pronounced ” Ra-ta-tuj “

Remy è un diverso. Un parassita. Una minaccia da eliminare. Sapete cosa ci fa paura dei topi? La loro vitalità, esuberante, sfacciata, il loro sapersi muovere e prosperare dentro le strutture che pensiamo essere inviolabili e perfette. Ma Remy è diverso anche in rapporto a questo tipo di ruolo, diverso dai suoi stessi simili. E’ un topo che non vorrebbe farci paura.  Vorrebbe vivere in quel mondo che non è fatto per lui, in quel recinto  gigantesco che gli sbatte la porta in faccia. E non è solo questione di porte chiuse, per Remy. Se solo osa varcare il confine, è morto. L’ingegno umano ha inventato rimedi ultrasofisticati per scacciare gli esserini come lui. Remy è disposto a rischiare la vita per coltivare il suo sogno. Il sogno di un topo che vuol diventare lo chef più grande del mondo.

COSA?! UN TOPO IN CUCINA! EEEK! PRESTO! LA SCOPA!

Beh, in effetti, una volta uscito dal cinema, l’idea continuava a far schifo pure a me.

Splendido lavoro made in Pixar. Un’odissea sulla diversità e l’accettazione di idee nuove, controverse. Un cartone capace di pungere, pizzicare in modo violento tutte le convinzioni più elementari. La famiglia e il luogo d’origine come senso della propria esistenza? Cazzate. Remy sceglie di sacrificare anche l’affetto alla sua tribù per continuare ad esistere nel ruolo che gli piace davvero. Le gerarchie del mondo del lavoro, rigide e schematiche, non a caso sono inserite tra le " forze del male" . Non a caso l’alleanza stretta da Remy è con un umile garzone, all’ultimo scalino della graduatoria. La rivoluzione comincia ai piani bassi. E persino il membro più autorevole della piramide del successo, l’uomo che col suo parere può condizionare umore ,gradimento, e di conseguenza affari, di fronte alla triste e solitaria noia che da la routine è costretto a rivedere radicalmente le proprie posizioni. Ma non crediate che percorrere strade diverse porti comunque a un happy ending. Forse il messaggio più bello di questo film è che bisogna portare avanti i propri sogni, anche di fronte alle difficoltà , a quel successo ( o perlomeno, quel giusto riconoscimento ) che sembra non arrivare mai. Standing ovation per la sceneggiatura e la regia di Brad Bird.

Annunci

One thought on “pronounced ” Ra-ta-tuj “

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...