Non è un paese per vecchi

                                           
 
Il più grande moralista del mondo non dovrebbe mai avere un’arma. Potrebbe trasformarsi nell’incarnazione stessa della Nemesi greca: una volontà omicida inarrestabile, scatenata dalla violazione dei confini riservati agli uomini e bramosa di inseguire e uccidere i trasgressori.
Anton Chigurt potrebbe semplicemente essere descritto, da una prospettiva lontana, come uno psicopatico assassino simile a tanti altri. Ma se lancia una moneta per decidere il tuo destino, in quella specifica situazione, la sua ombra può crescere fino a sembrare quella della Morte personificata.
  L’abilità dei Coen sta nel montare dentro i consueti meccanismi di un western contemporaneo un’allegoria efficace,  un gioco dell’oca in cui le pedine transitano dentro meccanismi di sangue che portano ad altro sangue, senza che ci sia un arbitrio degno di poterle evitare.
A volte il mondo si riduce a questo, una partita che forse non avresti dovuto giocare. Il quadro si allarga e si restringe fino a tradursi in una raffigurazione terrificante dei processi insensati che regolano il nostro mondo, una progressiva resa al caos.
C’è nell’allestire le varie scene di sparatorie un gusto cinico nel sottolineare quanto sia inerme e indifeso il mondo “normale” dentro cui improvvisamente due stronzi possono piombare e metterti sulla linea di fuoco.
C’è un’ipnotica, serpentina,  arma ad aria compressa,  come quelle usate per ucciderequasi a demarcare il confine tra predatore e bestiame. Chigurth sembra quasi un essere superiore in un mondo di distrazione e superficialità di cui il suo occhio clinico si avvantaggia, trasformandolo in un micidiale meccanismo di distruzione che nessuno avrebbe dovuto innescare.
I custodi dell’ordine, costretti ad invecchiare e a guardare inermi la ripetizione di certi schemi, mostrano l’amaro punto di arrivo di decenni di cinema western, di tutta l’epica da frontiera americana, esplicata  nel miraggio di un uomo cocciuto che tenta di tenere accesa la luce della ragione in una prateria oscura, sempre più famelica, cieca e idiota nel suo ripetersi.
Ci si muove tra Texas e Messico,  quindi ampie panoramiche sul nulla più aspro, tra sparatorie, omicidi e una costruzione della tensione capace di rendere grottesco e straniante anche il dettaglio più normale. Inquadrature da guardare, riguardare, sezionare, sempre con la paura che la mietitrice stessa possa incombere .
Dentro questo  elegante adattamento di Cormac mCarthy, i  Coen hanno incastonato  il paradigma di tutto il loro cinema.

 

 

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