Imprint-sulle tracce dell’assassino

"Posso sopportare qualunque crudeltà mi venga inflitta
Quello che non tollero è la gentilezza"

Un viaggiatore americano vaga per il Giappone alla ricerca di una donna di cui era innamorato, e che gli si era promessa in matrimonio, e approda in un’inquietante isola in cui le donne vengono vendute come strumento di piacere.
Questo film, originariamente concepito per la serie "Masters of Horror", e ritenuto troppo estremo dai committenti americani per essere trasmesso, rappresenta il Takashi Miike che preferisco: duro e spietato, senza scendere a compromessi né narrativi, né soprattutto visivi.
Anche per chi ha sopportato le sequenze splatter e le torture di Audition o di Ichi The Killer, sono qui presenti momenti di vera e propria crudeltà visiva, con dettagli al limite dello snuff movie.
Si tratta comunque di un prezzo accettabile da pagare, poiché la storia di base è affascinante, svelata a poco a poco attraverso un racconto da cui estrarre di volta in volta contraddizioni e bugie, fino a ricostruire l’esatto decorso degli eventi. Un’odissea di povertà, dolore, e decadenza dei rapporti umani.
E’ impossibile porci come giudici equidistanti di ciò che vediamo accadere in questa storia: possiamo solo guardare, impotenti, mentre le nascite si susseguono alle morti, e i cadaveri, il marciume, le conseguenze del decadimento tornano sempre a galla, trasportati dalle correnti fluviali fino al nostro sguardo.

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