Cavie


Ok, in pratica c’è questo teatro abbandonato, e un gruppo di loschi individui dai nomi tipo  San Vuotabudella che, dopo aver risposto a un’annuncio, si ritirano lì per isolarsi dall’universo e scrivere il proprio capolavoro. Fino a qui tutto classico, già dopo due pagine capisci che finirà malissimo, con incubi socioantropologici stile Signore delle Mosche…ma questa è solo una cornice. ‘Haunted’  o  ‘Cavie’ nell’edizione italiana è in pratica una sorta di Decamerone trapiantato dentro il Grande Fratello, detto in maniera stilosa. In maniera meno stilosa è un palese e sfacciato tentativo di Palahniuk di venderci i suoi racconti brevi, genere letterario notoriamente schifato e temuto da editori e da molti lettori, forse perchè ragionano davvero a cottimo e pensano che se compri una specie di elenco telefonico a prezzo scontato hai fatto un buon affare, manco se dovessi acquistare un tacchino anzichè un romanzo.
Io invece credo che lo stile grottesco, pieno di divagazioni comiche e di una padronanza del ritmo assoluto, che Palahniuk esibisce in questo libro sia indicatissimo soprattutto per la storia breve, e riesce a produrre il suo effetto acido e corrosivo solo " nel breve spazio di un respiro". Quelle parole tra virgolette appartengono al primo dei racconti di questa raccolta, ovvero ‘Budella’, che già solo per il titolo sta già vivendo di una sua fama autonoma, indicato dai molti che parlano di ‘Cavie’ come uno dei racconti migliori e, assieme, una delle cose più disgustose che Chuck abbia mai scritto in vita sua.
Per farvi capire cosa intendo, invitate un amico a casa vostra e leggeteglielo.
E’ talmente scritto bene che si presta parecchio alla lettura ad alta voce. Lo apprezzerete un casino e vi farete su quattro risate, oltre a stringervi lo stomaco per il raccapriccio, tipo quelle vecchie storie che si raccontano in campeggio  a metà tra l’improbabile e l’horror.
Beh, io posso solo rassicurarvi sul fatto che quasi TUTTI i racconti si attestano sullo stesso livello medio-alto.
Gente che si finge licantropa per rimorchiare.   Massaggi ai piedi capaci di provocare la morte. L’aborto di Marylin Monroe in bottiglia. Bamboline usate in modo non ortodosso. Il suicidio collettivo elevato a moda suprema.
Dall’aneddoto preso da leggende metropolitane alla satira corrosiva che rovescia impietosamente la prospettiva di tutto ciò che consideri scontato e certo, ogni racconto fa schiantare dalle risate, disgusta e avvince in modo totale.
Già solo questo lo renderebbe perfetto  e divertente come libro per i lunghi viaggi.
Ma i racconti hanno una loro concatenazione logica. La cornice non è solo un pretesto, ma semmai una sorta di satira definitiva.
Palahniuk, attraverso il meccanismo del reality show, estremizzando le paure e le speranze di chi si autoreclude in un posto isolato con altri fessi, ci parla di noi, della nostra voglia di diventare famosi, protagonisti anche solo per un’istante.
Per Palahniuk l’umanità  intera possiede una soglia di concentrazione troppo bassa per  non amare i conflitti, per non cercare di creare i propri demoni.
L’uomo adora sentirsi al centro di un dramma personale, gli piace autoinfliggersi mille mutilazioni affinchè gli altri vedano la sua sofferenza.

C’è un punto del libro in cui capiamo che la reclusione dei personaggi non è più imposta.
Il romanzo, la sceneggiatura, i ruoli definiti e la divisione dei diritti che ognuno di loro potrebbe ricavare dalla vendita del resoconto di una macabra prigionia diventano più golosi della necessità di liberarsi dalla prigionia stessa.
Ed è allora che il libro comincia ad assumere toni pesanti, difficili da sopportare.
Qualsiasi efferratezza,  atto di cannibalismo o automutilazione che possiate immaginare lo troverete in quelle pagine, ridotto quasi a routine.
Ma l’angoscia vera è rendersi conto di quanto questo libro di Chuck riesca a rendere in maniera così perfetta la nostra generazione dei reality show, dei blogger, e di chiunque senta il bisogno disperato di descriversi addosso alla gente.
Una società che cannibalizza se stessa e vende l’essenza del proprio essere e delle proprie emozioni a chiunque possa amarla contemplandola  in maniera incondizionata.

Altre segnalazioni


Il Papero Da Vinci
Dieci euro sono un pò troppi, nonostante la copertina parecchio carina, per una semplice raccolta di storie Disney carine, ma non imperdibii, che non hanno nessuna attinenza con parodie di sorta del libro di Dan Brown, a parte una storia inedita in apertura disegnata dalla Molinari. Segnalo questo librotto solo per fare il rompicoglioni e consigliarvi di non comperarlo, causa prezzo e confezione negativi, e pubblicità ingannevole all’esterno^^

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