Natale Decentrato

Lo sciopero dei netturbini.
La muraglia di rifiuti.
La gente che mi saluta.
La gente che non mi ricordo mai.
Le ex compagne di classe:
"Prendiamoci un caffé".

Un giorno di questi, magari dopo le feste.
Un caffé a Messina.
Ti presento il mio ragazzo.

Il mio ragazzo vive a L’Aquila.
Il mio ragazzo è originario di Bari.

Il mio ragazzo è molto carino.

E’ giusto così, anche tu sei sempre stata carina.
Serena e limpida per gran parte del giorno.

Qualche banco di nebbia giusto nelle prime ore nel mattino.
Ma in generale poco mossa.


Carino nel senso di gentile.

Ah, beh.

Il viale lacerato.
 Le scritte sul muro.
 l tram senza senso.
Le strade che ho percorso.
La musica che ho ascoltato.
La mia scuola non esiste più.
L’odore del mercato del pesce.
Avanzi di frutta sparpagliata per terra.
Vedersi sul viale, poco prima della piazza, vicino al bar,
davanti al ristorante, al termine dell’universo.
I fidanzati dalla faccia pulita.

Simpatici.
Quadrati.
Gentili.
Fermi.

In prevalenza sereni, su tutte le regioni.
L’aperitivo che pizzica sulla lingua.
Il trucco leggero sulle labbra delle mie compagne.
Frugo tra le variazioni di tono nella voce cercando frammenti di storie passate e future.
 Gli occhi mi sfuggono, non bastano mai.
 Non ci sono abbastanza occhi.
Non c’è abbastanza orizzonte.
Non c’è abbastanza luce, dentro questo bicchiere.

Dopo il brindisi, la guerra dei mortaretti, gli avanzi di panettone.
Gli zii che girano per casa, abbracciano tutti.
E piangono e ballano, e si fanno forza, e applaudono.
I fantasmi nelle foto sorridono.
La tv sintonizzata sul trenino di cosce e comici e tette.
Brigittebardò.
I cugini e le cugine, vestiti eleganti, acqua di colonia, i soprabiti accatastati sopra i letti.
Scrivono messaggi, i cellulari  squillano.
Annuso l’attesa, i passi nervosi nel corridoio, le occhiate incessanti allo specchio.
Come se questa notte fosse l’ultima del mondo.
Non è mai così.
Non è meraviglioso? Non è tremendo?
Non so cosa fare, guardo vecchie foto, leggo vecchi libri.
Lo faccio sempre quando vado dagli zii.
Per prima cosa, i vecchi libri.
Soffro se qualcuno li sposta.

" L’autore di questa raccolta di racconti ha scritto pagine preziose e piacevoli.
I suoi racconti hanno commosso adulti e bambini ".

E poi…

" Purtroppo durante l’ultima parte della sua vita si allontanò dal Sentiero di Dio, e soffrì molto per questo.
  Per fortuna in vecchiaia tornò sulla retta via, e si spense serenamente ".

Edizioni Cattoliche Vattelapesca.
L’autore di quella raccolta era omosessuale.
Per questo venne rinchiuso in carcere, e in seguito morì.

Un’altro libro, un vecchio testo di anatomia. Una didascalia mai notata prima.

"A mia moglie, ai miei figli.
Quando queste braci saranno ormai cenere, chi ne conoscerà alla fine il calore? "

Schivo le proposte di capodanno.
Scarto i biglietti della lotteria della parrocchia.
I biglietti per la magica notte di capodanno a sessanta euro.
A quaranta?
A venti?

Tombolata a casa di Cristo?




  E tu sei il fantasma che mi riscalda e che non fa paura, la risata che scuote il corpo e che si  mantiene pura.
Né lacrime, né sangue, né tempo, né capelli che si strappano.
 Non è necessario.

Sarai sempre qui.
Eppure non ci sarai mai più.

Sempre.


Abbraccio chi voglio.
Abbraccio tutti.

Sono tutti qui, ed è qui che li voglio.
In questa tetra, immobile, crudele, meravigliosa, vita che passa.
Ammassata e distante.

A tratti vera, a tratti finta.
Se gli attimi sono abbastanza veri da fermarsi, e congelarsi nelle vene, ben venga la finzione.
Ti aspetterò, mia cara, nella finzione.
Mi aiuterai a versarla in un bicchiere, in una tazza fumante, nella mia pazzia.
Saremo come quelle stelle lontane, che c’è bisogno di tanta finzione, per immaginarle dove sono più necessarie.


Lo schermo pallido della tv.
I film del dopo mezzanotte.
Tesori sommersi nella notte.

Fuori, adesso, c’è fin troppa luce.
Troppi colori  che non servono.
Bianco e nero dell’immaginazione.
Sotto l’abbraccio delle coperte, al calduccio, ubriaco di pensieri.
Mi faccio una sega e chiudo gli occhi.


" E’ questo il bello del buio. Il buio siamo noi ".

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