Ho sempre desiderato un aereo con le zampe

valkyrie_varitech_robotech_macross

I caccia Valkyrie, che bella invenzione.

Trasformarsi in robot gigante, negli anni Ottanta, era il minimo sindacale.

Questi avveniristici aviomezzi immaginati dallo studio d’animazione Nue avevano anche una trasformazione intermedia, con le zampe
di gallina

Così avevi la velocità per i  combattimenti spaziali alla Star Wars e il fascino del robot.

Da piccolo sognavo di diventare scienziato, solo per progettarne uno e guidarlo.

Se mi fossi messo seriamente a studiare aereodinamica e ingegneria tutti i miei sogni si sarebbero infranti.

La Fortezza SuperDimensionale Macross  è una serie animata invecchiata bene, anche senza fattore nostalgia. L’idea della città galleggiante nello spazio, ospitata in una nave da guerra in continua emergenza attacco, che pervicacemente ricostruisce edifici, negozi, vita di tutti i giorni, crea una situazione “gatto che gioca col topo” da parte degli alieni, che tentano di riappropriarsi dei segreti bellici della nave stessa. Il contatto coi-come ci chiamano loro- “microniani” genera un vero e proprio shock culturale  in questi giganti, abituati alla profilassi contro ogni contatto con culture differenti dalla loro. Il terrore ancestrale di antichi predatori in attesa di ritorno si scioglie in una adulta e consapevole critica dei meccanismi di distanza culturale che facilitano i conflitti a distanza nel mondo.

La situazione è una delle più riuscite metafore della Guerra Fredda, con un focus sulle psicologie contrapposte che alleggerisce i toni militareschi e gli inevitabili drammi da guerra che caratterizzano gli anime orientati al real robot ossia in cui gli automi sono semplici veicoli, strumenti, privati di caratteristiche simbiotiche, A.I. o spiritualità che li avvicini all’umano o al divino.

Oltre a ciò, non dimentichiamo il protagonista della serie, il giovane tenente pilota Hikaru , innamorato dell’aspirante cantante Lyn MinMay. Tra i due intercorre il classico rapporto ” stronza-servo della gleba “, che più avanti nella serie diventerà un triangolo amoroso  ben sceneggiato nelle sue tappe di formazione. Il character designer di  Haruhiko Mikimoto esalta la romantica fragilità degli adolescenti coinvolti nella vicenda e la loro tumultuosa crescita sociale e sentimentale. Gli occhioni luccicanti dei primi piani fanno parte delle amarcord di molta gente cresciuta con l’invasione di anime nelle tv locali anni Ottanta e hanno ispirato a Mikimoto un sacco di ottimi art-book di illustrazioni acquerellate presenti nel merchandising della serie.

Dato il ruolo primario della musica nella trama, la parte di Min May fu affidata a una misconosciuta cantante nipponica, che grazie a quel ruolo accrebbe la sua fama. Un sogno di successo divenuto realtà, proprio come nel cartone!

In Italia la serie arrivò come prima parte di Robotech, serie importata dagli USA, frutto di un orrendo taglia-e-cuci dell’americana Harmony Gold, la quale aveva comprato  Macross per poi fonderlo ad altre due serie che non c’entravano nulla ma che avevano anch’esse tematiche e veicoli simili, ossia Southern Cross e Mospeada, ottenendo così Robotech, nome con cui i miei coetanei ignari degli adattamenti ricordano le trasmissioni italiane di questa serie. Di tutto il pastrocchio di nomi, dialoghi cambiati e parentele false ricreate per incollare forzatamente i tre anime in un’unica continuity, salvo solo la bella sigla orchestrale, molto George Lucas, a opera di Ulpio Minucci.


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