Le coraggiose ricette di Fioco: pasta con sugo alla salsiccia

Esistono due tipi di studente fuorisede: lo studente fuorisede previdente, e quello sbomballato. Io ovviamente appartengo alla categoria degli sbomballati,  anche perché  mi piace  un sacco il suono della parola. Aspé che la ripeto. Sbomballati.
Lo studente sbomballato, tutta estate al sol cantò, e provveduto di niente, nell’inverno si trovò. Lo studente fuorisede previdente tiene dentro la sua scrivania tutto ciò che può essergli utile nella logorante vita moderna: cacciaviti, chiavette, ciappette, chiodini, forchette… esiste tuttavia una sottocategoria di studente previdente, che di per sé non ha particolari meriti nella gestione delle sue cose, anzi, abbandonato a se stesso rischierebbe la morte per inedia  e tetano, ma per fortuna riesce a salvarsi  e a tenere in casa tutto il necessario, grazie alle continue cure prodigate nei suoi confronti da genitori e nonni. Solitamente questo eccesso di attenzioni può avere anche lati oscuri, dato che questo tipo di studente fuorisede vive letteralmente terrorizzato dal telefono, con la madre che lo chiama dieci volte al giorno, e se non lo trova chiama tutti gli amici che ha in rubrica.
Uno dei lati positivi di questo tipo di vita è avere una nonna ( o una mamma, o uno zio fricchettone ) che fa le conserve di pomodoro.
Questa buonissima abitudine delle mie parti consiste nell’acquistare, nel periodo di Agosto-Settembre, i cosiddetti ‘pomodori buoni’ , e poi chiudersi in clausura per due, tre giorni, a volte una settimana, bollendo sugo di pomodoro nel calderone e confezionando bottigliette da sigillare e conservare durante il freddo inverno.
Inutile dire che lo studente previdente riesce sempre a portare con sé una bella borsettata di queste preziose bottiglie, attraverso mille peripezie, facendo su e giù negli angusti spazi offerti a pagamento dalla sadica Trenitalia, spesso dovendo fare a botte coi tizi che vengono dal paesini mai sentiti nominare prima, e che solitamente viaggiano  a gruppi di tre, marito tozzo e bestemmiatore, madre chiusa nel suo silenzio, figlia o figlio alto e robusto alla quale si delega il compito di portare le valigie più pesanti ( è un po’ la versione familiare del Forzuto che sta nei gruppi di cattivi da cartone animato). Una  delle cose che rimangono più incomprensibili allo studente, nonostante anni di viaggi in treno,  è il motivo per il quale lui, che a casa ci torna solo durante le feste comandate, ha semplicemente due valigie, che tentano a malapena di contenere il necessario di mesi e mesi di solitudine universitaria, e la famigliola in questione invece, pur andando a trovare i parenti  ‘che stanno nel Continente’ al massimo per una settimana o due, si portano l’intera casa appresso.

Comunque sia, andiamo a parlare della ricetta di oggi, la quale appunto nasce dall’alleanza tra lo studente previdente e le sue magiche bottiglie di sugo, e lo studente sbomballato.
Aspè che lo ripeto di nuovo. Sbomballato.
La storia comincia quando quest’ultimo, svegliandosi durante una bella domenica di sole, annusa l’aria e si rende tragicamente conto che il bell’odore delle pietanze cucinate dalla mamma, che faceva da indispensabile corollario alla gioia della festività, non è presente. Al suo posto però c’è una cucina, con tutto l’indispensabile per darsi da fare e cucinare qualcosa di decente.
Grande alleato dello sbomballato in questione è la  cosiddetta salsiccia bolognese, un budello pieno di carne, discretamente saporito. Quando si fa la spesa, e si ha qualche soldino in più, si comprano due o tre pezzi di questa salsiccia in aggiunta alla solita e misera porzioncina da trecento-quattrocento grammi di petto di pollo o fettine, che ormai il macellaio ti conosce e sogghignando anticipa sempre la tua richiesta, con le 
zdaure che ti guardano comprensive e che vorrebbero dirti, eh, se ti serve non so, qualche ovetto o una cipolla, te ne diamo un po’ noi.
Insomma, ha sti due o tre pezzi di salsiccia,  (diciamo meno di trecento grammi, ti basterà ) indi per cui chiami il previdente e gli dici di portare una delle sue miracolose bottiglie rosse. Mentre ti immagini il suo sguardo assonnato , non dai nessuna spiegazione, gli dici solo di muoversi e di raggiungerti a casa.
Passata in rassegna la credenza, cerchi le cipolle. E ci stanno. Bella forza, ormai la tua credenza odora solo di cipolla. Frughi nel frigo alla ricerca di carote, e per fortuna la tua coinquilina studentessa di yoga, ne ha lasciata qualcuna. Lei si nutre solo di carote, masticandole nervosamente e guardandoti truce ogni volta che  osi mangiarti un panino con mortadella davanti a lei. Però, non ti ha lasciato il sedano. ‘Azzo, sto sedano manca sempre.
L’amico arriva, pieno di domande, ma tu lo lasci accomodare sul divano mettendogli in mano l’ultimo numero di Dylan Dog, prendi la bottiglia, e dici che lo chiamerai quando servirà.
Prendi il tagliere e taglia cipolle e carote il più finemente possibile. Ultimamente le carote sembrano fatte di legno, per cui più le tagli  piccole maggiori possibilità hai di farle cuocere.
Nel frattempo la salsiccia si è scongelata. Pratica un incisione per il lungo, ed estrai dal budello tutta quella bella polpa rossa. Sminuzzala.
Accendi il fuoco, e metti olio d’oliva ( l’olio di semi lasciatelo per le patate, massimo può servire a quello) sul fondo di una padella abbastanza grande da contenere due piattoni di pasta. Accendi la fiamma, e controlla se l’olio si è scaldato mettendo dentro un pezzettino di carota. Quando viene aggredita dalle bolle, versa subito cipolle  e pezzi di carota restanti, avendo cura di abbassare la fiamma a fuoco lento, sennò invece di friggere brucia tutto.
Quando il tutto comincerà ad assumere una tonalità giallina, e soprattutto l’odorino di cipolla inizierà a pizzicarti le narici,
aggiungi la polpa di carne.
A questo punto l’amico previdente, attirato dall’odore, ti avrà raggiunto in cucina, per cui, visto che è lì, affidagli  il compito di aprire la bottiglia di sugo.
Aiutandoti con un cucchiaio di legno, amalgama bene bene la carne al soffritto, facendole prendere un bel colorito grigiastro. Aggiungi una spolverata generosa di sale, e mescola di nuovo.  Infine, versa senza alcun rimorso tutto il sugo della bottiglietta. Se il nonno o la madre in questione conoscono il loro mestiere, la parte liquida e la parte polposa del sugo saranno ben presenti in parti uguali. Versa un po’ d’acqua e scuoti energicamente la bottiglia per rimuovere eventuali tracce di sugo sul vetro, e poi versa di nuovo, per diluire bene il sugo. Altro giro di mescolata poi ricopri con un coperchio la padella, sempre lasciata a fuoco basso, l’indispensabile per far bollire bene gli ingredienti ( se senti " pop, pop!" in maniera continua ma non accompagnata da rumori troppo forti tipo "FZZZZZ", allora è giusta ). Lascia il sugo un bel po’ a cuocere prima di calare la pasta. Una mezz’oretta diciamo.Non dimenticare di aggiungere un po’ di peperoncino piccante a cottura quasi ultimata.
In genere un piatto di spaghetti cuoce in sette minuti.
Va detto che, trattandosi di salsiccia bolognese, la pasta indicata per questo tipo di ricetta sarebbe la gramigna, ma io non ne avevo, e comunque gli spaghetti vanno benissimo lo stesso.
Quando sono al dente, scolali bene, senza residui d’acqua, e poi versali direttamente nella padella, amalgamando ben bene. Spolverate i vostri due piatti con l’indispensabile  Alla fine, tra l’odore della cucina e i due piattini inondati di sugo rosso e carne saporita, avrete ricostruito la perfetta Domenica a casa con le vostre madri. Cazzo, la perfezione si raggiungerebbe avendo a disposizione del buon pane per ripulire bene piatti e padelle. Ma dove lo trovi a Bologna, del  buon pane? ( a prezzi umani, intendo).
Il piatto è mooolto pesante, per cui si consiglia di fare una passeggiatina fuori al parco nel pomeriggio, invece di poltrire sul divano, che è peggio e resta tutto sullo stomaco.

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