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" L’esistenza è casuale.

Non ha schema, tranne quello che immaginiamo noi dopo averla fissata troppo.

Nessun significato, tranne quello che scegliamo di imporle (…) .

Non è stato Dio ad uccidere i bambini, non li ha  macellati il Fato, non è stato il Destino a darli in pasto ai cani.

Siamo stati noi, solo noi "

Rorscharch- Walter Kovacs tratto da ‘Watchmen’ di Alan Moore e Dave Gibbons.

 Ogni volta che rileggo stò pezzo mi commuovo. L’ambiguo, il pazzo col cartello che annuncia la fine del mondo, giochi malati, ammalarsi per gioco, le divinità distanti anni luce, il costume l’ha reso migliore.

Dentro quel fumetto c’è tutto, ci sono gli anni Ottanta, quindi ci sono anch’io.

Appena riprendo la copia che ho giù, a casa ( in Biblioteca si può solo consultare, non prendere in prestito )  me lo rileggerò con calma, munito di tutto il the e i biscotti al burro che servono, ci farò un bel post, perché non gliene ho ancora dedicato uno, perché merita, perché ne ho voglia.

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Adesso guardiamo cosa c’è dietro la porta…

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Il cuore dentro una tagliola invisibile, sentendoti parlare di cose lontane che ho voluto guardare con sufficienza, avvolto nella mia armatura di carta. Non credo di avere un piano, per cui vado avanti, incontro e mi scontro con un’uomo dalla faccia a mosaico, nel senso che è un mosaico di cicatrici. Mi guarda impaurito, poi si riprende e dice: "Ora mi devi risarcire per lo spavento! ". Gli rido in faccia e vado via in fretta, ma in mente tengo scritto chiaramente " questa non è la prima pagina de ‘Il resto del Carlino’ , e non voglio certo ricamare su improbabili scontri tra mostriciattoli giovanili alfieri del degrado, e la molle borghesia cittadina sempre più convinta a trasferirsi in campagna " . Che poi, se vendi il tuo appartamentino in via Valdonica è perché sai benissimo di farci un pacco di soldi, non certo per paura di quattro giovanotti che giocano a calcetto contro un muro,  e quindi fanculo a te,  bugiarda vecchiazza. Male che vada, nel mondo reale, tutto questo blablabla, comitati e cubetti di mortadella gratis è una scusa in più per picchiare l’ennesimo senzatetto che piscia dietro un vicolo, non c’è niente di drammatico, o romanzesco. I capi rivoltosi che speravano di diventare i Robespierre dei salumieri e dei fornai riuniti si attaccheranno al cazzo, allo stesso modo dello spiritoso incontro serale di cui ho accennato sopra. In  modo simile a quanto accadeva nella mia città natale, io piscio addosso ai cittadini ma allo stesso tempo amo. Amo questi vicoli che sono il mio pianto, la mia rovina, esistente improbabile, esitante, quasi irrecuperabile, sovente visto in giro con le scarpe slacciate, indurito dalla penuria di sorrisi e dall’aver conservato male quei rari che gli venivano regalati.Non credo che sia utile una regola, o un precetto, in questo momento, anche se queste sono parole  di un ammalato, senza alcun credito scientifico… quindi magari fermatevi a dare un’occhiata lo stesso,  oppure fregatevene e basta, in ogni modo non soccorretemi se non vi nasce spontanea la voglia dentro al cuore.

Disprezzo questa forma che non sa volare. Gioco a dimenticarmi sempre più cose, perdendo ogni volta un’abito importante, in modo da lasciare scoperto soltanto l’abito vero, quello nero, come lo spazio, la notte infinita, la strada smarrita.

( Sigla di coda: la musichetta di ‘Alfred Hitchcock presenta ‘ )

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Cos’altro c’è dietro la porta?

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Garth Ennis tra luci e ombre: la cinica poesia urbana di alcuni episodi del suo Punisher ( da poco riportato in edicola con una godibile ed economica mini  da tre) che fa a pugni  con la demenzialità rancorosa ed esibita dell’incontro del Puni con un  wolverine eccessivamente grottesco, troppo caricato, vabbé che odi i supereroi, ma insomma… uno scrittore perfetto, capace di far ridere e piangere in dosi massicce, che però spesso  cazzeggia un po’ troppo. In ogni caso la storia in questione presenta un buon livello di splatter, cosa per cui vado pazzo, per cui soprassediamo.

Ho potuto leggere questa sequenza di racconti sull’ultimo numero( i precedenti li avevo già su altri formati ) di una miniserie di tre  in b/n a tre euro, una sorta di esperimento editoriale della Panini che personalmente reputo ottimo. I supereroi come il Puni sono roba da edicola, non da costose librerie…anche se forse è il nostalgico in me che parla. Dopotutto di questi tempi è assurdo cercare fumetti in edicola, ci sono navi da costruire, modellini radiocomandati, ciotoline, il Santo Graal da ricomporre in comodi fascicoli…

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Neil Gaiman e le atmosfere dark-glam mischiate coi problemi dei ragazzotti di provincia americani. The last temptation of Alice Cooper è un Gaiman minore, inserito in un progetto mediatico più ampio, che comprende anche il disco, ma resta  comunque  perfettamente in tono con la poetica da Tunnel dell’Orrore del Luna Park del simpatico Alice Cooper, uno che, lasciando da parte i serpenti e il trucco, ha sempre cercato di mettere i ragazzi sulla strada della vita, anziché insegnare l’autodistruzione.

A questo punto ho continuato a pasteggiare rileggendomi uno dei tanti volumi di Sandman, Il gioco della Vita.

Gli ingredienti:  ‘La storia infinita’ , Tolkien, la tipica fauna bizzarra newyorkese e alcuni interessanti personaggi  femminili di secondo piano dell’epopea del signore dei sogni (le due lesbiche Hazel e Foxglove, Barbie…). Tra un rituale dedicato alla Dea Luna e una sortita nel mondo onirico creato da Barbie e già visto in casa di bambola, Gaiman ci spiazza di nuovo, con un colpo nello stomaco inaspettato che però ci fa riflettere ancora una volta sulla totale casualità dell’esistenza, e soprattutto sul cosa vuol dire essere aiutati a capire la propria identità anche grazie all’accettazione degli altri …anche dopo la morte. Commovente e vivo, come sempre.

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Avevamo parlato di Chris Claremont qualche post più indietro, e non ero stato certo generoso con lui. Sono un suo fan, questo va detto… anzi, maledizione, sono CRESCIUTO coi suoi X-men… ma è innegabile un certo calo negli ultimi tempi.

Ma eccolo sorprenderci di nuovo, con una sorta di ‘canto del cigno’ dedicato a Rachel Gray (figlia di Jean/Fenice  proveniente da un futuro alternativo, una delle migliori creazioni femminili del nostro papà dei mutanti) .

In questo ‘Grey’s End, ultimo arco di storie della controversa gestione della x-testata, vediamo congedarsi da noi un Claremont più dinamico, molto vicino a certe atmosfere catastrofico-pessimiste del passato (vedi il ‘Massacro Mutante’ ), con personaggi che subiscono svolte radicali nel loro percorso di vita.
La storia in sé è molto veloce, di sicuro meno verbosa e pesante delle peggiori prove di Chris in questi anni, e sicuramente Bachalo è uno degli artisti con cui si trova maggiormente in sintonia, per consentire alla sua prosa di virare verso una sintesi più efficace.
La presenza dei classici stereotipi dell’autore) è ormai talmente esibita da rivelarsi semplicemente una sorta di auto-citazione o omaggio nascosto (anche il fatto di voler sempre sottolineare [SPOILER] che il futuro di Rachel si sta lentamente realizzando [FINE SPOILER] lo considero un classico marchio di fabbrica di Chris, e può permetterselo visto che la storia in questione è una delle migliori del primo run, ovvio che sia pluricitata, anche se in questo modo).
La caratterizzazione di mamma e papà Grey, personaggi che in effetti in questi anni erano stati poco sotto i riflettori, (una mancanza non da poco considerata la loro importanza nella x-saga) è ottima.
Perfetta, e quasi destabilizzante, la rappresentazione cruda della violenza così rapida che i personaggi non hanno nemmeno il tempo di reagire.
Bachalo mostra uno stile che arricchisce le atmosfere cartoonistiche e vagamente manga degli ultimi anni con lfrequenti inquadrature di belle ragazze, mi è sembrato di notare un richiamo alle donnine di Gen X, anche se in quel caso Bachalo usava una veste grafica leggermente più realistica, che preferivo.
Le varie Monet, Emma ecc. erano carine senza risultare delle bambolotte, come invece risultano Rachel e Betsy (ci credo che il tratto usato per caratterizzare Rachel faccia pensare ai vecchi lettori memori di Excalibur che la Ray che conoscevano sia ringiovanita di qualche anno… è tutta ‘colpa’ di Bachalo, non certo della storia scritta da Chris^^)
Di sicuro lo storytelling è meno confuso rispetto alle prove più recenti, e questo è un bene per i miei poveri occhi.
Una storia che si stacca decisamente dal resto del ciclo Claremontiano (che io personalmente reputo buono, e supportato dall’ottimo Davis che innalza parecchio il valore di storie sicuramente nostalgiche, poco emozionanti ma piacevoli) per virare su atmosfere molto nere, quasi stranianti.
Ecco perché la considererei singolarmente rispetto al discorso globale sull’intero ciclo.
Ci si chiede quali siano i sentimenti di Claremont nello scriverla… l’emozione principale che mi ha lasciato è una sorta di repulsione nei confronti della totale assenza di speranza e della cieca voglia di vendetta su cui cala il sipario.
Di sicuro non lascia indifferenti, e questo è un’ottimo pregio per una storia di sole 22 pagine.

Certo, siamo dalle parti del ‘buono’ , non certo del capolavoro, ma forse ormai è inutile aspettarsi miracoli da un vecchio leone del passato che CONTINUA a scrivere su livelli discreti senza annoiare troppo, ma che ormai ha perso un po’ di sintonia con i personaggi che scrive e con la direzione che vogliono prendere le testate mutanti (ammesso che ce ne sia una), ed è principalmente questo che incide sulla sua capacità di scrivere storie davvero memorabili.
Ormai questi non sono più i personaggi di Chris, e quindi o cerca di riappropriarsene in modo violento, a costo di spargere parecchio sangue (come succede con Rachel) oppure ne darà una rappresentazione ‘fuori tempo’ , sospesa in un limbo temporale indefinito, come succede per il Logan un po’ noioso che scrive attualmente, che sembra non si sia mai mosso dai boschi intorno alla scuola, dalle birrette bevute con Kurt e dalle sue sedute di caccia e pesca zen…

X-men deluxe, con all’interno ‘ Deadly Genesis’ e l’X-factor di Peter David, è attualmente la miglior testata mutante. Punto.

Segnalo ai miei fan  che sul nuovo numero di Ultimate Fantastic Four hanno pubblicato una mia mail in cui bacchettavo Grassi per questioni di cultura classica. E’ un piacere fare i saccenti-antipatici  anche altrove… Per il resto, il disegnatore di quella storia, Greg Land, è a mio avviso orripilante. Ricalca da fotografie e riesce a creare alcune delle espressioni da primo piano più finte e dementi della storia del fumetto, guardare per credere, anche se la cover linkata rende bene l’idea.

Ultimo numero del primo arco narrativo di   ‘Steel Ball Run’ , che si concede una pausa di pubblicazione per accumulare numeri dell’edizione originale giapponese sufficienti a riempire altri mesi sull’edizione italiana. E’ stata gettata davvero tanta carne al fuoco, e Araki sembra esser tornato quello di un tempo. Speriamo che le promesse vengano mantenute… anche sul nuovo numero di ‘Berserk’ il gruppetto di personaggi che accompagna (asfissia?) ormai da tanti numeri sembra essere giunto a una svolta… ormai il danno è fatto, il brodo è pesantemente allungato quando invece una serie così gloriosa avrebbe meritato semplicemente un catartico e sanguinoso scontro finale  e poi  stop per sempre, ma Miura sembra parecchio ispirato dai nuovi personaggi… vediamo dove va a parare, tanto sono solo due euro di pagine splendidamente disegnate.

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Filippo_Scozzari è  impossibile da riassumere in una pagina di Wikipedia, specie per gli ignorantoni ex cinni della mia generazione che non si sono potuti godere riviste come ‘Il Male’ , ‘Frigidaire’ ecc…  ma poco male, perché bisogna dire che il tizio sa raccontare, e sa farlo davvero bene, tanto che tempo addietro restai ipnotizzato davanti a un maxischermo che proiettava una sua conferenza.

Bologna, il ’77, Andrea Pazienza, Tamburini, Vincenzo Sparagna, mille e uno episodi della scena creativo-fumettistica di quegli anni, pagine piene di invocazioni a Satana, i Gaznevada, piccoli successi, grandi delusioni, originali metodi per sbarcare il lunario sempre utili a uno studentello fuorisede (tipo fregare i ceri in San  Petronio)… sta tutto in un libricino piccolo e pure pratico da mettersi in tasca.

Scozzari scorre liscio come una birra doppio malto, sa davvero scrivere.  E poi è ora che impariate davvero qualcosa, cinnazzi!

">Prima Pagare Poi Ricordare

Consigliatissimo, accattativillo, eccetera. Non vi dico nemmeno dove l’ho preso io, sennò poi anche voi fate così e non lo comprate, e non è giusto perché DOVETE tirar fuori i soldi, chiaro?
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E lì, nell’angolino in ombra invece, che c’è?

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NuovoMondo di Emanuele Crialese: bella la Sicilia rude, sciamanica, selvaggia e l’irreale contrasto tra il ‘nuovo mondo’ fatto di prove da superare, speranze, sogni, e zelanti ufficiali dell’immigrazione dai modi nazistoidi… l’atmosfera onirica e le visioni dei protagonisti rendono divertente e scorrevole il film, nonostante la trama alquanto spoglia. Penso comunque che regista interessasse soprattutto rendere perfettamente  a livello emotivo e viscerale i tormenti dell’animo di chi si trova ad emigrare in un paese straniero. Pertanto è molto utile a tutti noi  per rivivere sul lato emotivo  lo stesso fenomeno  che oggi rivediamo  alla rovescia, nelle immagini dei tantissimi immigrati clandestini e non che vengono nel nostro paese.

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4 thoughts on “***

  1. Anonimo

    vabbuò..
    se a noi sto qua con le robe rosa ci sta sulle palle tanto triste non è…
    chissene mi vien da dire…
    azz che cinica…
    ma di solito non sono così…
    son le robe rosa che mi han fatto sballinare… ;P

  2. sterfimia

    Ah, dici quelle? Beh, sono delle robe rosa, appunto.
    Robe rosa che germinano spontanee sopra il tipo non appena gli spruzzo addosso il getto della mia pistola ad acqua.
    E’ lui ad essere fatto in quel modo , io non ho colpa.
    Solo che non lo sapeva, fin quando non l’ho colpito.
    Triste, vero? 😦
    E la cosa più triste è che la pisciata del cane, essendo composta d’acqua, non farà che peggiorare la situazione.
    Beh, se non altro come cadavere è decorato bene, farà la gioia di quelli che lo ritroveranno.

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