Il cinema d’intrattenimento nipponico è spesso fonte di sorprese: sebbene molte pellicole siano preconfezionate seguendo mode e generi difficili da spiegare al pubblico occidentale,  infarcite  come sono di un umorismo non-sense e grafica fumettosa al limite del cattivo gusto, se si va oltre l’apparenza si scoprono trame non banali, attente allo sviluppo psicologico dei personaggi coinvolti, e soprattutto riflessioni non banali sulla società, elementi di regia, recitazione e sceneggiatura curati in maniera certosina, distanti anni luce dall’approssimazione e dalle battute da quattro soldi delle commediole per adolescenti prodotte in occidente.

Questo  Shimotsuma Monogatari, importato in occidente col titolo abbastanza scemo di " Kamikaze Girls ", è un film tratto da un romanzo per adolescenti che aveva come protagoniste due ragazze appartenenti a due diverse   tribù giovanili, o sottoculture urbane comuni in Giappone: quella delle Gothic Lolitas, ragazzine che si vestono e si truccano con abiti costosissimi ispirati agli abiti settecenteschi e allo stile rococò, e quella delle yanki, una sorta di teppiste motocicliste dall’atteggiamento mascolino.  Kyoko Fukuda interpreta questa giovane donna chiusa in un mondo allegro fatto di bei vestiti e torte di alta pasticceria, che le serve a dimenticare una situazione familiare tragicomica e la deprimente periferia semi-contadina in cui si trova a vivere. Il suo incontro con la teppista interpretata da Anna Tsuchiya darà il via a situazioni comiche raccontate con uno stile da cartone animato veloce e pazzesco, che però cela risvolti duri e pessimistici. La protagonista parla con la voce amara di chi è costretto a crescere in fretta, in maniera disillusa, e ostenta comportamenti al limite dell’autistico.

Si potrebbe considerare Shimotsuma Monogatari, pur con la demenzialità colorata che lo accompagna, come un piccolo saggio sulla difficoltà di crescere, gestendo il contrasto tra apparenza, sostanza interiore, scelte di vita impossibili da evitare e amicizia. Rimane comunque una pellicola poco classificabile, strana e bizzarra, in un meraviglioso bilico tra serietà  e cazzeggio che disorienta nel suo delirio visivo tanto quanto coinvolge nei momenti più emotivi e drammatici.

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