo intorno e vedo una panchina ,ma  chissà perché preferisco entrare in un bar (nel sogno c’e anche un motivo  fondato per cui lo faccio,ma non me lo ricordo), all’interno del quale decido di mettere da parte il fagottino e di  ordinare un panino tra quelli in vendita, perché mi sembra più appetitoso.

Nella parte conclusiva di questo sogno, mi trovo insieme agli altri avventori del bar. Entra un ragazzino che comincia a dare fastidio a tutti.  Mi accorgo allora che i tratti del viso degli avventori iniziano a mutare, da perfetti estranei a figure amiche. Mi sembra di conoscerli da anni.

Ogni volta che il bimbo da’ fastidio a uno di loro, è costretto ad arretrare. Con pochissimi gesti, senza scomporsi, uno dopo l’altro fanno capire al bambino quanto sia inutile infastidirli, facendogli capire che deve andare a giocare da un’altra parte. Senbrano tutti adulti, e controllati.

Li invidio molto. Anch’io cerco di mantenere la presenza di spirito, ma  temo il momento in cui il bambino si avvicinerà a me.

Quando alla fine mi si avvicina, cerco di ignorarlo volgendo lo sguardo, ma la situazione degenera subito. Allungo le mani per cacciarlo via, ma lui mi attacca.

Oddio, inizio a pensare, che vergogna, ora alla mia eta’ dovro’  azzuffarmi con un bambinetto. Però sono grande, e quell’impertinente deve rispettarmi. Non posso lasciarmi trattare così.

.Ma lui si rivela piu’ forte di me, e riesce ad afferrarmi il collo, iniziando a stringere come  un forsennato (ricordo ancora la sensazione di soffocamento, che sembrava via via sempre piu’ realistica).

Nonostante la pressione sul collo aumenti, non mi do’ per vinto, e inizio a dare dei colpi sulle gambe del bimbo, cercando, nonostante il senso di soffocamento, di imprimere piu’ forza possibile ai miei attacchi.

Inizio però a sentirmi sempre più debole.

Tuttavia il fatto che io continui a reagire fa allentare al bimbo la stretta sul mio collo, forse si spaventa, forse sono riuscito a colpirlo in un punto delicato, non si capisce bene.

Fatto sta che a questo punto mi sveglio, con un fortissimo senso di inquietitudine, specialmente rivolta al mio futuro, perché avrei voluto gestire meglio quella situazione.

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