La camminata

C’era il sole, e l’autobus non voleva saperne di passare.
Tutti eravamo rassegnati a farcela a piedi.
Iniziammo quindi a camminare verso la salita del Borgo,
come un lento pellegrinaggio a rovescio, scandito da sommesse e sbuffate imprecazioni contro la società autotrasporti.
Io tenevo dietro alla ragazzina dai capelli neri che mi piaceva tanto. Rimanevo ben distante da lei, seguendola a piccoli passi.
Tra gli appiedati c’era anche l’insigne critico cinematografico Carboni
, che arrancava asciugandosi la fronte col fazzoletto, come un trombone in agonia.
Mi si avvicinò, e chiese:
  " Senti un po’, ma alla fine, quel film che ti ho consigliato l’altra sera, l’ hai visto? "
  " See "
  " E cosa ti sono sembrate quelle strane bestiole che si vedono all’inizio del film?
  " Dottor Carboni, cosa vuole che fossero? Non le ha viste quelle orecchie lunghe? Erano conigli, mi pare chiaro! "
  " Mah…sei proprio sicuro? No, perché quando chiedo in giro, ognuno mi dice  un animale diverso…"
  " Ma porca troia, erano CONIGLI!  Mangiavano pure carote!  Non si ricorda tutta la scena, col contadino che bestemmiava in giro per l’orto, menando colpi di fucile a destra e a manca?"
  " Mah, non mi convince. Carote? Troppo semplice ".
  " Senta, ma lei il film l’ha visto o no?  "
  " Eh, eh, troppo facile ragazzo mio. Me lo devi raccontare tu. Voglio la tua interpretazione! "
Carboni era una celebrità del paese. Scriveva bellissime recensioni, mettendo assieme i pareri assortiti delle persone che incontrava. Poi terminava il pezzo con una frase enigmatica, lasciando intendere di saperne più di tutti.
Era un brav’uomo, un grandissimo figlio di puttana. Non sorrideva mai. Piuttosto, se proprio era necessario, rideva a crepapelle.
La ragazzina camminava con la regolarità di un metronomo, persa nei suoi incantevoli pensieri.
Non si era accorta di essere diventata la capofila dell’improvvisata processione dietro le sue spalle.
E io dovevo accontentarmi di guardare l’animaletto che dondolava, appeso al suo zaino.

 All’improvviso, mi scappò un pensiero dalla bocca.
 " Forse erano orsetti. Orsetti bianchi fluorescenti. Un ricordo, certo. Un ricordo che chiamava "
  " Eh? "
  " La scena del film, intendo, quella con gli animali. Forse erano orsetti bianchi fluorescenti… "
  " Ah, bene! bene! " gongolò Carboni, annotandosi ogni parola.

  " Dottor Carboni, lei che è un uomo di lettere, pensa che valga la pena avvicinarsi alla ragazza,    dirle  due parole, anche rischiando di fare una figuraccia? "
  " Buon Dio! " disse sgranando gli occhi " Una cosa del genere cambierebbe l’universo intero! "

Sul lato sinistro della strada c’era una casupola, abitata da un omuncolo.
Si sporse dalla finestra e mi salutò con un sorriso, come faceva ogni giorno.
" E’ un tuo amico? " chiese Carboni.
" E che ne so. Uno che abita da queste parti. Sono dieci anni che mi saluta e ancora non ho capito chi cazzo è! "
Camminando, lasciavo scorrere le mani sopra un muretto antico, di pietra e calce. A un certo punto iniziava la parte di muro con tutti i manifesti incollati. Le pubblicità della festa del patrono, i necrologi.
Sapevo già come finiva.
  " Se trovo il coraggio di parlare alla ragazzina, chiedo a mio nonno qualche consiglio sulle ragazze!"
  " Scusa, chiedile a me, no? Sono o non sono un uomo di lettere? "
" Lei non mi piace. Mio nonno è meglio. Infatti è volato sino in cielo, per stare con Dio "
" In effetti io non so volare molto bene. Tutt’al più, saltello "
" Zoppicare. Quello che fa lei si chiama zoppicare, Carboni "

La ragazza intanto si era fermata. Abitava in una casetta gialla, proprio all’inizio di quel viale di cipressi che andava verso il cimitero. Aprì la porta di casa e chiuse il mondo fuori.
Chissà cosa succedeva dietro quelle quattro mura. Cose arcane e incomprensibili, sicuramente.
Chissà che aspetto avevano gli altri proprietari di quella casa . Chissà com’era la carta da parati…

Anni dopo, ripassando vicino a quella casa, vidi una cosa bellissima. Un cadavere di uccellino, brulicante di formiche indaffarate. Quel corpicino freddo era più affollato di un centro commerciale.

Comunque sia, da quel punto in poi, la carovana si disperse.
Chi andava di là, chi scompariva di qua. Le bestemmie contro l’azienda trasporti vennero coperte dalle campane di mezzogiorno del cimitero.
Le  suonavano sempre, per precauzione. Quando chiudevano i cancelli per la pausa pranzo, rischiavano sempre di chiudere dentro qualche ritardatario.

I morti però non mangiano, e se ti ritrovavi chiuso dentro, senza aver portato la merenda da casa, restavi a bocca asciutta fino al primo pomeriggio.
Io e Carboni proseguimmo verso il castello antico.
Cercavo le torri con lo sguardo, mentre lui controllava gli appunti.

  " C’è una cosa che non mi è chiara… perché gli orsetti erano fluorescenti? "
  " Alle ragazze piacciono così "

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