X-men 3
Tre scene da applauso: l’ardente approccio dell’ingrifatissima Fenice Nera con Wolverine(ne conoscessi di più di donne con quello stile!), il prologo iniziale con l’infanzia di Jeam Grey, e il bel volo di Angelo(il cui attore è troppo poco figo, e tiene una faccia da fesso tremenda) sopra la folla di manifestanti. Il resto è fuffa.Orrenda la nuova doppiatrice di Rogue, perchè l’hanno cambiata? Non che i precedenti ‘X-men’ fossero un capolavoro di doppiaggio, però qui si esagerà.

Avalon di Mamoru Oshii
"Il mondo non è forse quello in cui tu credi di essere? "

Mamoru Oshii, noto per l’anime ‘Ghost in the Shell’ dirige questo strano film dal ritmo parecchio onirico. Scene animate al computer creano uno strano mondo da sogno simile a una sorta di città europea cyberpunkizzata. Quest’ultima è in realtà lo scenario di una specie di videogioco- sparatutto , una realtà virtuale fatta di strane macchine da guerra( stupendo l’effetto visivo dell’immagine dell’esplosione che va in frantumi, come se gli scenari fossero fatti di cristallo) la cui campionessa, Ash, vive nell’ammirazione ma anche nel timore di tutti gli altri giocatori. La solitudine di Ash( interpretata da una bellissima attrice europea uguale spiaccicata a Motoko Kusanagi dell’anime ‘Ghost in the Shell’, e non è certo solo questa l’unica ‘citazione’ che Oshii inserisce dei suoi precedenti lavori animati) è resa in maniera palpabile: Oshii è spesso accusato di essere ‘lento’ e soporifero, ma personalmente credo che la sua abilità nel rendere certe atmosfere sfumate e la descrizione del sottile confine tra reale e artificiale (un artificiale ‘consolatorio’ in cui ci si rinchiude, come una prigione) sia resa con un ritmo adeguato. I personaggi di Oshii osservano con attenzione le loro stesse percezioni che mutano continuamente.

Broken Flowers
di Jim Jarmush
 Bill Murray a rendere in modo così perfetto il contrasto tra ironia e malinconia in  questi due ‘sapori’, nel suo ormai personalissimo stile basato su sguardi stralunati o silenzi carichi di peso. Un ‘casanova in declino’ è costretto a venire a patti con il suo passato dopo aver ricevuto una misteriosa lettera anonima vergata da una sua vecchia fiamma, la quale gli annuncia di aver avuto un figlio da lui. Viene quindi forzato da un amico detective dilettante a intraprendere un viaggio ‘in the road’ , organizzato meticolosamente per tappe, che ha lo scopo di fargli reincontrare a una ad una le donne della sua vita e porre così ad ognuna di loro le fatidiche domande. Saranno incontri parecchio duri da sostenere, e presto l’ex casanova si troverà a perdersi in un viaggio fatto di realtà e proiezioni mentali personali che si sovrappongono. Ogni donna rappresenta una parte del suo passato, un’immagine della sua personalità che ha tentato di cacciare via, e persino gli occasionali incontri alla stazione, in un negozio di fiori alla fine non diventano null’altro che la proiezione del suo ‘ideale’ di donna. Alla fine, il triste epilogo di quest’uomo solo e triste si concretizzerà nel solito, struggente sguardo stralunato che guarda scorrere via da sè, impotente, i suoi stessi desideri di affetto e calore familiare resi carne e ossa.

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