The Host

Consigliato a chi adora le atmosfere tipiche del survival horror da videogiochi (per ora al cinema ben rappresentate dai vari seguiti di Jurassic Park e da Cloverfield) e soprattutto agli amanti del cinema asiatico, che riesce a mescolare dozzine di stili narrativi diversi in un unico film.

The Host è un film di mostri, innanzitutto.
 Mostri che invadono la società capitalista e opulenta, evoluzione dei classici Godzilla e King Kong nell’era del cellulare con fotocamera e delle macchine digitali, riesce a giostrare l’inevitabile uso della computer grafica con estrema maestria.

 La "creatura" si crogiola nella sua fluida irrealtà, e riesce ad essere davvero spaventosa, perché gran parte della sua efficacia deriva dal rimbalzare continuo attraverso il realismo dell’ambiente pieno di persone che fuggono, rapidi e assordanti cambi di prospettiva, eccetera.

Ma è anche un horror splatter, con venature di critica sociale antimilitarista simil Romero, nonché una commedia imperniata su una famiglia demenziale, tratteggiata però nei suoi isterismi e stranezze con grande abilità, tanto da renderceli subito simpatici.

Al contempo,  sfocia spesso in toni da melodramma, bilanciando  le parti demenziali con una storia robusta e intensa di legami che via via si sviluppano in tragedia.

Inoltre la gente parla mediante dialoghi stralunati, ma terribilmente veri. Persone che si inseguono, scappano, si tradiscono, e magari nel frattempo lanciano una frecciatina contro il governo o si lamentano della loro situazione da disoccupati laureati.

I  protagonisti  subiscono  inoltre varie vicissitudini per colpa degli intralci dell’esercito, che si comporta irragionevolmente alla ricerca di una "malattia" che poi si rivela inesistente.

Tutta la parte sui disordini e i cortei di protestanti, e un certo tono sarcastico nei dialoghi in merito alla condizione economica e lavorativa dei personaggi non lasciano dubbi sui sottintesi  polemico-satirici del film.

E il bello è che tutte queste cose riescono perfettamente a integrarsi e intracciarsi l’una con l’altra, senza perdere equilibrio.

La trama è una sorta di Jurassic Park, che devia improvvisamente in un simil-King Kong con tracce del Guerra dei Mondi Spielberghiano, per poi approdare dalle parti del survival horror stile Cloverfield.

Tutto con molta ironia, a volte anche surreale, certo, ma non aspettatevi soltanto risate.

Si ride, ci si emoziona, e si piange anche molto, perché la storia viene analizzata nei suoi aspetti più realistici, anche quelli da pugno nello stomaco.

Il finale è epico, degno dei migliori film d’azione.

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