Difficoltà in fondo alla tazza…

…  ma sicuramente molto meglio, rispetto al fondo del bicchiere.
Si parla sempre troppo male delle persone che dormono, ma l’importante secondo me è come ti svegli.
Non mi svegliavo mai all’alba, non mi svegliavo mai a mezzogiorno.
Mi svegliavo nel mezzo del mattino. Quando qualcuno in cucina mi aspettava, e allo stesso tempo mi punzecchiava, per mezzo di battute o di semplice silenzio, ricco di sottintesi,  spingendomi ad entrare nel vivo del giorno, con i gesti misurati e la melodia del pranzo da cucinare o dei piatti da lavare.
La misura della vita non è data dalla lunghezza del filo scucito che sbuca dal maglione. Ma dalla quantità di fili che riesci a ricavare sfilacciandone uno solo. E intanto il maglione ha un grosso buco, ma chissenefrega.
Mi piacciono le cose coi buchi.
La mia famiglia ha un grosso buco, non so se imparerò mai a cucire.So solo rammendare, in mancanza di termini migliori per definire i miei garbugli.
Di buchi ce ne sono tanti. E io voglio molto bene a ciascuno di loro.
Mi piaceva svegliarmi nel mezzo del mattino, mai prima, mai dopo.
Non mi piace svegliarmi alle quattro e addormentarmi alle dieci.
Non mi piaceva il puzzo che facevano i miei risvegli dopo l’abbraccio del vino.
Mi piacciono le nuvole che volano via dalla mia tazza di té, anche se continuo a bere senza  senso della Misura, inteso come i biscotti.
Non mi piace quando mi tolgono ogni libertà di azione, e bloccano ogni idea, ogni spunto, ogni iniziativa. L’ottusità dagli sportelli, la maleducazione delle code interminabili, che stronca sul nascere ogni volontà di sorriso. Non mi piace quando pensi che io abbia già finito di dire tutto, e mi fai sentire come se avessi già fallito, senza avere ancora cominciato davvero.
Tu non hai NEANCHE idea di dove posso portarti. Dovresti ascoltare con attenzione, e avere paura, perché magari ti ho già spedito in viaggio, e non te ne sei ancora accorto.
Andrò avanti, perché è l’unica cosa che posso fare, e soprattutto che voglio fare.
Mi piaceva quando descrivevo le ombre nel cuore della notte.
E so quanto valgono tutte queste cose, perché mi hanno fatto ridere e piangere.
Questo è il primo post che scrivo col nuovo portatile.
Mi piaceva il tasto rotto in quello vecchio, che faceva molto Stephen King.
Adesso però ti dirò chi sono, e te lo dirò chiaramente. Io non sono Batman. Io non voglio passare la vita a piangere i miei cari, e avere così paura del mondo da avvolgermi per sempre dentro una spaventosa maschera da pipistrello, mentre  mi faccio ridere dietro da un pazzo maniaco che si mette il rossetto.
Non voglio controllare Gotham City chiuso dentro una caverna puzzolente, fredda e buia, con l’illusione dei pulsanti  a sbarrarmi la strada.
Voglio invece vedere  come sono le strade di Gotham City, quando c’è il sole.

Non vedo l’ora di tornare a casa e dire ti voglio bene alle persone alle quali voglio bene. E anche a quelle a cui non posso dirlo. C’è un cambiamento rispetto all’anno scorso: i miei pensieri nascono dalle passeggiate. Ho iniziato, passo dopo passo, senza pensare a dove finirà il sentiero. E voglio divorare chilometri  su chilometri, pensando a te.

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3 thoughts on “Difficoltà in fondo alla tazza…

  1. FiocoTram

    Giustissimo e apprezzato consiglio:)

    Ma dovrei prima imparare a rilassarmi.
    Il rilassamento e la tranquillità sono le mie due nemesi, più ostinate di Lex Luthor con Superman.

  2. 3m4

    quante analogie e quante “differenze” si possono trovare in un solo post 🙂 Se posso dare un consiglio (o descrivere ciò che penso): quando passaggi prova a fermarti, se possibile stai al sole. Chiudi gli occhi, percepisci un alito di vento. Quella credo sia la vera felicità. Poi devi andare avanti ….

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