Primavera gentile, come un massaggio sul collo. Il pomeriggio sembrava promettere niente di male. Camminavo per la piazza universitaria, senza ansia d’esami, senza paura d’amore, col mio sorriso, gli occhi dischiusi, una chiave di violino che galleggiava nel cervello, e che apriva, all’occorrenza, tutte le melodie.

Fissatelo bene, questo istante di tranquillità. Immaginatelo, disegnatelo, se potete.
Perché quello che seguirà è tutto vero. Non è come Bram Stoker, che fece indigestione di scampi e sognò Dracula. No, qui non ci sono mostri, e purtroppo nemmeno gli scampi.  Nulla di così semplice da decodificare, collocare dentro uno scenario

Nel  bel mezzo della piazza, avanzava una ragazza.
Me la sono ritrovata davanti, barcollante alla maniera degli zombie di Romero.
Lenta, ma impossibile da scansare.
Era dipinta di sangue. Le colava da naso, si impiastricciava sul muso, si spargeva sulla maglietta bianca. Le mani protese come un’offerta rossa.
Forse c’era stato un guasto nei miei recettori emozionali. Avevo sintonizzato la manopola su " Finestrini Appannati ", per appartarmi con le mie divagazioni. O  almeno ero sicuro di averlo fatto.

Il resto dei passanti, con le loro vesti seducenti dal colore caldo, camminavano felici nei propri film privati. Il loro disinteresse colorava la stessa percezione del tempo come qualcosa di surreale.
Ignoravano lei, e di conseguenza ignoravano anche me. Ma non  potevo certo fingere di non guardare anch’io.  Ad essere sinceri, forse li invidiavo un po’, come un soldato che parte per la guerra, e che prima di andarsene spia dalla finestra la serenità della sua famigliola, il giorno  di Natale. Però non c’era più niente da fare. Sono stato sputato fuori da quella tranquillità, davanti all’orrore  in pieno giorno, senza tenebre, con il sole pomeridiano sulle tempie, pulsante, implacabile, a scandire la realtà. Il rosso e la luce del sole. La concretezza e la negazione.

Ho preso il cellulare, ho fatto il numero dell’ambulanza. La ragazza, accasciata contro un muro,  non sembrava voler essere salvata. Non credeva ai cavalieri in armatura bianca. Anche la sua maglietta una volta lo era. Ma adesso era rossa. Allarme rosso, panico. Mi guardava, piena d’odio: " Ma cosa CAZZO FAI chi CAZZO chiami, deficiente ".
Uomini dallo sguardo cupo  si avvicinavano verso di me, digrignando i denti: "  Che fai? Chi hai chiamato?  Molla quel cellulare cretino! ".
A quel punto la chiave di violino ha aperto la porta che dava fiato alle trombe: ritirata!
Per fortuna nessuno mi ha seguito. In una giornata così soleggiata le ombre non erano certo a mio favore. La ragazza, nel frattempo, è scappata, lasciando poche macchie rosse a germogliare sul pavimento. L’ambulanza ha fatto il giro del quartiere, senza trovarla.

Ho fatto rapporto ai poliziotti,  poi mi sono allontanato fischiettando, pensando alla dolce aria di primavera, alle magliette bianche macchiate di sangue, e a una ragazza che non voleva essere aiutata.

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3 thoughts on “

  1. FiocoTram

    >Ricordo, immagine frammentata, sogno?

    Sembra così.
    Ma in realtà, a parte l’elaborazione riflessivo-letteraria, è tutto vero.
    Mi sono REALMENTE imbattuto in una ragazza che sanguinava copiosamente, in piazza Verdi, lo scorso Sabato, e che gridava a tutti di lasciarla in pace. I fatti si sono svolti esattamente come nel racconto, compreso l’arrivo di non meglio specificati individui che volevano prendermi il cellulare, e la chiamata inutile dell’ambulanza ( visto che la tipa se n’era scappata).

  2. hunappygirl

    Insonni entrambi eh?
    Leggo il tuo racconto (ricordo, immagine frammentata, sogno?) e mi chiedo cosa avrei fatto, non al posto tuo, ma in quello della ragazza. Ti avrei gridato contro di lasciarmi andare? Si, forse un tempo l’ho fatto – lasciatemi in pace – o forse chissà, fuggii, questo si. E oggi, cosa vorrei oggi? Che qualcuno tendesse una mano, è troppo tardi.
    Qualunque cosa sia successo in questo tuo frammento di memoria, hai fatto bene. Anche a proseguire.
    Un abbraccio…

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