Quare id faciam
Fortasse requiris.
Nescio, sed fieri
Sentio et excrucior
E alla fine torniamo qui, a suonare gli stessi, odiosi, banali quattro accordi.
Come un lento che si spande in una discoteca inutilmente piena, mentre sulla spiaggia c’è chi corre via chissà dove.
Dio dei cieli, come vorrei che la Chimera scivolasse via dal cielo per respirare veleno su questa civiltà fatta di plastica colorata, su queste promesse che non significano nulla.
Nel buio non ricordo la preghiera giusta, è come andare alla Prima Comunione senza aver confessato al parroco quell’unico, doloroso peccato.
E io sono una vetrina aperta al divertimento di chi mi vede annaspare, ammirando le mie unghie che grattano contro il muro, il mio corpo che perde sangue e vita.
Io, che domani ho un rendez-vouz di speranze cartacee, senza essere pronto.
Io, che perennemente fumo la mia sigaretta in sala d’aspetto, fingendo di non ascoltare il richiamo del medico.
Io che vedo mostri.
Io che sono i mostri.
Io che mi uccido per te, mille volte.
Io che vorrei uccidere la passione, la vita, se quest’ultima mi consegna prigioniero dell’inutile silenzio che i tuoi sacerdoti hanno scelto di darmi come responso.

"I sospiri di oggi sono stati aggiornati"
Splinder mette foto di gente morta nei profili, solo io lo so. Mette parole inventate, descrizioni immaginarie, per farci illudere di stare parlando con qualcuno.

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