Gaia e Silvietta

La bambina che vedete nella foto si chiamava Gaia. Aveva un bel nome, e viveva felice nella sua cameretta.

Un giorno vennero i Signori del Cinema e della Televisione per fare un film, misero tutte le sue cose a soqquadro,  e le dissero che doveva chiamarsi Silvietta. Lei però odiava quel nome. Giustamente, direi. Che cazzo di nome è Silvietta? Comunque, coi Signori del Cinema e della Televisione c’è poco da ragionare. E’ gente che quando si mette in testa una cosa, di solito è  un casco di banane.

” Sarai Silvietta, e basta! Se piangi ancora ti chiudiamo a chiave dentro la scuola, nell’aula di scienze, e tu sai cosa c’è nell’aula di scienze! “

” Oh mamma! Il grosso e orribiloso  Uggioso Ciarlestroso? ” mormorò Gaia-Silvietta portandosi le manine alla bocca.

” Ehm… esatto, proprio quello! Quindi, cara Silvietta, non fare scherzi, intesi?

Gaia, anzi Silvietta, obbedì. Ogni tanto però si nascondeva in un angolo, e piangeva tenacemente.

Il suo unico amico era Spartaco, detto Roswell, l’anziano cameraman che in gioventù era stato famoso per aver aver filmato un alieno dalla pelle grigia, e che era poi caduto in disgrazia quando gli alieni con la pelle grigia passarono di moda. Assieme, Roswell e Silvietta erano una tenera coppia di sfigati, che vagavano senza copione in quella cameretta piena di luci, coi mobili che cambiavano sempre posto, in cui capitava di addormentarsi in cucina e risvegliarsi in bagno.

In una giornata uggiosa, mentre gli altri cinematografari e televisionanti erano a mangiar sushi, Roswell e GaiaSilvietta decisero di dar fuoco alla stanzetta, alla casa, alla pellicola e all’intero copione. Roswell era allergico alla benzina, mentre lei era troppo piccola per arrivare alla mensola più alta della cucina, dove stavano i fiammiferi. Unirono quindi le loro forze: Roswell le diede i fiammiferi e  GaiaSilvietta sparse la benzina.  Si sedettero quindi ad ammirare l’incendio, sicuri che una volta visto il misfatto, i cinetelevisionanti avrebbero desistito dal progetto e loro sarebbero  potuti tornate liberi.  Dopodiché sarebbero andati a prendersi un’aranciata al vicino bar. Ma siccome tardavano ad arrivare si misero a giocare a chi riconosceva più figure tra quelle formate nel fumo e nel fuoco.

” Guarda, il volto del Demonio nell’attentato alle Torri Gemelle! ” disse a un certo punto Roswell.

GaiaSilvietta non era d’accordo ” Guarda meglio, quello è un pescione molto grande! “.

Litigarono un po’ , poi Roswell, ricordatosi di essere un adulto, cercò di risolvere la contorversia nel modo che si addice alle persone mature: agendo di prepotenza.

” Io sono più grande di te, è così è basta! “

” Non è vero!”

” Zitta, Silvietta! “

” Io sono Gaia! “

” No” ribatté il vecchio cameraman sempre più stizzito ” Tu sei Silvietta. E sai che ti dico? Abbiamo sbagliato tutto. Non dovevamo farlo. Tu sei una bimba, e io in fondo so fare solo questo mestiere. Diremo che è stato un incidente. Cambieranno location, cosa vuoi che sia? Il film si deve fare lo stesso! “

” Ma io mi chiamo Gaia!  Mi piace disegnare interi villaggi di puffi con la pelle verde, e voglio sposare il re dei ranocchi per andare a vivere in fondo al mare! “

” Invece sei Silvietta, e non appena finirà il film la nostra amicizia cesserà!  Anzi, già da adesso, visto che tu sei Silvietta, e non la mia amica Gaia, non ha motivo di esistere! “.

La bambina pianse, ma per amore del suo unico amico, decise di accettare.


Venticinque anni più tardi, una Silvietta già adulta stava uscendo  dal suo ufficio.

” Buon fine settimana  signorina! ” disse il suo capo con un sorriso mentre pensava a quando l’avrebbe licenziata.

” Ciao, Silvy!” la salutò la sua amica del cuore che le voleva un casino di bene e che, a Dio piacendo, l’avrebbe guardata affogare nella trementina.

” Buona serata, dottoressa ” disse l’usciere ossequioso aprendo il portone, mentre pensava a violentarla bendata e imbavagliata.

Prima di tornare a casa, volle fare una passeggiata in centro. Mentre girovagava saltellando da un pensiero all’altro, la sua attenzione fu catturata da un barbone che moriva di freddo dietro un vicolo.

Gli comprò una cioccolata e gli diede i suoi guanti. Lui prese tutto ma non la guardò nemmeno.

Lasciò un po’ di soldi nel piattino e finalmente lo riconobbe.

Era Roswell, ormai incapace di badare a sé stesso. Tutto ciò che sapeva fare era contare e ricontare i fiammiferi invisibili di una scatola ormai vuota.

Silvietta corse a casa piangendo. Aveva conservato tutti i disegni dei puffi verdi in un posto segreto, ma solo ora si  ricordava l’ubicazione. Li tirò fuori, riesaminandoli uno per uno con gli occhi lucidi.

Poi andò in cucina, con l’intenzione di bruciarli tutti.

Ormai era grande, e poteva prendere da sé i fiammiferi sulla mensola più alta.

Restò a guardare la scatola per una mezz’ora buona, senza decidere cosa fare.

Il giorno dopo, i vicini di casa e l’intero paese osservavano costernati la casa di Silvietta, ridotta in cenere. Di lei però non c’era traccia. Come se non fosse mai esistita.

Alcuni mesi dopo gli avventori di un bar iniziarono a raccontare una storiella che parlava di una ragazza bellissima, che sembrava scesa dal cielo, e che alle prime luci dell’alba era entrata nel buio e umido locale, per ordinare due bicchieri di aranciata.

Il più intraprendente degli avventori si era avvicinato chiedendole il nome. Si chiamava Gaia. Sapevano soltanto questo.

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4 thoughts on “Gaia e Silvietta

  1. FiocoTram

    >Ma non ho capito che sei un >ragazzo o una ragazza??

    Più che ragazzo sono un giovanotto, ormai!

    >non nonon scherzavo, volevo fare >sai come quelli che vengono nel >tuo blog leggono per ore poi >lasciano scritto una banalità >indicibile.

    Tutti hanno i loro hobby!

    >Sai che ti dico, ora ho capito, >perchè mi dava sempre fastidio, a >non poter accedere al macchinista >sul treno, ho sempre immaginato >che chi stà più solo al mondo in >mezzo alla folla chi trasporta in >viaggi interminabili è lui, il >macchinista, come relegato in >quella cabina con miriadi di >pensieri e non gli è concesso di >communicarle.

    Beh, sì. Speriamo che pensi pure a guidare il treno però;)

    > Mi piace tanto il tuo stile, ho >letto un bel pò. Approposito io >sono graca, perciò il capitale della >grecia cè’lho nel sangue, questo >significa che potresti innamorarti >di me?

    Se hai la capitale della Grecia nel sangue, io al posto tuo mi farei delle analisi del sangue.
    Mi chiedo come tu faccia, la voglio anch’io.
    Comunque, sto scherzando, adoro Atene, anche se adesso va più di moda Sparta.
    L’unica ragazza greca con cui ho parlato brevemente una volta mi fece conoscere un sacco di insulti e imprecazioni in greco, tipo:
    ” Mi scopo le corna di tua moglie! “.
    Anche questa è cultura!
    Grazie comunque dei complimenti e della visita:)

    >Oltre che faccio errori >grammaticali, va be….. emerenz

    Nessuno è perfetto, ma ora sei sul Blog dei Refusi!

  2. emerenz

    Ma non ho capito che sei un ragazzo o una ragazza?? non nonon scherzavo, volevo fare sai come quelli che vengono nel tuo blog leggono per ore poi lasciano scritto una banalità indicibile.

    Sai che ti dico, ora ho capito, perchè mi dava sempre fastidio, a non poter accedere al macchinista sul treno, ho sempre immaginato che chi stà più solo al mondo in mezzo alla folla chi trasporta in viaggi interminabili è lui, il macchinista, come relegato in quella cabina con miriadi di pensieri e non gli è concesso di communicarle. Mi piace tanto il tuo stile, ho letto un bel pò.
    Approposito io sono graca, perciò il capitale della grecia cè’lho nel sangue, questo significa che potresti innamorarti di me?
    Oltre che faccio errori grammaticali, va be….. emerenz

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