E che io possa morire di letteratura

Un foglio bianco, una lama di luce sottile separa dal mondo di odorosi sensi. Traspare abbastanza da poter leggere, tra le ombre confuse, danze affamate di felicità. Luccicanza che si schiude, come dono disceso dagli occhi. In fondo alla bianca valle, sorrisi imperfetti. Sorrisi unici. Abbraccio, gioia, lacerazione, senza capire quando sei, dove sei, senza risveglio.   Vorrei:  sciogliere la vita nell’acqua, farla scorrere,  tracciare un percorso verso le radici del cielo. Catene di parole mi tengono fermo, trame spietate di ferro dal sapore dolce,  davanti agli occhi di tutto il mondo, mentre comandano di schiudere il petto al tremolì0 dei fiori. La bellezza delle canzoni cadrà come petali, uno dopo l’altro, sparsi verso la madre. Dolce tormento, vola via e fatti aria che brucia, come promessa d’eterno. Fai promettere anche alle costellazioni, anche ai Numi di non venir disperso. Quando torneremo a raccontarci, sotto forma di polvere e frammenti spaziali, nuotando profughi incontro a speranze di nuove galassie,  tu sarai seme e ti farai abbracciare dalla terra, sognando la mano che saprà coglierti.  E chi mai saprà, andando avanti nel tempo, che ero qui a pensare a Te.

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