Mi sono rotto il cazzo di essere contro…

Essere contro qualcosa.
Focalizzare l’attenzione sul centro pulsante di tutti i mali della Terra.
Scegliere un obbiettivo, caricare il fucile, e iniziare la guerra.
Siccome non c’è molto tempo per perdersi in chiacchere, certe esigenze iniziano a presentarsi davanti a te fin dal mattino, più puntuali della brioche col cappuccino.
Io invece, guarda un po’, di tempo per chiaccherare ne ho. E, pensando, mi sono accorto di una cosa.

Lo stesso tempo che potrei comunque impiegare a fare del bene, concretamente, nel MIO circondario ( ci sono un sacco di cose pratiche che qualsiasi comunità o gruppo di amici, laico o riferito a parrocchie, può fare per rendere e rendersi la vita migliore, il resto è pura pigrizia ) dovrei forse impiegarlo cercando di sgominare un grosso centro di potere economico e influenza?
Beh, anche volendo iniziare questo progetto, da dove cominciare?
E’ male che la Chiesa gestisca notevoli quantità di interessi economici.
E’ male che ci siano interessi loschi che condizionano il governo di un paese.
Ma, pensando più in grande, è male il concetto stesso di sistema che le permette di specularci sopra.
E quindi qualunque aspetto di QUESTA società diventa il male.
Se mi mettessi a lanciare bombe contro i cosiddetti centri del potere produrrei soltanto un caos destabilizzante momentaneo.

Fondando un partito o un gruppo d’azione CONTRO un determinato centro di potere, sprecherei ulteriore tempo, in quanto la misera contrapposizione agli aspetti negativi di qualcosa produce soltanto lamentele e proteste a vuoto, mentre i problemi e le carenze sollevate, per essere davvero eliminati, hanno bisogno di controproposte.
Ad esempio Francesco d’Assisi era contrario a certe gerarchie ecclesiastiche, e propose di fondare un suo ordine.
I fautori dei vari scismi tentano di fondare le proprie comunità, eccetera.

Insomma, mi sembra più prezioso il tempo speso a costruire qualcosa di alternativo, anche in seno a un sistema marcio e corrotto, rispetto all’essere sempre e comunque contro.
La parrocchia gestita da gente con idee, mentre io mi affanno inutilmente a dire che la Chiesa è marcia, produce comunque qualcosa di buono.
E a questo punto rende estremamente confuso valutare quali siano gli ideali in grado di generare soltanto corruzione, e quali invece siano quelli proficui.

A livello personale, posso soltanto dire che QUALSIASI influenza sul pensiero umano è male, e va combattuta con qualsiasi mezzo. Che sia cattolica o meno.
A prescindere dalla bontà e dei buoni risultati di una parrocchia di paese, è sbagliato imporre le proprie credenze religiose a un bimbo senza mezzi per scegliere e valutare da sé.
Si tratta di condizionamento, e va eliminato.
Il condizionamento poi si ripercuote sulle scelte adulte, rendendo difficile capire dove inizi l’autonomia e dove finisca il mero condizionamento culturale.

Per quanto riguarda la politica invece, se i Pacs non vengono approvati, la " colpa" è soltanto della democrazia.
In un sistema democratico, gli elettori cattolici possono far fronte comune e imporre le proprie credenze come legge.
Quando è stata fondata la nostra repubblica, sono stati posti dei paletti a monte ( tra cui la laicità dello stato ) per impedire a determinate enclavi religiose o politiche di imporsi sulla libertà di scelta dei cittadini.
E’ fuori da ogni discussione dire che ognuno deve fare le sue scelte, ma è altrettanto importante ribadire che devono essere assicurate TUTTE le scelte possibili e immaginabili.
Ma evidentemente nel corso degli anni i paletti sono stati allentati.
Si rende quindi necessario ribadire con forza la loro esistenza, e questo è l’esatto contrario di qualsiasi atteggiamento pessimistico o meramente antagonista.
Se me la prendo con la Chiesa e con l’intera comunità cattolica perché non mi approvano i Pacs, sto soltanto lanciando freccette a vuoto.
Se invece affronto i politici cattolici sul loro terreno di lotta, che non è certo la sagrestia, ma il Parlamento, faccio qualcosa di concreto.

Soprattutto ribadendo i principi costituzionali, non certo facendo le pulci a quelli cattolici.
A me frega un cazzo se per i cattolici la famiglia è sacra, non mi metto a discutere su basi di pura fede. Mi metto a discutere su quale concetto di famiglia sia giusto per l’INTERA comunità, e su eventuali discriminazioni derivate dall’imposizione di uno schema piuttosto che un altro.
Riportare tutto il discorso su un mero scontro tra aridi materialisti e ferventi spiritualisti toglie valore e tempo alla vera lotta. Significa azzuffarsi per futili motivi perdendo di vista il problema vero.
Questa purtroppo è una cosa tipica italiana, che certe volte mi fa venir voglia di emigrare davvero.
Ore e ore a discutere sulla moralità, sul gusto artistico di certe esibizioni, quando invece il concetto chiaro a tutti dovrebbe essere che mettere in carcere gli artisti è SBAGLIATO.
Senza se, ma, però o forse.

Che cacchio c’entra la moralità.
Basta con l’ostentazione di moralità o con gli elitarismi culturali.
Certe cosacce fatele a casa vostra!
Siamo così intrisi di tutti gli ideali ( belli, per carità) che ci hanno iniettato la famiglia, la parrocchia, il circoletto arci, il comitato del cineforum, il forum nerd-fumettistico, che perdiamo tempo a contrapporre ideologie, invece di lavorare sul dialogo politico per conciliarle.

E sapete perché?
Perché non abbiamo scelto una determinata linea di condotta pensando che potesse servire davvero a qualcosa.
L’abbiamo selezionata perché eravamo convinti che ci rendesse migliori. Liberi dalla responsabilità di definire noi stessi in modo autonomo, abbiamo sposato il metodo più veloce per " sembrare" qualcosa, per essere riconosciuti.
E qual è il risultato di tutto questo? Le ideologie si perfezionano, e ognuno si allontana sempre più dal consorzio, verso il suo pianeta ideale, mentre il dialogo non progredisce mai.
Il cattolico responsabile fa cose bellissime e moderne dentro la sua parrocchia, il liberale applica idee e soluzioni progressiste ed efficaci in ambiti ristretti e autoreferenziali, l’elitario si compiace e crogiola nel suo mondo senza provare a divulgare le cose che gli piacciono, condividerle con gli altri.
Ognuno fa cose stupende, dal cattolico al laico, chiuso nel suo orticello.
E il resto del tempo tira sassi contro quello altrui.

Non è un discorso pacifista, o utopista, è un discorso di ferrea logica, di esame e constatazione.
Continuare in questo modo ci pone in una continua fase di immobilità, di stallo, di morte, per dirla in una parola.
La politica non si basa sul gusto o sulla morale, si basa su ciò che è GIUSTO, per tutti.
Non siamo schiavi di ideali e fede, siamo CONSOCIATI, stiamo tutti insieme in uno stato perché è conveniente farlo, non perché ci siamo sottomessi a un’idea.
E se mancano le basi per questa convenienza, bisogna ritrovare l’accordo, non certo scannarsi l’un l’altro.

Insomma, per riallacciarmi al titolo del post, mi sono rotto il cazzo di essere contro.
Mi piacerebbe essere PER qualcosa. Qualcosa di fattibile e concreto.
Mi rendo invece conto di non avere la maturità per farlo, o anche soltanto gli strumenti per ragionare in modo corretto. Guardo il mondo intero preoccuparsi per la deriva economica e non riesco a capire se l’allarme è giustificato o meno, o senza individuare le giuste scelte da fare, anche soltanto a livello personale, visto che di economia ne capisco meno di quanto capisca le Centurie di Nostradamus.
Avverto l’esigenza di fare opposizione contro determinati provvedimenti, ma non riesco a capire assieme a chi fare questa opposizione.
Mi sa che dovrò pensarci da solo.

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4 thoughts on “Mi sono rotto il cazzo di essere contro…

  1. FiocoTram

    >(che fine hai fatto?)

    Uh… la mia memoria è molto labile, in quest’ultimo decennio XD

    Che fine ho fatto… a partire da quando, in che contesto e riferito a cosa?
    Nel senso: ci conosciamo? 🙂
    Se è così e non mi ricordo ( come succede nel novanta per cento dei casi ) mi scuso anticipatamente.

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