“Va’ o passeggero… Narra a Sparta, che qui morimmo, in obbedienza alle sue leggi!”

Parlare o non parlare di questo film?

300

L’ho pensato perché mi ero imposto la regola di commentare solo cose che mi colpivano molto, nel bene e nel male e qui siamo dalle parti dell’intrattenimento di bocca buona, su cui è inutile sia infierire che esaltare.

Parlare di 300, nonostante mi abbia convinto poco a livello di regia, mi offre però la possibilità di spendere due considerazioni anche sul contraltare cartaceo e sul modo in cui è stata accolto.

In questo film vedo lo stesso intento di partenza di Rodriguez in Sin City, ossia riprodurre la contrapposizione netta e aggressiva di colori e forme stilizzate dell’omonimo fumetto di Frank Miller.

Parliamo di una  graphic novel  dall’impaginazione sperimentale con progressione widescreen di vignette orizzontali,  che sembrava già profetizzare il cinema, impreziosita dai colori violenti e iconici  di Lynn Varley. E’ palese fin da quelle pagine l’intento antistorico dell’autore: le Termopili della storia e della leggenda sono solo un pretesto, un canovaccio da riadattare al palcoscenico e ai tempi tipici di Miller. Quindi eroismo e passione senza compromessi, malinconia e partecipazione dello spettatore/lettore al dramma di un uomo che deve andarsi a schiantare contro minacce imponenti come montagne, ben consapevole che questo scontro, spesso suicida, sia l’unica prova del proprio valore e significato come esseri umani.

Questo potrebbe far storcere il naso non solo all’appassionato di storia greca, dato che una storia progettata per piacere al grande pubblico dei film d’azione, come questo 300 comunque nasce, non è certo la sede adatta di tali passioni. Ma anche a chi mal digerisce contenuti che ricordano la propaganda sul buon soldato americano alle prese coi mostri incomprensibili e oscuri di altre nazioni.

C’è da considerare che Miller e Snyder non sono i soli da additare per certe stilizzazioni.
Andando a ripescare le reminiscenze liceali avallate dai docenti,  Leonida e i suoi  uomini hanno per molti di noi ex-alunni o docenti frequentato più spesso i territori della letteratura epica/eroica che quelli della puntigliosa  ricostruzione storica.

trecentos
Secondo la cosiddetta ipotesi ‘unitarista’ Erodoto stesso, narrando della celebre battaglia,  altro non volesse fare che  raccontare lo scontro universale ‘oriente-occidente’. L’eco delle imprese dei Trecento potrebbe essere considerata  a buon diritto una  ‘narrativa super-eroistica ante litteram’ nata per trasmettere insegnamenti etici, più che storici, contro la tirannia e la sopraffazione.

Questi sono valori molto più profondi e importanti di una semplice e banale versione antica delle attuali Guerre combattute nel Medio-Oriente e devo dire che  in questa rilettura multimediale cartaceo/cinematografica vengono fuori con una certa empatica sincerità.

Una lunga linea di personaggi-archetipo di tali sentimenti, che va da Batman a Wolverine, dal Marv di sin City prima di giungere a Leonida, ha consentito a Miller di sintetizzare questo tipo di poetiche da eroico baluardo di frontiera (“Mi piacciono stronzi, ossessivi, strambi”, ha sempre dichiarato) e di essere uno degli autori più letti e copiati da almeno due generazioni di autori/lettori.

Snyder decide di omaggiare quest’atmosfera accentuandola e rendendola ancora più grezzona, esagerata. Questo piglio filologico nella riproduzione  e nel rendere più saturi i colori e le atmosfere pone comunque seri dubbi sulla capacità del regista di trovare una chiave espressiva propria. Alcune messe in scena sconfinano nell’umorismo involontario, come il gigantesco, alieno Serse dalla voce cupa e profonda (il doppiatore italiano di Terminator peggiora la cosa) che in certe parti ha fatto sghignazzare gli spettatori. Il film alternava momenti in cui mi è piaciuto molto esteticamente (i cadaveri trafitti dalle frecce e amucchiati per terra, le “frecce che oscurarono il cielo”) a ad altri in cui mi sembrava tutto troppo discontinuo e confusionario di per sé, con la sola espressività larger than life dei personaggi inventati da Miller a tenere assieme il baraccone.

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4 thoughts on ““Va’ o passeggero… Narra a Sparta, che qui morimmo, in obbedienza alle sue leggi!”

  1. FiocoTram

    SPARTAAAAAAAH!

    ( Ho gridato, lo ammetto, a squarciagola, con la mia invocazione che si mescolava, mimetizzandosi, ai cori goliardici seguiti alla proclamazione di laurea di un mio amico. Bisogna sfruttare efficacemente ogni momento offerto dalla vita!)

  2. utente anonimo

    L’ho visto proprio ieri sera. “L’eco delle imprese di Leonida altro non è che ‘narrativa super-eroistica ante litteram’ nata per trasmettere insegnamenti etici, più che storici.” D’accordissimo; anche sul fatto che le ‘esagerazioni’ sono perché viste dagli spartani e pure simboliche. L’oracolo, beh, è bellissima. Sia lei che la scena. Ma c’è un pezzo che a me è piaciuto e ricorderò a lungo, di questo film. Quando loro sono sotto le frecce che oscurano il cielo, la prima volta. E ridono. Ridono. Ridono. (bella, questa recensione/opinione, fiocotram)- Ziloroca

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