Dreams of the Nursery: peplum

Nel sogno, mi  ritrovo  a vestire i panni di una sorta di aiutante/assistente/ co-protagonista. In pratica , sono l’uomo di fiducia di Quentin Tarantino, venuto in Italia a girare una sorta di omaggio ai film peplum, il racconto della vita di un famoso e folle imperatore romano, Caligola. Fin da subito Quentin inizia però a dare decisamente di matto: dice che vuole ricreare , col maggior realismo possibile, l’atmosfera dell’antica Roma. Per cui costringe tutta la troupe, non solo gli attori, a girare vestiti in toga. Lui decide di prendersi il ruolo del protagonista del film, l’imperatore, e inizia a comportarsi come tale, dando ordini a destra e a manca, facendosi servire, e gesticolando in preda a manie di onnipotenza. Tutti siamo molto spaventati e lo assecondiamo. A un certo punto del sogno  lo accompagno a fare una passeggiata, ma ci arrivano davanti due bimbi, un maschietto e una femminuccia, che compiono un qualche sgarbo nei confronti    dell’ " imperatore " , forse non lo salutano o gli lanciano una palla addosso, non ricordo bene. Lui da principio sembra non incavolarsi, poi però ordina, serio, che i bimbi devono essere giustiziati, e che devo essere io ad occuparmi di tutto. Se ne va, e io resto insieme agli altri membri della troupe, i quali mi sussurrano che non posso assolutamente tirarmi indietro. Mi danno un fucile, e mettono i due bimbi molto lontani da me, come se si trattasse di fare del tiro al bersaglio. Per facilitarmi il compito, li cospargono di una strana sostanza bianca, tentando di disumanizzarli facendoli assomigliare a statuine di gesso. La bambina però ha gli occhi azzurri, tanto luminosi da sembrare fosforescenti, e li tiene ben sbarrati. A quel punto non riesco proprio a premere il grilletto, e di comune accordo con gli altri nascondiamo i bambini da qualche parte.

Il giorno della prima del film andiamo tutti a festeggiare sul set.  Presi dalla gioia e dalla voglia di gozzovigliare, entriamo in cucina per prendere qualcosa, forse dei bicchieri, ma disgraziatamente io ho nascosto i due bambini proprio lì.  Tutti non sanno cosa dire, e Quentin resta in silenzio. A un certo punto fa uno scatto e cerca lo stesso di avventarsi sui due, che nel frattempo si sono trasformati in una coppia di fragili anziani. A questo punto io e gli altri membri della troupe ci precipitiamo a bloccare Quentin, mentre i due scappano dalla porta della cucina, che è anche l’ingresso secondario del set/casa. Tutto inizia ad assomigliare a quei film col lieto fine, scorrono i titoli di coda e  tutti quanti salutano commossi i vecchietti che si allontanano sempre di più, con la prospettiva che si allarga facendoli sembrare  man mano più piccoli.

Un tizio si avvicina, vorrebbe abbracciarmi, contagiato dall’euforia generale, ma io lo allontano, con un certo disagio

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