Il Dubbio…

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..ovvero, la lotta tra incertezza (che muove la vita) e punti fermi (che portano ad avvizzire e infine morire).

 Lo schema narrativo (la storia di un prete accusato di molestie) è disseminato di tante strategie da manuale del perfetto sceneggiatore, e questo a livello esteriore può comunque dare un amaro retrogusto di freddezza e calcolo.

 Tuttavia riesce a rappresentare in modo perfetto non soltanto due (quelli in gioco nel conflitto, ovvero accusato, il pacioso P.S. Hoffman, e accusatrice, la splendida Meryl Streep) ma bensì tre differenti mondi.

 Tutti e tre dominati da verità, certezze, e soprattutto bisogni, che entrano in competizione, e rendono difficile stabilire una chiave di giudizio definitivo, se non appunto, come fa uno dei personaggi del film, allontanandosi dal mondo estraneo e aggrappandosi saldamente al proprio punto di vista.

Perché alla fine è soltanto in base a un sospetto, a un punto di vista, che potremmo anche definire ossessivo, che parte l’indagine.

In questo modo la verità diventa insana e la bugia porta ordine, e tutto questo, specie con l’inserimento della fragile testimone delle vicende (la sua purezza è forza o debolezza?) rende ancora più spiazzante il finale.

 Intendiamoci, non voglio difendere comportamenti negativi in base alla confusione morale così perfettamente descritta.

Però la legge è un meccanismo imperfetto, assegna compevoli e punizioni, ma poi rimane il mondo, con la sua complessità e le sue sfumature, e certe ferite, certi bisogni, non potranno mai essere guariti.

 Sia quelli di chi divora piaceri colpevoli nascondendosi dietro l’ordine costituito sia chi è disposto a sacrificare sé stesso per un minimo di calore e insegnamento.

 In mezzo a tutto ciò ci sta il vento, che scompiglia le sorti umane, e a cui non potremo mai sottrarci.

 L’unica chiave valida che ho trovato per interpretare la vicenda sta appunto nel titolo, e nel sermone che apre il film: la consapevolezza del nostro dolore e della confusione ci fa pensare con paura di essere soli, ma soltanto rendendoci conto della sofferenza che condividiamo con l’intero genere umano troviamo un po’ di pace.

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