Grindhouse, opinioni sparse, parte due

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  A mente fredda, si può dire che Grindhouse sia un progetto di secondo piano, una sorta di parco dei divertimenti delle idee in cui due cineasti ipernostalgici, che del postcitazionismo hanno fatto una vera e propria bandiera, hanno resuscitato due tipologie da film di serie b ormai morte e defunte. Più che un film vero e proprio, è un gioco, un’esercitazione da studenti di cinema realizzata con più soldi.

Questa operazione modello dottor Frankenstein ha avuto un sacco di lati positivi, primo tra questi il divertimento-complicità che Tarantino e Rodriguez riescono a instaurare con lo spettatore, anche quello a cui delle chicche cinematografiche e delle strizzatine d’occhio non frega nulla. E’ impossibile non ridere per trovate demenziali come il trailer di " Machete", o per i personaggi volutamente fumettosi e  sopra le righe che abbondano sia in "Deathproof " che in questo " Planet Terror", in cui Rodriguez si dedica a realizzare uno splatter-horror a base di zombi. A differenza del predecessore, che realizza in ogni caso un film molto breve, che lascia una sensazione di incompletezza, Planet Terror è assolutamente autonomo, godibile per sé stesso, pieno di gag, schizzi di sangue, innesti di armi improbabili, e attrici che giocano a fare le pin-up in modo altrettanto estremo e provocante.

Questa sostanziale completezza devo riconoscerla, anche se per qualche misterioso motivo Deathproof mi ha divertito di più, come se brillasse di una luce un po’ sinistra. Rodriguez diverte, inserisce gag e momenti indimenticabili a manetta, ma condisce tutto con uno strano sapore romantico-epico-pseudorivoluzionario che mi ha fatto un po’ storcere il naso nel finale. E c’è da dire che se non fosse stato per il progetto, e se Planet Terror fosse uscito ai tempi in cui divoravo b-movie horror in videoteca, non sarebbe certo entrato nella lista delle mie pellicole preferite.
Esattamente come successe ai tempi per " Dal tramonto all’alba", altra opera citazionista di cui riconosco il valore in quel contesto, ma non singolarmente

Ottimo come sempre Bruce Willis.

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