La misura della distanza ci viene presentata sin dalla prima pagina di questo volume, le cui vignette ricompongono lo sguardo del viaggiatore dentro l’aereo. Dapprima si posa sulla pacifica quiete che suggeriscono le nuvole, e poi la contrappone al formicolare delle mille attività degli altri passeggeri, che tentano di ricostruire i legami con la loro vita terrestre mangiando, giocando, ascoltando musica, leggendo. Il nostro viaggiatore invece tenta di godersi la pausa, l’assenza di pensiero. La ricerca del vuoto.

Il viaggiatore distante
racconta la piccola storia di un artista italiano che, in attesa di diventare padre, si trasferisce con la moglie negli Stati Uniti. Minuzioso nella descrizione ( anzi, celebrazione ) dei particolari,
desideroso di condividere stupore, meraviglia e talvolta anche senso di estraneità, a partire dai particolari stessi, dalla differanza dei singoli oggetti in un paese che credeva di conoscere.
Siamo nella New York post-11 Settembre, in un inverno troppo freddo, gelido come la paura ancora ben viva negli occhi dei passanti. Sarà dunque la ricerca calda di contatto e condivisione dell’uomo-artista, inscindibile dalla propria umanità e da quella che lo circonda, ad essere insieme salvezza da tante piccole angosce e motore della storia. Partendo dai sogni confusi di un padre, diviso tra voglia di toccare il figlio non ancora nato, presente solo come immagine, idea, e necessità di allontanarsene, si prosegue, alla ricerca di respiro, a passeggio per una New York densa di storie congelate, da riportare alla vita. E’ qui che un venditore di pretzel riflette nello sguardo un giostraio dell’infanzia a Cagliari, o che i ricordi riguardanti un vecchio abitante del quartiere, dalla tragica fine non ancora rimossa, prendono forma di fantasma affascinante, eppure inquietante.
Otto Gabos, che scrive e disegna la storia, ha un tratto solo a prima vista essenziale, ma in realtà dotato di tanti piccoli tratteggi capaci di giocare con toni e atmosfere come una tavolozza. Le infinite sfumature del bianco, dell’azzurro e del grigio diventano un vero e proprio linguaggio. La cura e l’atmosfera analitica e intimista messa in questo primo tomo fa venire voglia di proseguire il viaggio. Distanti, anche noi, eppure vicini, ogni volta che ci soffermiamo a osservare la familiarità di un dettaglio, o, viceversa, a condividere lo spaesamento derivato dalla sua totale estraneità.

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