In compagnia dei lupi

Questo film, che segna l’esordio del regista Neil Jordan, è un lungo sogno fatto di  lupi-seduttori, attrazione fatale del bosco, metafore sospese tra orrore e sensualità, in cui la mente di una ragazzina mette in scena i propri turbamenti, e scompone le figure familiari della sua vita in personaggi fiabeschi.

La sceneggiatura è stata realizzata infatti da Angela Carter, scrittrice femminista e anticonvenzionale, autrice di numerose fiabe rivedute e corrette.

Nei suoi scritti  le antiche leggende venivano ripulite da intenti didattici, bigottismi vari e censure moralistiche, cercando di riportare alla luce tutte le loro ancestrali ambiguità.

C’è un gradevole, imprevedibile squilibrio tra l’atmosfera da favola gotico- romantica, e l’innesto di elementi inquietanti, prima accennato in pochi, incisivi particolari, e poi aumentati gradualmente, fino alle veloci sequenze di sanguinose mutazioni, che irrompono in modo violento nella tranquillità gotico-romantica,  quasi sonnacchiosa, della storia.

Pelle che si lacera e cade, fauci bramose, sangue che emerge dal latte bianco, come in una parodia della nascita.

Nonostante le mostruosità che compaiono, "In compagnia dei Lupi" non è un horror. Gli elementi vengono inscenati per indurci a interpretare la vicenda e ricavare, viaggiando assieme alla protagonista, le nostre verità personali.

Soprattutto nel finale.

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