Mare…

…lattiginoso e sporco, ti insinuavi dentro me. A pelo d’acqua spuntavano spuntoni  di ferro e travi di legno marcito, resti di baracche che scomparivano dentro la corrente.  Sulla spiaggia, i bambini giocavano coi vetri rotti e i pezzetti di plastica . Il cielo colorava le acque di una luce grigiastra, e l’orizzonte incerto, sciolto in quell’unico colore, sembrava avvolgerti in un cappotto d’aria fredda e pesante.  Un vecchio maestro, un poeta, che ai tempi aurei era stato scrittore e pittore, passeggiava sul ponte, guardandomi senza espressione. I quadri nella casa in cui ero andato ad abitare erano tutti firmati da lui. Magari era un parente di quelli da cui pernottavo. Magari era uno dei loro fantasmi. Non riuscivo ad esprimere nessun giudizio su quei quadri, e loro sembravano decisi a non rivolgermi alcuna parola. Mangiavo una salsa pregiata, fatta da una vecchia massaia, comperata in un paesino del meridione, e una bistecca al sangue, cotta molto bene. Il sorriso della padrona di casa , che mi osservava dopo aver preparato quel pasto, sembrava estendersi al di là dei miei pensieri.  Era soddisfatta, infelice o cosa? Non c’era modo di saperlo, e di certo lei non ce l’avrebbe mai detto. I due gatti, piuttosto grassocci, entravano e uscivano dalla piccola apertura posta in basso, sulla porta della cucina, con un’agilità insospettabile per la loro mole. Dopo la cena la  figlia della padrona mi fece cenno di seguirla in salotto. C’erano foto di lei, appena nata, miste ad altre in cui appariva grande, già adolescente, coi capelli corti e il sorriso malizioso. Non trovai alcuna foto da adulta, e questo mi fece pensare che con la maggiore età sarebbe andata via da quella casa.

E io?

Ero appena arrivato. Volevo imparare il più possibile da quel luogo prima di decidermi a scappare. A volte mi sedevo a parlare con la loro nonnina, come se fosse la mia. I nonni appartengono a tutti, il passato è ansioso di condivisione e chiacchere.
La bambina mi disse che una volta uno dei gatti grassocci, il più nero dei due, le si era avvicinato mentre piangeva, stesa a terra, sul tappeto. Era l’unico della casa che la capisse.

" Un giorno fuggirò con lui, quando avrà trovato il modo di ridiventare un essere umano. Tu invece ti siederai alla scrivania , e scriverai la nostra storia  " mi disse.
" Prima era umano?"
" Non ne sono sicura, ma credo così " .
" E cosa faceva, quand’era ancora umano? "
" Beh non so. Non me lo può certo dire miagolando. Io spero  il principe. Ma mi accontenterei anche di un gelataio " .

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5 thoughts on “Mare…

  1. FiocoTram

    ciao fiocchetto. come stai?? scusa se mi faccio viva sempre e solo sul tuo blog ma è il primo posto che mi viene a mente dove posso lasciari messaggi 😛

    tutto bene? io vado alla grande. mi sono trasferita in sardegna, a cagliari con il mio amore ^^
    riesco a riconnettermi da pochi giorni dopo una estenuante rincorsa alla adsl.

    fatti sentire ok?? nel caso, se hai msn passami il contatto.

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