I miei martiri cristiani preferiti

Iniziamo subito con Santa Rosalia .
Era una sorta di proto-hippie con sfumature dark-gothic, che abbandonò le ricchezze e le comodità della famiglia per  diventare eremita, andando a vivere dentro una grotta, dove  pregò e  digiunò sino alla morte. 
Delusione amorosa? Paura delle responsabilità dell’età adulta? Tempesta ormonale con acne giovanile inarrestabile? Chi può dirlo. Del resto, sono giovani.

Quel che invece è certo è che nel 1624 Palermo fu invasa dalla peste.
L’anima di Rosy apparve in sogno a un cacciatore, indicandogli il luogo dove avrebbe  ritrovato i resti del suo corpo. Le ossa della nostra eroina, portate in processione per le vie della città, fermarono l’epidemia. Ossa taumaturgiche, apparizioni spettrali alla ‘The Ring’ … la Palermo di una volta era decisamente più alla moda di quella attuale.
Di questa storia esiste un’esilarante versione cinematografica ad opera di Ciprì e Maresco, che consiglio a tutti di vedere.

Per quanto riguarda l’iconografia sadomaso, vorrei citare due figure parecchio rappresentative.
Per primo, il celebre S.Sebastiano, il cui martirio ha eccitato la fantasia di numerosi pittori e illustratori. Del resto non  c’è da stupirsene:  il torso muscoloso da adolescente pieno di ferite, gli addominali scolpiti e trapassati da nuguli di dolorose frecce fanno di lui un’icona pop delicatamente romantica, un simbolo di sofferenza e dedizione ai propri ideali, infuocata dall’ardore giovanile.
Poi sant’ Agata .
Agata era una ragazza catanese che aveva avuto tutto dalla vita: era bionda, con splendidi boccoli che scendevano sino alle spalle, un bel petto prosperoso e soprattutto era di famiglia ricchissima.
Un certo Quinziano, proconsole romano, tentò di prenderla in moglie, probabilmente per accaparrarsi soldi e tette in un colpo solo.
Ma la ragazza s’era fatta fare diaconessa tempo addietro, consacrandosi a Dio, e  preferendo tenere per sé stessa il denaro, alla faccia degli uomini e della comunione dei beni.
Quinziano  mandò  dunque Agata da Afrodisia, il cui nome  dice già tutto: Afrodisia infatti era una cortigiana (forse  una sacerdotessa pagana di Venere che si occupava di prostituzione sacra ), col compito di introdurre Agata ai piaceri della carne, per farle  così abiurare castità e fede.
Ma la nostra catanese era un’osso duro.
Rfiutò di addentrarsi nelle strade del peccato, e fu per questo punita, costretta a subire senza fiatare l’asportazione della mammella per mezzo di tenaglie, torture varie assortite e infine l’esecuzione.
Una tipa veramente tosta, sono sicuro che morì sputando in faccia ai suoi torturatori.
Può essere considerata la protettrice di quelle che non te la daranno mai, nemmeno se sei un proconsole romano o l’imperatore dell’universo.

Altrettanto tosta,  ma dotata di una certa presenza di spirito, è S. Lucia.
Questa santa, infischiandosene delle regole del galateo, adora farsi raffigurare con un calice, in cui sono contenuti gli occhi che le cavarono i torturatori.
Alcuni dicono persino che venne rinchiusa in un bordello, trascinata da una coppia di buoi, cosparsa di pece, fatta camminare su una brace, ma non si fece alcunché.
Alla fine provarono  perfino a tagliarle la testa, metodo che sinceramente mi fa dubitare delle origini umane di questa simpatica donna.
Tuttavia, il suo sense of humour è davvero geniale, dato che quando le cavarono gli occhi lei, senza scomporsi, li raccolse e se li rimise dentro le orbite, senza fare troppe storie.
E’  quasi scontato precisare che è la patrona degli oculisti, quindi NON pregatela per farvi ridare i decimi che vi mancano.
Potrebbe far peggiorare le cose per rimpinguare le tasche dei suoi protetti.

Altro tipo spiritoso è S.Lorenzo, che si diverte un mondo a farsi raffigurare assieme alla graticola con la quale è stato arrostito.
La notte di S. Lorenzo, quella delle stelle cadenti, nasce appunto come ricordo delle suddette scintille della graticola, che lo cossero a puntino.
Non si può certo dire che il nostro Lorenzo manchi di autoironia.

Uno che invece sembra aver poco da ridere è  S. Bartolomeo e non ci sarebbe molto da stupirsene, dato che il poveraccio è stato scuoiato vivo.
La notte dedicata a questo santo, oltretutto, è tristemente famosa per il celebre massacro della fazione cattolica a danno degli ugunotti, nel 1572.

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7 thoughts on “I miei martiri cristiani preferiti

  1. FiocoTram

    Beh, i protagonisti di qualsiasi racconto sono sempre belli, a meno che non sia espressamente vietato dalla trama.
    Esempio: i mutanti Marvel ( X-men e affini). Saranno anche perseguitati e temuti dal mondo che cercano di proteggere, saranno sfigatissimi, pieni di traumi e ferite psicologiche impossibili da rimarginare… ma guarda caso, sono tutti bellissimi. Pure quelli che dovrebbero essere brutti.

    Tornando ai cristiani, il supplizio, e l’estetica sadomasochista, sono entrati di forza non solo nell’iconografia, ma anche nella pedagogia delle scuole di stampo cattolico.
    Ci sono resoconti e riminiscenze delle punizioni collegiali di tanti scrittori più o meno famosi che non sfigurerebbero in uno dei libri del marchese De Sade…

  2. LanAwnShee

    “Del resto non c’è da stupirsene: il torso muscoloso da adolescente pieno di ferite, gli addominali scolpiti e trapassati da nuguli di dolorose frecce fanno di lui un’icona pop delicatamente romantica, un simbolo di sofferenza e dedizione ai propri ideali infuocata dall’ardore giovanile.”
    Qui si potrebbe aprire il blasfemissimo discorso di come l’iconografia sacra abbia sempre sacrificato il realismo per una visione diciamo romantica dei supplizi. L’unica alternativa che conosco a questa è la versione splatter: i cristiani non sembrano avere avuto vie di mezzo. O ti facevano il povero martire sereno, rilassato, che quando ti prendi una botta al gomito tu soffri più di lui, oppure te lo piazzano davanti come se fosse appena uscito da un film di Dario Argento. MA la costante è che devono essere tutti bei figlioli, secondo il dogma per cui evidentemente se sei brutto col cavolo che entri in Paradiso.
    Alla classifica, comunque, aggiungerei anche il povero Stefano, che ha avuto l’enorme fortuna di aprire le danze. Proprio il più fortunato di tutti…

  3. FUHSIBAGUA

    “un’icona pop delicatamente romantica”. bellissimo!
    leggerti è veramente un piacere. descrivi il reale con singolare e sottile ironia..per quanto profonda e consapevole. insolito, per niente scontato, a tratti geniale.
    saluti

  4. FiocoTram

    La Bibbia l’ho letta anch’io da bimbo!

    Nel mio caso però mi ricordo che il papà non era affatto contento che la leggessi, e borbottava sempre: “Non fatemelo diventare un prete! Non fatemelo diventare un prete!”

    Caro papà, avrei dovuto rivalutarti… 😉

  5. EllieJeanGrey

    Ma infatti l’intera saga biblica è un racconto delizioso. Da piccola l’avrò letta non so quante volte, tutti contenti che mi piacesse tanto, e io me la ridevo perché sapevo che ne erano contenti solo perché non l’avevano letta a loro volta… Stupri, incesti, accoppiamenti à go-go, orge…
    Ah, che splendido libro. Ecco perché ci rimasi di merda quando mia madre invece se la prese moltissimo perché lessi il diario di Laura Palmer.
    Ma cazzo, quella sì che era una lettura molto molto più soft!

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