Dedicato ai lettori che continuano a leggere anche dopo che il libro e’ stato chiuso

Parole
Si sistemano lungo la frase scegliendo il loro posticino preferito.
Sono appena nate,e cercano l’abbraccio delle anime che le leggono,confondendosi lungo il mare elettrico.
Io non ho assistito al parto,anzi,sono scappato prima,come farebbe un padre degenere.
Le lascio a chiunque sappia prendersi cura di qualcosa.
E’ sempre meglio che dire "grazie",non credete? E’ una specie di do ut des.
Questo palcoscenico e’ buffo.A volte troppo  illuminato.
Altre volte e’ inzuppato nel buio.
Troppo spesso il costume di scena non ti piace, e sei costretto a personalizzarlo.
Quello che piace a te  non piace al truccatore,e magari puo’ non piacere al pubblico.
Difficile accontentare tutti,spesso l’unica via e’ soprassedere con un sorriso, lasciare scorrere il tempo,condividendo le proprie diversita’ e allenandosi a
cercare il bello in cio’ che a prima vista non ci piace.
Del resto,per continuare a vivere bisogna abbandonare i punti fermi e concentrarsi sulle sorprese e i punti di vista sempre diversi.
Altrimenti si chiama "noia"non vita.E la noia puo’ mutare ben presto in agonia.
Tenti di baciare la principessa addormentata.Ma sei sicuro che lei voglia svegliarsi?
E TU,ti sei svegliato o ti sei assopito a occhi aperti mentre la osservavi?
Reciti le tue battute,ma il punto non e’ capire la differenza tra copione e improvvisazione.
Vanno ugualmente bene entrambe,e  se recitate nel modo giusto apriranno una breccia nelle difese del pubblico.
Potrai farli commuovere,partecipare,incazzare.
Si sentiranno vivi,e pensaranno che tu hai una specie di potere,o dono stupendo.No,non e’ vero,il tuo non e’ un dono,ma un semplice bisogno
mascherato molto meglio di quanto i costumi di scena possano alterare le tue fattezze.
Quel che ti importa sul serio e’ che qualcuno,alla fine dello spettacolo,lasci dei fiori in camerino.
O magari resti li’ ad  aspettarti.
Vivi per quel momento,anche se  non sai per quanto tempo potrebbe durare.
Quando sei a letto,e senti un altro respiro accanto al tuo, capisci in un istante perche’ hai scelto QUEL respiro in mezzo a tutti gli altri.
Poi ti addormenti anche tu.
E la persona che ti e’ accanto,svegliandosi,ti osservera’ e pensera’ le stesse cose.
Il senso sta tutto nel farsi compagnia accanto al fuoco,per tenerlo acceso.
  mostri famelici sono in agguato.
Ci si fa la guardia a vicenda,condividendo silenzi piacevoli.
Nessuno puo’ dire quando il fuoco si spegnera’.
Quando i nemici famelici avranno la meglio.
Quindi perche’ preoccuparsene?
E’ la trappola dolce di un crocevia del tempo,dei se e dei ma.
La voglia di osservare meglio i suoi oggetti,la sua scrivania.
La voglia di aver dormito un po’ di piu’ su quel letto caldo.
Ci sono notti stellate che avrei voluto mostrarle,racconti che non ho ancora scritto ma che avevano i suoi occhi come protagonisti..Le notti solitarie che avremmo condiviso e il posto vuoto accanto alla panchina che sembra illuminato come un interrogativo  fluorescente  a chiedermi che fine lei abbia fatto.
Un libro che non ho ancora letto,e che ho paura di finire,perche’ so che quando sara’ calata l’ultima pagina,come una candela,si spegnera’ l’ultima cosa che lei mi aveva lasciato.
I baci di cui non sono ancora sazio,la pelle che ora sara’ prezioso dono per  principi sconosciuti.
Poi voglio giocare con le ombre,abituarmi al freddo di queste notti senza di lei.Voglio abituarmi alle poltrone del cinema in cui potro’ liberare le lacrime e sentirmi meno sciocco.Voglio darmi le carezze che lei non potra’ piu’ darmi facendole scorrere lente,come avrebbe fatto lei.Voglio chiamarla mentre sono in  libreria facendo finta di sussurrarle:"questo libro,cosa ne pensi?"
Voglio abbracciare il cuscino.E’ morbido,troppo morbido,le sue piccole ossa erano piu’ calde e forti.A volte avevo paura che si accorgesse che mentre la stringevo in realta’ era lei la piu’ forte,io mi lasciavo andare,eppure mi piaceva.
La sabbia fa uno strano effetto quando scorre via portata dal vento.Resti a guardarla come una piccola nube che cambia piano dell’esistenza.
Ti chiedi…in che mondo andra’ a finire?E non hai nulla con te per immaginartelo.Sarebbe bastata un’illustrazione
Un ciondolo
Una poesia
Una ciocca di capelli
Un gelato al limone
un carillon
un soldatino di stagno
un minuscolo cerino
un giocattolo rotto,non certo una creatura leggiadra.
cose strane,bizzarre,
sicuramente inutili,o comunque meno utili
di un ditale o un giroscopio
o una gondola
o un rododendro
Ma non e’ la loro  storia che stiamo qui  a raccontare
non interesserebbe a nessuno
allora che cosa stiamo a raccontare?
Non so.

Andate  avanti intanto.
Andate
avanti.

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9 thoughts on “Dedicato ai lettori che continuano a leggere anche dopo che il libro e’ stato chiuso

  1. AleksKuntz

    Solo un messaggio di adesione a quello che hai scritto nell’intestazione del blog. Hai conquistato una innata simpatia col tuo nome Macchinista Ferroviere. A presto, ti seguirò con interesse!

  2. ChiareT

    Vi prego non mi parlate di classico in questo momento.Le versioni di letino e greco sono una cosa che mi distrugge.

    Eheh.Dovrebbero aggiungere “commmuovado”sul vocabolario.E dovrebbero citarmi!

  3. chrisrain000

    vabbè ci si vede martedì.

    ciò non toglie che mi rendo conto di avere fatto 5 anni inutili di classico.

    UT era una congiunzione, tipo affinchè mi pare…o cavolo, ci sono quasi..

    “Dò per ricevere” giusto?
    no no

    sono arruginito, chi mi aiuta?

  4. FiocoTram

    Voce del verbo commuovare(ovvero andare in un posto con lo scopo di commuoversi)

    Io commuovado
    Tu commuovai
    Egli commuova’…

    Chris:ci si vede a casa mia,ti insegno il latino.

  5. ChiareT

    eh,romanticismo svenevole,il mio,ma mi fai commuovare..(vedi almeno con me sei riuscito nell’intento)leggo ciò che scrivi e mi lascia sempre qualcosa. Fammi sapere dovè il tuo camerino,ti lascerò un mazzo di fiori,per ringraziarti 😉
    bacini

  6. chrisrain000

    mi sfugge il significato di DO UT DES

    riguardo l’ ultima pagina del libro, potresti fare come quei fumatori che si conservano l’ ultima sigaretta dell’ ultimo pacchietto sottovetro.

    L’ avevo visto in un film, ma se non sbaglio il tipo in questione preso da crisi isteriche rompe il vetro e se la fuma. Questo non è per scoraggiarti, sono sicuro che resisteresti, anzi potresti metterla in una stanza-museo e farti pagare il biglietto.

    (scusami ma ultimamente fantastico un po troppo, è luglio, mi capisci).

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