Fuori di qui, perfino gli uccelli fanno casino. Il cielo è quello che è.
Il cervello, unico tessitore disponibile allo sguardo, cerca di ricucire le toppe come può.

Primo filo: mio nonno da piccolo mi raccontò di sua nonna e sua madre, davanti alle macerie.
La nonna si girò, e prese in un abbraccio tutti i membri della famiglia.
"L'importante è che noi siamo vivi".

Secondo filo: in un pomeriggio noioso, aiutavo mio cugino a stendere i panni. Parlavo di mio nonno.

"Venivano dalla guerra. Ti rendi conto? Quanti ricordi orribili hanno ucciso?
Quanta disperazione hanno dovuto soffocare?
Eppure parlavano di ricostruire le case.
Celebravano matrimoni, alle spalle delle macerie".

Mi immagino il sorriso ampio e radioso di mio nonno. Il suo passo gentile, i suoi sorrisi galanti. Le mani pazienti che aggiustavano ogni cosa.
Non riuscirei mai a immaginarlo mentre uccide qualcuno.
Non riuscirei mai a immaginare quel sorriso mentre si lascia alle spalle le macerie.

Eppure è da lì che è venuto.
E' da lì che vengo anch'io.
Ho ancora qualche briciola di immaginazione, mentre tocco l'invisibile mano che trema sotto le coperte.
E' qui che cambieremo. Nel sonno che non riusciamo a ritrovare.

Mi immagino i pensieri che cadono. Risvegliati, sorpresi. Certezze che tremano. Paura di perdere. Paura di perdersi.

La nostra condanna è rimanere qui a pensare.

Penso che sia un fardello leggero, dopotutto.

E c'è un'altra cosa. Due giorni fa, per la prima volta, ho dovuto fare la fila per poter donare il sangue, nel cuore di questo paesino in cui manca sempre tutto.

Preferisco pensare e credere che non sia finita qui.  Che sia l'inizio di una lotta per la gestione razionale del territorio. La lotta alla speculazione edilizia, alle opere faraoniche che risucchiano denaro pubblico e attirano vecchie e nuovi avvoltoi.  La lotta contro l'assenza di controlli.

Gli sguardi che vanno oltre i sorrisi prestampati, e non chiedono barzellette.
Non chiedono Luna-Park.
Non è  certo quello il passato che rivorrebbero indietro.

Fili.

La testa ha bisogno di ricucire le sfilacciature, di creare punti di partenza e finali provvisori.
Un orizzonte sgombro da nuvole, l'immagine di un gruppo di case baciate dal tramonto.
La musica del silenzio. I respiri dell'amore.

Ma c'è un filo che rimane tra le dita, inutile e tremolante.
Non sono mai stato a L'Aquila, in tutta la mia vita.

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