Una favola che non raccontero’ mai ai miei nipotini…

L’Eroe e L’Errante.

All’Inizio di  tutte le Storie abitava un Eroe.

Egli trascorreva le  giornate scorazzando lungo sentieri verde smeraldo, in mezzo  a vasti giardini di miele e spezie, giocando assieme alla sua Ombra indossando elmi di carta o rincorrendo le Frasi svolazzanti. Quando entrambi erano troppo stanchi, si distendevano a riposare fra le fronde del Tempo, ascoltando le mille storie che il Ruscello  portava loro in regalo.

L’Eroe era felice, perche’ non conosceva il nome delle cose, e se ne avesse persa qualcuna, non l’avrebbe di sicuro  cercata, poiche’ mai avrebbe saputo di possederla.

Un brutto giorno pero’ la sua Ombra  parti’ di buon mattino e se ne ando’ da sola a giocare nel Paese delle Lanterne.
L’Eroe, che stava ancora dormendo, si accorse della sua mancanza nel momento stesso in cui usci’ di casa, poiche’  d’improvviso inizio’ a sentire un  gran freddo, nonostante la grossa coperta d’Orco in cui era avvolto.
Continuo’ a sentire freddo per tutto il giorno, e invano tento di coprirsi con sciarpe di lana fatate o larghe foglie.
Venne la sera, e l’Ombra finalmente torno’. Come di consueto   corse all’Inizio di Tutte le Storie per abbracciare il suo amico, ma non appena entro’ nella casupola dell’Eroe lo trovo’ rannicchiato e tremolante sotto le coperte, con gli occhi aperti, come un brutto gufo.
Dopo aver osservato in silenzio per un po’ l’Ombra, egli parlo’, ma la sua voce aveva un suono  diverso dal solito, stridulo e fastidioso:
"Te ne sei andata a giocare da sola, senza dire niente a me!"
"Ma perche’ dici questo? Ho solo percorso qualche miglio,giocando con le fate. Ti ho persino portato dei Fiori di Stella, per mangiarli assieme" replico’ turbata l’Ombra.
" Non posso piu’ mangiarli. Solo osservare il loro luccichio mi da’ la nausea! Vattene via,portali con te!"

"Rifiuti i miei doni, e mi accogli come un’estranea.
Lungo la strada del ritorno, mandavo avanti gli usignoli, perche’ potessero cantarti le canzoni che componevo per te lungo il cammino. Mi son specchiata nella Luna, ma non ho visto nulla, nonostante col mio sguardo non facessi che cercarti, nel cielo. Non mi sono allontanata da te. Anzi, per quanta strada facessi, il solo pensarti mi riscaldava.
Ma ora mi accorgo che stai iniziando a separarti da me, in modo forse irrimediabile.
Me ne andro’  quindi a Est, tra le Nebbie, e non mi vedrai piu’ ".
Dopo aver pronunziato con calma queste parole, l’Ombra si spense.
Come una candela.

L’enorme coperta d’Orco si tramuto in buio, che ricoprì completamente la stanza in cui si trovava l’Eroe.
Nel silenzio, si udiva solo il suono delle sue lacrime che sgorgavano dalle  guance.
"Ombra…" sussurro’ come un debole richiamo.
Ma quando quel richiamo per l’ennesima volta si volse al nulla,egli conobbe per la prima volta un nome.
Quel nome era  dolore.
Per la prima volta l’Eroe conobbe il senso spietato della perdita.

Fu cosi’ che l’Eroe divenne l’Errante. Si uni’ai pellegrinaggi senza fine delle creature che,  come lui, avevano perso qualcosa e che vagavano da cosi’ tanto tempo da non sapere piu’ cosa stessero cercando.
Nella felicita’ senza fine che stava all’Inizio di tutte le storie, ricordava l’Errante, non si era mai avuto bisogno di quella cosa chiamata ”Tempo”.
C’era solo la vaga sensazione di un’eterno bellissimo attimo, quasi come se un potente mago lo avesse catturato e incollato al cielo per sempre.
Invece quando si e’ soli l’Eternita’ si muta in dannazione, e l’Errante capi’ subito come alleviare un po’ della sua pena scandendo l’eterno in tante piccole unita’, illudendosi di camminare verso qualcosa, invece di girare intorno al nulla.

E cosi’ i minuti divennero ore, le ore giorni, i giorni mesi,e trascorsero come il fluire di un fiume i secoli. Ogni secondo scandito portava con se’ rughe profonde come ferite, la pelle raggrinzita e una barba sempre piu’ folta e grigia,che copri’ i lineamenti, un tempo cosi’ chiari e puliti da distinguersi appena nella luce del mattino.
Al posto del principesco vestito di rubini e ornato dalle mille rose raccolte nelle allegre gite al Ruscello, vi erano ora abiti logori e sudici, che raccontavano storie di lunghi, scomodi e solitari viaggi.
L’Inizio di tutte le storie inizio’ a diramarsi in migliaia di racconti, che si unirono e intrecciarono in una grande rete.
L’Errante inizio’ a percorrere questa grande ragnatela di strade e sentieri.
Nel suo cammino visito’ paesi abitati da gnomi vecchi di secoli, incontro’ re potenti e superbi, conquisto’ principesse e uccise giganteschi e terrificanti draghi.
Ma ogni volta che la sua spada calava pesante su orribili e malvagie creature, esse gli donavano un ultimo sguardo.
Ogni volta egli esitava, poiche’  rivedeva con paura se’ stesso, nel riflesso di quell’ultimo bagliore.
Non incontro’ mai piu’ la sua Ombra, perche’ il Tempo aveva lasciato solo il fugace fantasma di una felicita’ lontana.

Ma questo non gli interessava. Lui era l’Errante, e per l’ Errante c’era solo la Strada.

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5 thoughts on “Una favola che non raccontero’ mai ai miei nipotini…

  1. simichan

    Sandman è una mancanza che cercherò di recuperare al più presto: in tanti mi avete detto che è stupendo.
    In compenso ho letto alcuni libri di Gaiman, e li ho trovati tutti bellissimi…

  2. FiocoTram

    E’ un “racconto nel cassetto” di tre anni fa che mi ero dimenticato di postare.Sono contento che ti piaccia quanto piace a me(visto che ho un’affetto morboso per le primissime cose che ho scritto,non tanto per il contenuto,ma perche’ mi ricordo i singoli momenti in cui per la prima volta ho sentito le parole fluire via dalla mia mente al foglio con naturalezza)

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