I’m a cyborg but that’s ok!



" I macchinari hanno uno scopo. Noi no ".

Il film si occupa del percorso personale di trasformazione e accettazione di sé stessa in una ragazza molto malata, convinta di essere un cyborg a causa di una situazione familiare molto seria (le cui sfumature più inquietanti verranno svelate a poco a poco nel film).
 
Viene confinata all’interno di un manicomio colorato e vivace, come una sorta di acquario in cui i vari malati sguazzano, con le loro manie strambe e spesso esilaranti.
Giocattoli viventi con un’ingranaggio guasto, arrancano come pupazzi a molla, tentando ognuno di ristabilire il proprio personale equilibrio, con effetti spesso comici e surreali.

Le bizzarrie colorate contrastano però con una visione disincantata e realistica dei manicomi, e degli approcci di cura spesso violenti e duri  da digerire per l’occhio dello spettatore.

Una delle cose più interessanti del film è la repulsione del cibo, messa in rapporto col rifiuto dell’umanità, e della sofferenza connessa ai ricordi e ai sentimenti.
La ragazza soffre di un’anoressia giunta oltre i livelli di guardia, che la pone in serio pericolo di vita, ma rifiuta di affrontare il problema, costruendosi una realtà fittizia da macchina umana, che vive solo di notte, mentre gli altri dormono.

Elabora quindi una sorta di religione personale, anzi, un vero e proprio codice di programmazione a cui cerca di aderire con tutte le sue forze. Le emozioni umane diventano così i sette peccati capitali di cui liberarsi per rinascere come macchina: aver compassione, essere tristi, emozionarsi,esitare, fantasticare inutilmente,sentirsi in colpa, provare gratitudine.

Il regista Park Chan-Wook, autore della spiazzante "Trilogia della vendetta", realizza un film un po’ diverso dai precedenti, che  però dimostra ancora una volta uno stile di rappresentazione dei sentimenti umani più strani e contorti secondo una visione intrigante e molto personale.


La varietà di stili e colori del film sono però controbilanciati da una trama un po’ semplice, con un finale tenero, ma un po’ smorzato, e da atmosfere rarefatte e dilatate, che per alcuni spettatori risulteranno forse un po’ troppo lente
rispetto a pellicole dello stesso regista come "Old Boy".

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9 thoughts on “I’m a cyborg but that’s ok!

  1. FiocoTram

    Eh, ho notato… ma in realtà è già in età da marito!
    Dovrebbe darsi una mossa, invece di pensare alla psicanalisi!

    Invece, guarda quanto è frivola:
    (http://img.airspider.com/image/00/52/71/00527131_2.jpg)

    E’ troppo con la testa tra le nuvole per essere una buona moglie, come dimostra questa foto:
    (http://img.airspider.com/image/00/52/71/00527129_2.jpg)

    Qui già va un po’ meglio, ma la strada per recuperare la serietà è ancora molto lunga:
    (http://img.airspider.com/image/00/51/34/00513401_2.jpg)

    In ogni caso wikipedia sostiene che in questo periodo stia frequentando l’attore Gong Yoo.
    Entrambi però negano.
    Staremo a vedere.

  2. FiocoTram

    >Cioè, la protagonista si chiama Im Soo-Jung? Solo io noto le connotazioni che suggerisce la cosa?

    Sì, infatti: “Sono troppo Jung”.
    Personalmente apprezzo questo richiamarsi delle attrici coreane in ascesa al padre fondatore della psicologia analitica ed esperto mondiale svizzero di pipe.

    D’altra parte, Wikipedia porta altre versioni del suo nome:
    (http://en.wikipedia.org/wiki/Im_Su-jeong).
    Tutte abbastanza carine e orecchiabili, devo dire.
    Un po’ come lei.
    (http://www.hancinema.net/photos/posterphoto2873.jpg)

  3. FiocoTram

    Il film purtroppo non è ancora stato distribuito in Italia, pur essendo del 2006.
    Ufficialmente è reperibile soltanto il dvd sottotitolato in inglese.
    Poi vabbé, cercando…qualche versione sottotitolata in italiano, e realizzata da appassionati, si trova;)

  4. 3m4

    Gran film, in effetti … l’ho visto in coreano sottotitolato in inglese poichè ho amato questo regista attraverso la trilogia sulla vendetta … mi chiedevo: che versione del film hai trovato? Esiste un doppiaggio in Italiano? Ciao! 🙂

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