Ho preso uno yogurt, ho leccato la copertura di alluminio, mi sono tagliato la lingua.
Una risata dentro lo stomaco, che non ha nemmeno il tempo di essere gustosa.
In ogni caso, difficile da condividere.
Ho guardato attraverso lo specchio piccole gocce scarlatte, che saltellavano verso  lo scivolo del lavandino.
Ho ricordato quando da piccolo, a quattro anni, mi successe una cosa simile.
Salivo le scale, tenuto per mano, e intanto ripetevo una filastrocca che parlava delle ore segnate sulla lancetta dell’orologio.
A un certo punto, puf, mancò la luce. Inciampai, ritrovandomi a sbattere il mento contro uno scalino.
Rientrai  in casa, come se niente fosse. Da piccolo non piangevo mai, a meno  che non mi lasciassero solo.
Dopo qualche minuto mia madre, mentre pastrugnava in cucina, mi scorse, da dietro le spalle, mentre tenevo le guance gonfie come un pescepalla.
Mi chiese di aprire la bocca, io seguitai a tener ben chiuse le labbra, e alla fine dovette costringermi a schiuderle.
Non volevo che nessuno si preoccupasse, ma ilsangue che scorreva copioso dalla lingua era impossibile da nascondere.
Ci fu giusto il tempo di una rapida corsa in ospedale.
" Eh, no, dottore, mi scusi ma io esco, non posso guardare ". Mia madre, diranno subito i miei piccoli lettori. No ragazzi, avete sbagliato, questo era mio padre.
Anche i medici dovettero subito constatare quanto fosse difficile non tanto applicarmi i punti, quanto più che altro tenermi fermo.
Mi divincolavo peggio di un’anguilla spalmata di burro, mentre imprecando cercavano di tenere aperta la bocca per infilare le loro tenaglie, aghi, punteruoli, strumenti di tortura, o qualunque cosa mi sembrassero i loro attrezzi.

Mentre gli occhi si schiudevano leggeri su questo ricordo, mi cullavo nell’incertezza di  andare in ospedale oppure no, mentre mi divertivo a giocare al vampiro anni Settanta, con le labbra  da cui colava un filo di  sangue rappreso.  Restavo un po’ in bilico, tra Proust e Fantozzi, passando per i film in bianco e nero della Hammer.
Alla fine ho pensato, massì, ci vado, sarà come una specie di revival dei bei tempi passati.
In realtà mi vergognavo un po’ di raccontare la faccenda dello yogurt e dell’alluminio, così come mi vergogno adesso a ripensarci.
Comunque sia mi sono diretto al Pronto Soccorso, e con passo sicuro sono arrivato davanti agli occhi dell’ Infermiera Assonnata.
Povera infermiera Assonnata/ non ha il tempo di essere bella/  non ha il tempo di essere baciata/ perché è sempre mezza  Addormentata.
Ho spiegato il fattaccio, imbarazzato, ma nel frattempo il sangue aveva già smesso da un pezzo di scorrere,  facendomi fare la solita figuraccia.
" Beh,  il  fatto è che la lingua irrora  ( che bella parola, come la dice bene, NdMe ) parecchio, ecco perché il taglietto all’inizio non si rimarginava. Ma  non è niente di che. Con un po’ di saliva, tutto scorre " . Panta rei.
Uscito dall’ospedale con la coda tra le gambe, ho pensato di meritarmi un gelato.
Anche il padrone della gelateria davanti all’Ospedale doveva pensarla come me, visto che stava per chiudere, ma generosamente mi ha aperto lo stesso, servendomi persino una razione extra di cioccolato.
 Gloria e onore a lui, invero.

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3 thoughts on “

  1. FiocoTram

    Riflettendoci sono proprio una donnicciuola.

    Me lo dico da solo prima che qualcun’altro faccia lo stesso.
    Però DEVO essere apprensivo… visto che non ho nessuno che badi a me, mi preoccupo anche per gli altri;P

  2. FiocoTram

    >(ma davvero sei andato al PS perché hai litigato con lo yogurt? ò-ò)

    Eh…:(
    Io non sono un tipo che si allarma, ma usciva un sacco di sangue, che poi ha smesso, in tempo per farmi fare una figuraccia.

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