Mah…

Un rito di fertilità consumato sotto la luce della Luna, parassiti luminescenti brulicano sul viso, figli degeneri del vero Sole.

I dubbi sono pecore nere, gravide di pioggia, allontanate dal cielo.

Miraggio incerto,  deserto tenebroso, il tempo non è un’opinione ma grandine  invisibile di sassi aguzzi, quando te ne accorgi. Non predico speranze, ma  umorismo in pelle nera, masochismo artificiale, memoria di odori forti.

Il feticismo dei particolari conduce a Dio, si dice, mentre le mie cacce al tesoro hanno in palio solo morte, niente più, niente meno. Non mi si può certo accusare di essere avido, sebbene il mio drink preferito rimanga ancora il latte che succhio dai seni raggrinziti di questa Lilin demoniaca  ormai troppo affezionata al mio stomaco per volare via.

Chinata a detergere le lacrime sporche, non sono bello, è un gesto di pietà, fa male quanto la spada conficcata lentamente nel cuore, e non è colpa di nessuno, la mera condanna di chi e di cosa  non rappresenta altro che un misero cerotto a tappare fiumi di sangue.

Vorrei è una parola che  muore in gola, ho desideri e preghiere che soffocano in gola per paura di far male come aghi. Incredulo ricostruisco visioni, unisco lettere, e il risultato è sempre lo stesso.

Non diventa mai monotono, non diventa mai passato.

Acqua congelata, stalattiti, stalagmiti, come dita grottesche, candelabri senza fiamma, oltre questa grotta, dove vuoi che vada, piuttosto che sentirti prigioniera del mio canto, rimango qui tra graffiti rupestri, nel buio non so più nemmeno io cosa sto disegnando, ai posteri andrà tutto il divertimento, io ho già mangiato troppi rebus, il mio ultimo passo sarà la pace,e tutti credono di  guardare una coreografia, per quanto buffa, invece no, la musica è accidentale, muovo i piedi in mille direzioni soltanto per ingannare il tempo, per disingannarmi, l’uscita non è vicina, ma neppure troppo lontana, quindi alziamo i calici e ridiamo.

Il rito è compiuto. Sarebbe più giusto parlare di malattia, invece che di fertilità.

Mi fanno male le scarpe.

Un giorno sapremo. 

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