Il primo ballo

Il primo ballo della mia vita fu con una biondina dell’asilo. Un bel giorno, mentre giocavo per i cavoli miei, mi puntò il ditino addosso con viso torvo, mi prese per mano trascinandomi via dai miei Lego, poi ordinò perentoria:

" Fammi ballare! ".

Mi trascinò una specie di girotondo a mega-velocità, con le mie mani unite alle sue e lei che girava  felice come una trottola impazzita. Cercando di divincolarmi, finii con lo sbattere la capoccia sul muro. Buio assoluto per qualche minuto.
Mentre l’alcool denaturato bruciava sulla ferita in fronte, il mio cervellino biascicava confusi impulsi elettrici, che unendosi tra loro formavano la scritta lampeggiante:
" Che donna! " .
 Ero stato preso e poi gettato via come un bambino-oggetto, ma c’era di che vantarsene con gli amichetti del bar. Mio nonno però non voleva che frequentassi il bar da solo, semmai mi ci portava lui, e sceglieva sempre il gelato alla nocciola.
Anche quando non lo volevo. Un bambino vuole sempre il gelato, direte voi… beh, non proprio. Ad esempio c’erano volte in cui il nonno usciva a far compere portandomi appresso, e incontrava qualche giovane signorina.
" Oh, signorina, stavo giusto portando mio nipote a prendersi il gelato. Perché non si unisce a noi? Ne offro uno anche a lei! "
" Nonno, ma veramente io non ho voglia di gela…"
Le manone del nonno che stringevano la mia si serravano improvvisamente in una morsa schiaccianoci, e capivo che forse era meglio prendere quel benedetto gelato. Alla nocciola, ovvamente.

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