Zibaldone al marsala 2

Storia d’amore matura, passionale e ambigua, e al tempo stesso favola fantasy popolata di toni di grigio. Non sono certo un estimatore del genere ( anzi, lo dico apertamente, quando sento parlare di nomi come Elendor, o Gondor, mi viene l’orticaria… ma chiamateli Patrizio, Nicola, e ambientate il tutto a Castelvetrano, o Cesenatico, per Odino! Tra l’altro chi cacchio ve li suggerisce stì nomi? Li create tirando a sorte o ve li sussurra in sogno lo spirito di un qualche nerd morto giocando a Dungeons and Dragons? NDFioco ) però amo le storie in cui i personaggi, più che perseguire un’idea incerta di idealismo e giustizia, badano a fare i conti con le proprie passioni. Lo stile di Laura Schirru è maturo, scorrevole, si legge tutto d’un fiato. Le parti stilisticamente più pregevoli secondo me appartengono alla seconda fase della storia e alle fasi di flashback. Qua e là è possibile ritrovare, tra i dialoghi dei personaggi, una vena di sarcasmo che non dispiace. L’affresco del mondo fantasy delle Cronache di Davidia è inoltre ben costruito, e vede contrapposte due fazioni in lotta per l’investitura, l’una a carattere religioso, l’altra monarchico-assolutista.
Presa nel bel mezzo dello scontro tra queste opposte forze, troviamo una fanciulla che attraversa lungo le trecento-e-passa pagine del romanzo un convincente percorso di esplorazione di sé stessa, della sua sessualità, e della sua autodeterminazione, da giovinetta a donna con una famiglia. Ci sono poi ottime ( e, ahimé, troppo poche per il mio animo da belva sanguinaria ) scene di azione, in cui i personaggi fanno ricorso alla propria freddezza e intelligenza  in modo coinvolgente.

Dopo aver elencato le parti pregevoli del romanzo, che comunque nell’insieme ti conduce  fino alla fine con discreto divertimento, ci sono alcune cose che mi hanno contrariato.
Innanzitutto la prima delle due parti principali in cui è divisa la storia, ovvero " Uccel di Gabbia " è quella che, per usare una metafora vicina al titolo, non appena "apri" la " gabbia" delle pagine e inizi a leggere, resta un po’ spaurita, incerta, come appunto un uccellino rimasto troppo tempo in gabbia e incapace di decidersi a prendere il volo. Dopo infatti una partenza col botto, piena di realismo e cattiveria, che contrappone fin da subito i due personaggi principali, con estrema chiarezza, la Schirru, nell’esigenza, dettatale dalla trama, di costruire passo passo un particolare rapporto di amore-schiavitù-attrazione, indugia nella ripetizione estenuante di determinate scene di sottomissione, che ci costringono a sorbire certe riflessioni-lamentele della protagonista, sempre identiche e ripetitive.
Non sono certo un bigotto conservatore, parlo proprio di una certa noia e difficoltà nel proseguire la lettura che si è verificata nel leggere per più pagine sostanzialmente lo stesso identico tipo di scena riproposta con pochissime varianti. Se si fosse calcato la mano sulla perversione, magari variando con le torture umilianti, o al contrario si fosse concentrato questo importante aspetto della trama ad un’unico, emblematico episodio di sofferenza, forse il tutto sarebbe stato più fruibile.
Inoltre, il parco di comprimari che agiscono assieme alle due figure principali, sempre in questa prima parte, risulta abbastanza inutile e ininfluente. O carne da macello per il tiranno dal pugno di ferro ( o lungimirante e illuminato monarca, a seconda delle variazioni di grigio^^) della storia oppure  un po’  inutili e opprimenti, come Karthea, la sorella di Zagart.
Tutto il contrario invece nella seconda parte, " Uccel di Bosco", in cui finalmente gli eventi incalzano, i riflettori inquadrano più personaggi, e questi ultimi  ( come l’indispensabile Vargas, che vivacizza non poco l’intreccio )non si limitano a un ruolo di secondo piano, interagendo meglio coi protagonisti. Il personaggio più indovinato della saga è sicuramente Zagart, il quale è un po’ troppo il prototipo del " bastardo affascinante" che piace alle donne ma in ogni caso viene dipinto con tante sfaccettature,  calato in certi contesti meno bellici e più " familiari" da risultare comunque nel complesso abbastanza riuscito.


Con estremo ritardo faccio la mia parte nel consacrare  e lodare il film di Iron Man come uno dei più riusciti esperimenti di trasposizione di un eroe dei fumetti Marvel. Fin dall’inizio del film l’ottima ricostruzione dell’origine del personaggio ( che negli anni sessanta, costruttore di armi, finiva prigioniero in Corea e riusciva a fuggire con uno scafandro super-distruttivo costruito da sé stesso medesimo ) viene attualizzata in Afghanistan.
Robert Downey Jr è un Tony Stark strepitoso, secondo me debitore di una delle più belle versioni del personaggio, quella ironica-cinica descritta in The Ultimates da Mark Millar.
Oltre a ciò, l’altro elemento vincente del film è rappresentato dai realistici e azzeccati effetti speciali.
Rimango comunque perplesso nel lodare come esempio di eroe ben tradotto dal cinema un miliardario ex costruttore di armi in crisi di coscienza, il quale pur avendo a disposizione una fonte di energia illimitata ( quella che alimenta la sua armatura)la usa per giocare a fare l’eroe invece che applicarla sul serio per far del bene, alimentando ospedali, arti meccanici o altri tipi di protesi per infermi. 


Speed Racer dei Wachowsky ha subito secondo me un destino un po’ troppo ingrato, passando subito in sordina e venendo etichettato come sonoro insuccesso. Passi la critica sulla frivolezza della trama ( anche se si tratta pur sempre di un film per bambini ispirato a un vecchio anime degli anni sessanta, non capisco a cosa servano trame contorte in certi contesti ), ma le accuse di incomprensibilità delle sequenze, girate con una computer grafica cartoonistica e psichedelica, piena di immagini sovrapposte e soluzioni estetiche che cercavano di mimare il dinamismo degli anime più veloci e spericolati, mi sembrano eccessive. In realtà il modo in cui Speed Racer affronta la narrazione delle vicende, riuscendo a combinare spettacolo con esigenze di raccontare, è originale, ma non certo impossibile da seguire. Se si affronta col giusto spirito, anche sottilmente videoludico-interattivo, diventa un film capace di coinvolgere ad alta velocità, riscoprendosi a fare il tifo per l’eroe fino a un secondo prima di rendersi conto che è riuscito a tagliare il traguardo.

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6 thoughts on “Zibaldone al marsala 2

  1. FiocoTram

    Cari lettori… sigh… certo che devo fare tutto io eh? -_-
    Se volete procurarvi il libro di Laura Schirru, cliccate sull’icona del blog di Promethea.
    Troverete quello che chiedete, e anche ciò che non avreste mai immaginato…

  2. promethea

    Eeeeh, ma mi hai stroncata… sigh sigh… se penso che avevo un’amica di Bologna che si era appena lasciata col ragazzo e mi ha chiesto “Lem, di te mi fido, aiutami a ritrovare fiducia negli uomini, presentamente uno che non badi alla mia quinta di reggiseno o alla mia collezione di fumetti”, mi sale un’amarezzaaaaaaa…

  3. promethea

    Ma povera Lara, non solo si trova in una situazione orrenda e senza scampo, deve pure sentirsi insolentire dai lettori perchè sbatte la testa contro un muro per tante sfighe le ho messo addosso XD
    Siete spietati *sissì*

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