Esperienze

Ieri ero in un centro estivo per discutere coi bimbi sulle cause della guerra
mi sono fatto elencare quali secondo loro fossero i motivi per cui scoppiano le guerre
Come spesso accade e’ emersa la parola "terrorismo"
che cosi’ mi hanno definito:"persone che si divertono a fare del male agli altri."
"Sparami,ma la sostanza non cambiera’ mai" cantavano i Litfiba
"Ogni sistema e’ una gabbia,che da’ rabbia"
E che della rabbia fa la sua ragione di esistere e alimentarsi
se il capitalismo ha bisogno di eterni consumatori
gli stessi devono tramutarsi in difensori del valore acquisito
e preservato con le unghie e coi denti
Tra le altre  motivazioni fornitemi  per le quali scoppiano le guerre  c’era anche questa
"le guerre scoppiano perche’ la gente ha paura."
Ho chiesto come affrontano loro la paura,e tra le varie ipotesi
 e’ spuntata anche "conoscere cio’ di cui si ha paura"
mi e’ venuto in mente il modo in cui si affronta la paura del buio
esercitandosi a  non pensare alla propria stanza privata di luce
come a un tetro luogo sconosciuto
Ho quindi iniziato a parlare della realta’ dei bimbi kurdi
 e della vita quotidiana a contatto con  bombardamenti sulle citta’ e mine antiuomo.
Non mi riesce mai bene(per via delle mie evidenti limitazioni in materia
 di simulazioni in quanto semplice volontario )
 la traccia basata sul percorso "al buio" in cui si prova a far immedesimare i bimbi in un ambiente chiuso
 e con  fonti di luce limitate,su modello dei bunker rifugio per i bombardamenti
ma ho in mente di provare a svilupparlo meglio  in qualche modo in futuro.
il problema  secondo me e’ che  non ci si rende conto come l’unico modo per insegnare
 davvero qualcosa oggi(la soglia d’attenzione media dello studente e’ sempre piu’ bassa)
 e’  lo sviluppo delle tecniche di simulazione ed emulazione
di situazioni,ambienti,usi e costumi diversi dal nostro
che cozzano sanguinosamente tra di loro senza la minima intenzione di toccarsi
del resto se ti radono al suolo la casa in cui vivevi felice
te ne freghi che nello stesso momento
qualcuno dall’altra parte del mondo
sta vivendo la tua stessa esperienza
proprio per aver consentito a te per tanto tempo
di goderti i tuoi cd la tua acqua calda la tua tv
la cultura ormai e’ diventata palestra di individualita’
le differenze vengono isolate,esaltate,
la mancanza di punti di contatto spesso e’ vista
come inevitabile
cosi’ come ad esempio e’ considerato fisiologico
che prima o poi due amici,conoscenti o fidanzati
si rompono le palle
e decidono di togliersi persino il saluto
"siamo diversi,io naturale e tu frizzante"
perche’ approfondire
quando si puo’ passare ad altro?
il mondo e’ una fonte inesauribile
di snack istantanei
cio’ che ha un cattivo sapore all’inizio
meglio scartarlo subito
L’unico modo per uscirne e’ insegnare non solo le tecniche d’ascolto
ma anche quelle di immedesimazione nel punto di vista estraneo

*RIFLESSI*

Bisogna abbandonare le proprie certezze
abituandosi fin da piccoli
a tutti i rovesciamenti di prospettiva
 possibili e immaginabili
che scorra dolore immaginario
che crei collegamenti
tra mondi lontani
occhi costretti a restare aperti
menti costrette a ragionare
a riscoprire l’umilta’
e con essa il contatto

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