Dear Wendy

Ancora incazzati dalla visione di documentari come "Bowling for Colombine" siamo passati poi a  film agghiaccianti come "Elephant",dove la tragedia della cronaca reale diventa ancora piu’ raggelante quando viene rielaborata dall’"occhio che racconta" del cineasta.
Questo film di Thomas Vinterberg, impreziosito da una sceneggiatura grottesca e crudele del cinico Lars Von Trier, effettua un’ulteriore rielaborazione del tema della violenza e dell’uso di armi aggiungendo una dimensione satirica e leggermente fumettosa.
Le geometrie confuse degli ambienti,i fermo immagine, un’espressivita’ intensa ma veloce danno una messa in scena parecchio coinvolgente ed efficace.
Una citta’ che e’ essenzialmente una gabbia fatta per rinchiudere lo spirito,dominata da una sua logica interna e alienante,dominata da "poliziotti-adulti fintamente cortesi, che stringono tra le mani un ordine illusorio,ma che sono anch’essi alla fine perdenti,paurosi che hanno come unico mezzo di distinzione il loro distintivo e la loro uniforme. Nessuna figura di adulto positiva o rassicurante,solo archetipi materni destinati a invecchiare e istupidirsi. Un gruppo di "perdenti"  senza speranza si unisce in una sorta di banda privata dedita al culto,anzi,all’amore per le armi da fuoco. E’ un’amore ingenuo, da ragazzini che giocano ai cow boy,ovviamente con tutta la serieta’ del gioco che si potrebbe aspettare da chi ancora non conosce l’eta’ adulta. Ecco allora i nostri eroi divorare libri sulla "filosofia" del tiratore scelto,sui dettagli tecnici ,gli aneddoti e le storie delle armi da fuoco con la minuzia e la precisione di un manipolo di nerd/otaku. Reietti che sanno di esserlo, che trovano l’unico modo per sopravvivere la sicurezza data dalla propria arma,che ha il nome di un’amante al quale restare fedeli per sempre.
Vinterberg  vivacizza questa vicenda con giochi di amore e gelosie dichiaratamente ironici, senza perdere pero’ di vista l’apologo finale. "I pacifisti con la pistola" saranno nominati come  complimento   dal poliziotto come "uomini che hanno fatto l’America", e capiamo subito come la messa in scena di determinati valori  per Vinterberg sia semplicemente un gioco parodistico, destinato a sgonfiarsi in tragedia proprio perche’ e’ tragico e malsano il tessuto reale che lo produce. Pur non perdendo di vista le emozioni e i sogni dei protagonisti del film,facendoceli vivere in prima persona, ci mostra le conseguenze  delle loro azioni,costringendoci a elaborare il nostro personale punto di vista.
Geniale la rappresentazione delle traiettorie dei colpi e dei fori d’uscita delle ferite.

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