Fermo il mondo leccando un gelato.
Tengo lontane le formichine colorate.
Chissà se sentono  già odore di panna.
Ho cercato nei vicoli scuri quella maschera che mi rendeva forte.
La spada, il cavallo dal cuor di Leone.
Dove sei, tu che raccontavi?
Ho toccato nel buio il cuore della musica.
Ho inserito lo spinotto nel cuore caldo, al centro del suono che si sfalda tra le forme.
 Zucchero che cola piano, trasfuso dalle orecchie, dentro il cervello, asciuga i pensieri.
Dove sei, tu che custodivi la musica ma non suonavi,
Tu che dipingevi ogni suono conosciuto dentro un bosco mai esplorato ma caldo di promesse.
Non mi hai insegnato abbastanza Paradiso dove poterti cercare,
preghiere abbastanza forti per poterti chiamare.
Chi pensava che ce ne sarebbe stato bisogno? Eri sempre lì.
Forse ci sei ancora, nascosto da quel velo dispettoso di polvere che copre il passato.
Forse è meglio così.
Forse sono fortunati quelli che non hanno mai il tempo di cercare con cura.
 Quelli che in soffitta ci vanno solo per conservare le cose, per seppellirle per sempre.
Dove sei, io che spezzo,frugo, rimesto tra le membra lanciate in aria.
Come i robot giapponesi scomponibili.
Senza il potere magnetico che possa di nuovo saldarle assieme.
 Dove sei, e cosa è rimasto per sostituirti?
Ho dimenticato di pagare un debito? Forse sì, ma non ho rubato nulla.
Allora chi è venuto nella notte?
A quale titolo, con che mandato si è messo a rosicchiare via pezzi di questa stanza?
 Era l’unica che mi interessava mantenere in ordine.
Se ne va la doratura dai mobili, dalle sedie.
Resta solo cuoio, duro, salato, un sapore che non riconosco.
Mi addormento davanti al fuoco, distendo le gambe verso il camino.
Si consumano tra le fiamme.
Il mattino dopo c’è da rialzarsi. Si dovrà strisciare.
Dimenticare i giorni felici da pupazzo.
In un teatrino, con tutti gli amici dai sorrisi incollati con la carta.
Dove sei?
Questo sorriso  tutto arrugginito, consumato dalle onde salate, dalla grandine, dalla pioggia…
Mette quasi paura.
Che brutto mondo, senza di te.
 Lo dobbiamo cambiare.
Mi perderò nelle luci false, mi chiamero in modo diverso, giorno dopo giorno.
Girovagando tra Frascati e Cincinnati, tra Paperopoli e Bogotà.
 Risate e colori, musica e frenesia di  carnevale.
 Controvento, l’eco di un  ballo a ritmo di Charleston, troppo lontano.
 Una collina che non conosce abbastanza cielo mi separa dal giorno e dalla notte.

***
Se vuoi viverlo, prima devi dimenticarlo
***

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