Buonasera, vorrei un pezzo di pizza alle verdure.
Dietro il bancone, il ristoratore tiene in braccio una bimba paffutella, coperta di stoffa rosa.
Su, dai, il signore adesso deve pagare. Aiuta tuo papà, fammi vedere se hai imparato come si fa. Questa qui è la cassa. Adesso lui ti da la monetina, ma prima cosa devi fare? Brava, schiaccia il pulsante. Ecco, si è aperta la cassa. Adesso il signore ti da la monetina… come si dice? Grazie… adesso metti la monetina nella cassa, e per chiudere, premi di nuovo.

La città stasera è più scardassata del solito. I sorrisi della gente esagerati e distorti, i suoni arrivano in differita. Tutte le notizie, anche le più tristi, sembrano ammucchiate per caso. L’indignazione, la commozione, la rabbia, vengono mutilate da osservazioni fredde e impersonali, come il cuore del mondo si dissanguasse, goccia dopo goccia, davanti allo schermo di un pc acceso in una stanza buia, con lo sguardo annoiato di un nerd a fare da unico testimone. Le ragazze escono coi cappotti eleganti e stivali lucenti, sognanti e fragili. Dentro le cuffie del lettore mp3 Manuel Agnelli  degli AfterHogwarths rantola rabbiosamente: " Lo sai, lo sai che il mio amore è una tautologia, saprò come rin-don-DARLA via… " . Incontro il signor Emme, davanti all’ingresso della Biblioteca.  Parliamo un po’, si congeda da me troppo in fretta. Biascico mentre scompare un " ci vediamo domani ", e per la prima volta percepisco chiaramente quanto gli sto sul cazzo. Prendo un caffé, la ragazza che mi sta vicino preferisce la visione delle anticipazioni di San Remo al mio sguardo. Sullo schermo, Loredana Berté implora di farla cantare al prossimo Festival. Mi piace molto Loredana Berté, specie quella canzone che fa " E vaffanculo Luna.. " . Se non mi ricordo male, viene  subito dopo " .. E la Luna bussò ". Mi avvio verso la fermata, camminando rasente ai muri, nascosto dai portici, come se mi vergognassi di qualcosa. Prima di attraversare la strada, decido di mangiare un boccone.

Le mani pargolette cercano di raggiungere il mio zampone, ma sono troppo corte.Mi allungo verso di lei, le metto il soldino tra le dita, ammiro mentre  assorta lo conserva dentro la cassa, con un’attenzione più grande di sé stessa. Chiedo al padre come si chiama. Ha un nome arabo, che non saprei scrivere. Il nome di un fiore.
Mentre esco dalla tavola calda, capisco a quale mondo voglio appartenere.

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5 thoughts on “

  1. FiocoTram

    Lo spam natalizio non sarà tollerato, ripeto, lo spam natalizio non sarà tollerato, fatevi pubblicità usando il caro vecchio metodo: incidete l’indirizzo del vostro blog sopra un braccio con una lametta e poi mostratelo alla prima stazione di polizia vicino casa. Per dare più forza al vostro messaggio autoaccusatevi di tutti gli omicidi insoluti nella cronaca nera degli ultimi mesi, e poi vedrete quanta pubblicità e quante belle visite!

  2. 3m4

    Tremo di fronte all’idea di scegliere una strada perchè “opportuna” … personalmente percorro strade per vedere dove esse conducano, come ho già detto la felicità ritengo sia legata a cose più semplici: un sapersi fermare, respirare con calma, cogliere calore del sole e brezza di vento … la top 100 di cosa? in base a che? Perchè? Velleità …

  3. 3m4

    Fatalità volle che leggessi l’uomo rispettabile ascoltando la canzone del padre di F.De Andrè … per questo post direi che non puoi scegliere un mondo cui appartenere poichè il mondo è uno: è un modo d’essere, una sensibilità che puoi coltivare e sperare che perduri 🙂

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