La varietà di forme che tutti noi possiamo osservare nel mondo  è solo un inganno: in realtà, l’intero creato altro non è che un’intricatissima catena di anelli, uniti l’uno con l’altro.
I bambini questo lo sanno benissimo.
Ogni mattino, gli adulti escono di casa trafelati e un po’ assonnati, vanno a raggiungere i rispettivi posti di lavoro, e si dedicano con gesti lenti, senza convinzione, alla distruzione dell’universo, pezzo per pezzo, indebolendo anello dopo anello.
I bambini invece rimangono a giocare. E sono serissimi. Per mezzo della  fantasia, cercano di fare ordine in tutto quello che gli sta attorno, iniziando dai giocattoli sparsi per la stanza. Ad esempio sognano un animale col corpo di ippopotamo, la testa di leone, le zampe da giraffa. Una volta svegli  balzano fuori dal letto e corrono a   ricomporre i pezzi,  assegnando a ciascun animale del puzzle le parti del corpo corrette.
Oppure schierano ordinatamente le astronavi allo spazioporto, pronte per esplorare pianeti sconosciuti,
al di là dello spazio,  del pensiero, e forse anche del significato.
Poi vanno in giardino, raccolgono pietruzze, pezzi di fango, bottoni colorati, tappi di bottiglia, e li trasformano in qualcosa di radicalmente diverso.
Gli adulti queste cose non le sanno, o forse le hanno  dimenticate. A volte  pregano divinità inesistenti barricandosi dentro Chiese dalle mura umide, implorando senza sosta  il Nulla affinché possa  mettere una pezza ai loro errori. Ammesso e non concesso che esista un qualche  sguardo superiore che ci sorveglia al di là delle nuvole, cosa potrebbe  capire circa i nostri  piccoli errori? Non  discernerebbe più di quanto noi stessi abbiamo appreso osservando la vita delle formiche.
E mentre gli adulti perdono tempo in questo modo, i bimbi lavorano, immaginano, e creano.
Per fortuna, a riempire la crescente fame di oscurità nel cielo invernale, ci sono sempre meno Dei, e sempre più stelle.
Nonostante inizi a fare sempre più freddo, i bambini stanno vincendo.

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Parlavamo di Fede, più sotto. Se ne avessi un po’ , credo sarei molto più felice. Per adesso, posso soltanto specificare con precisione le cose in cui non credo. Le elenco per puro sfizio.

Non credo affatto che il mio modo di dare importanza alle cose sia deviato.

Non credo nemmeno che la mia tendenza ad affezionarmi alle persone sia un fatto mostruoso.

Non intendo vergognarmene. Certo, magari a volte sbaglio destinatario del mio affetto.

Ma non intendo vergognarmi del modo in cui amo.

Perché è la prima, e forse più sincera cosa che mi hanno insegnato.

 

Non credo che tutte le puttanate e le promesse che si facciano fino alla fine dell’anno abbiano un senso. Di solito, quando si fa una promessa, c’è sempre qualcosa che non va, alla radice. O certe cose sono belle proprio perché puntuali, consequenziali come un orologio svizzero (e allora non c’è alcun bisogno di ‘promettere’ ) oppure, nell’istante in cui pronunci quel ‘Ti prometto’ … hai in testa soltanto menzogne.

 

Poi c’è un’altro tipo di promessa, quella che di solito ti fa un bambino.

Nemmeno a queste promesse c’è da credere molto, considerata l’inesperienza e la poca forza di chi le fa. Eppure, nel cuore di un bambino, sono assolutamente vere. Quando un bambino vi fa una promessa, sforzatevi di credergli sempre, di accogliere le sue affermazioni con un sorriso complice e sincero.

Ha un bisogno disperato, per crescere, di qualcuno che creda in lui.

Non credo serva altro da sapere per finire quest’ultimo scorcio di anno.

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Amate. Oppure odiate. Senza mezze misure, in modo viscerale e coinvolto. Con tutta la passione di cui siete capaci. L’essenziale è urlare con tutta la propria forza.

Il motivo (anche se in questi casi i motivi sono puramente ornamentali) è che non è successo niente. Io sono convinto che quando succede qualcosa bisogna star zitti, mentre quando non succede assolutamente nulla bisogna sgolarsi, consumare la forza, riempire il vuoto. Il vuoto perfetto non esiste in natura, ma solo nello spazio profondo. E lì infatti, come diceva lo slogan di un famoso film, nessuno potrebbe sentirti urlare.

 

 

 

 

Marco ‘Fiocotram’ Foti

Non so voi, ma  penso proprio che, una volta  trovato il posto giusto, inizierò a urlare fino a perdere la voce.

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4 thoughts on “

  1. katana78

    MA FIGURATI… io sono cosi non mi nascondo, l’essere imbranati non è un po’ coci male ;o)
    cmq sono tornata perchè UN BABBO NATALE VERDE SAREBBE INGUARDABILE,IMPROPONIBILE..
    no no non dire più queste cose blasfeme!
    ;o) toccatemi tutto…(em vabbe) ma no babbonatale, quando ho scoperto che non esisteva ho sofferto tantissimo…

  2. katana78

    a me capita a volte di essere felice è riuscire a tenerlo dentro o mostralo senza urlarlo… altre volte vorrei urlarlo… anche se sinceramente non me lo ricordo piu cosa si prova ad essere felici… serena si…

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