Religione,fede,senso della vita e donne nude eccitatissime

Leggo con molto interesse tutte le personali interpretazioni della fede che mi confermano ancora una volta quanto nel mondo, sia per chi si reputi praticante, che per chi invece si ritenga ateo o agnostico, c’e’ sempre il bisogno insopprimibile di dare un senso interpretativo, un centro spirituale in cui collocare i propri valori, dal quale poi partire e magari disperdersi  per il mondo, ma cercando sempre nei momenti di crisi di tornare a questo “centro”.
Molti lo fanno in maniera conscia, altri (come me)  forse agiscono allo stesso modo, ma inconsciamente.  Tutta la fiducia che ripongo neli principi di equita’ e uguaglianza alla fine non sono forse una forma un po’ piu nascosta di “religione?”
Ma qual è per molti la molla che spinge a credere in un Dio?
Forse è  la paura della morte.
La paura di morire  è un qualcosa che mi ha sempre affascinato: da bravo bambino, grasso e viziato, dall’esperienza limitata, ero portato ad ammantare di fascino le cose più normali, da cui comunque alcuni filtri d’ipocrisia mi preservavano, facendomi comprendere poco e nulla.
Quando sono nato,da bambino, non mi chiesi le ragioni della mia nascita, sapevo semplicemente di esserci. A un certo punto collocai dentro la memoria un preciso punto d’inizio, ma lo feci soltanto per questioni d’ordine e cronologia, un fatto di convenzione tipo Ab urbe condita.
Le domande iniziano a sorgere quando vedi attorno a te la gente morire e pensi egoisticamente: le cose che mi rendono felice non durano.
Un giorno morì mio nonno paterno, era una cosa considerata inevitabile e tutti fecero del loro meglio per preservare noi bambini dall’evento. Ricordo che mi arrabbiai, quando percepii che tentavano di tenermi nascosto il più possibile l’agonia e il trapasso del nonno, del quale si poteva dedurre dalle assenze dei miei genitori e dalle loro facce al ritorno dall’ospedale.
Alla stesura di questo velo  si contrappose, quando divenne impossibile nascondere preparativi e funerali, uno snervante atteggiamento tipo:  embé, non lo sapevi?
Come a noi bambini fosse concesso solo accettare gli eventi, una volta che le emozioni fossero passate dal filtro degli adulti, senza alcuna valutazione.
Mi misi a correre avanti e indietro per il corridoio, come facevo per tranquillizzarmi quando ero molto agitato. Mentre correvo passavo in rassegna i ricordi del nonno e cercavo di immaginarmi come sarebbe stato non poterlo vedere più. Era una sensazione strana, non sapevo cosa provare di preciso.
Per quanto gli fossi affezionato, non viveva con noi e non avevo la percezione fisica della sua mancanza. Poteva benissimo essere partito per un viaggio. Lo spiegarono così a mia sorella: il nonno è andato nel paese dell’Amore. E glielo fecero anche imparare a memoria, con lei che rispondeva in continuazione alla domanda “Dov’è il nonno?” “Nel paese dell’Amore!” e loro che sorridevano compiaciuti.
Ma quando riuscii a collegare la brusca interruzione della vita del nonno paterno con quella che sarebbe avvenuta comunque per i miei due nonni materni, a causa delle inevitabili differenze d’età, ricordo che piansi. Andai perfino da mia sorella a dirle tutto, così riuscii a far piangere e rendere consapevole anche lei. I nonni ci trovarono e dovettero passare il tempo a rassicurarci dicendo mannò, vedrai che non moriremo così tanto presto, abbiamo un sacco di anni da passare insieme!
A volte il dolore viene accompagnato da un altro sentimento negativo, il rimorso immotivato (” loro sono morti e io vivo,se mi odiassero per questa condizione?”) .
E’ da questo meccanismo che nasce secondo me una componente essenziale della fede e del bisogno di Dio:  la paura di morire, della morte stessa, con tutto cio’ che rappresenta, il  bisogno di una sorta di “ordine celeste” che dia un senso alle nostre nascite e alle nostre morti.
Nietzsche sosteneva che il danno della religione cristiana fu dare agli schiavi la speranza del paradiso.
Essi stavano male, ma non mutavano la loro condizione, non lottavano per cambiarla, perche’, tanto, una volta morti il paradiso li avrebbe liberati dagli affanni.
Se questo bisogno di ordine (“religio”) è il vero scopo della religione, nessuno potrebbe mai condividerIo …. oppure no?
la paura della morte  è  solo un processo di metabolizzazione di ciò che accade, e’ naturale come starnutire.
Certo,ovviamente quando attorno a me vedo la morte soffro e piango, come tutti. Ma sinceramente, a volte mi rende felice sapere che esiste il concetto di “fine”.
Perdere l’amore e le persone che ti stanno attorno e’ doloroso, ma trasformare i propri sentimenti da unici e irripetibili in qualcosa di eterno e magari addirittura noioso, visto che le passioni umane sono fisiche, emotive, carnali e prima o poi si consumano, secondo me e’ molto peggio.
Qualcuno di voi mi parlera’ di un’amore piu’ spirituale, meno terreno,ma sono solo parole, per l’appunto.
Se non sperimento anch’io questo “stato” lo saranno per sempre.
Mi trovo molto meglio con alcune filosofie orientali, che accettano l’idea della morte e la inseriscono in un contesto cosmico.
L’induismo e il Buddismo hanno per esempio  di bello il fatto che ti facciano sentire parte dell’universo, e la cosa piu’ vicina al “Paradiso” per loro  è  l’annullamento, l’estinzione, la pace che deriva dall’essere assorbiti dalla collettivita’ cosmica invece di essere uno e indistinguibile con mille desideri, mancanze da colmare e un eterno vagare alla ricerca di appagamento.
Trovo piu’ onesta ed efficace una concezione religiosa basata sulla pratica costante, sul contatto sensoriale con l’universo, sull’accettazione della propria condizione, piuttosto che il vuoto tendere al Paradiso e al contatto con un Dio maschio, paterno, collerico e assolutamente freddo e impersonale come ci viene tramandato dalle maggiori religioni occidentali con i loro patriarchi celesti.
Zeus, Mithra, Jahweh, Thor, alla fine  appartengono alla stessa storia.
Guardiamo il cielo e ci fa paura,e per questo motivo lo adoriamo,ma sempre ben attenti a rifiutarci di capirlo.
(**NOTA: se siete arrivati a leggere fin qui, le “donne nude eccitantissime” del titolo erano solo pubblicita’ ingannevole. Se siete arrivati direttamente qui senza leggere il resto sappiate che siete dei cazzoni. )

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4 thoughts on “Religione,fede,senso della vita e donne nude eccitatissime

  1. st3lly_d

    …pensa un po’…vagando per blog, dopo mesi di silenzio, decido di seguire la traccia “disegno” e capito qui “per caso”…ed arrivo pure in fondo a qs post riconoscendomi (come molti ovviamente) in alcune considerazioni… Il dato certo è che, essendomelo sciroppato tutto (il post), in base al tuo criterio, la categoria della “cazzona”non mi apparterrebbe!
    E’ già qlcosa…
    Proseguo il giro.
    Bye

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