Sukiyaki Western Django

La base di partenza data dal Django di Corbucci ( riprodotta schematicamente attraverso gli elementi cowboy solitario-bande rivali-tesoro-cassa da morto con sorpresa) in realtà si sfalda quasi subito.

Miike decostruisce gli spaghetti western che amava da bambino, e li collega, o sarebbe meglio dire, ricongiunge con la  cultura orientale, restituendo il favore a Sergio Leone, che portò nell’arido west i temi narrativi di Kurosawa.

Su questa fertile premessa di contaminazione si innesta un po’ di tutto: citazioni dall’epica giapponese (Heike Monogatari) si mescolano allo Shakespeare dell’Enrico VI, agli stereotipi da Rambo, e altre diavolerie.

Ma l’operazione non riesce in pieno. L’influenza dei collages citazionisti di Tarantino, che partecipa come attore e personaggio della vicenda,  fin dalla sequenza iniziale del film cerca di imporre un tono grottesco, metanarrativo e cartoonistico al tutto. Alcuni momenti divertentissimi sembrano però incollati a forza nel contesto generale.

Estetica del surreale ed esigenze narrative si pestano i piedi a vicenda, producendo squilibrio.
Non riusciamo ad appassionarci a fondo nella vicenda di amore, vendetta e sopravvivenza, e non riusciamo a divertirci appieno con le citazioni  cinefile e i giochini di meta-narrativa.

Il film non riesce a sfruttare al pieno delle potenzialità nessuno dei due aspetti, e per questo motivo non decolla mai.

Un altro problema è che è TROPPO lungo, con una trama esile che non giustifica in alcun motivo il tempo speso. Alcuni degli attori sono insufficienti, perché interpretano i personaggi in chiave troppo surreale, con smorfie ed esagerazioni. In questo modo il tono della storia confonde: si passa da momenti intensi, con personaggi presi molto seriamente, sul punto di coinvolgerti nel loro dramma, e poi si brucia tutto nella solita scena demenziale al limite del thrash.

Qualcosa di buono c’è comunque: l’interpretazione delle due attrici principali, che recitano una spanna sopra gli altri attori,  (soprattutto la matura Benten),  la caotica battaglia finale, la bellissima fotografia.
Ma non riescono a risollevare tutto il resto.

Insomma, un cocktail bizzarro, in certi punti troppo ambizioso, che soffre di cali di ritmo. Godibile in alcuni punti, mal riuscito nel globale.

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