Il pranzo di Ferragosto

Il regista Di Gregorio ci racconta della placida e tranquilla convivenza tra una nobildonna decaduta e tenera, e un figlio di cui sappiamo poco, indizi che ci rimandano  l’immagine di una persona paziente, affettuosa con la madre,  ma forse un  pizzico opportunista, legata al "guscio" tranquillizzante che questa situazione gli consente, a metà tra affetto  sincero e comoda protezione contro il mondo.

L’antica casa romana dove vive con la mamma ex benestante, e ancora signorile nei modi e nella vivacità culturale, è funestata dai debiti.
In tempi di crisi economica, i problemi degli anziani che non arrivano a fine mese (che spesso si amplificano nel dover fungere da unico reddito per nipoti e figli non indipendenti) si contrappongono a quelli più egoistici delle classi agiate, che in un periodo di tagli scelgono di sacrificare i soldi destinati alle pensioni e alle badanti per godersi comunque le vacanze.

L’amministratore chiede dunque al giovane di ospitare per Ferragosto l’anziana madre, in cambio di un’alleggerimento di tasse e bollette. Da qui le cose sfuggono di mano: la convivenza  infatti non sarà facile, specie quando gli ospiti e i problemi iniziano a moltiplicarsi…

E’ di scena il mondo degli anziani, inquadrati in ogni ruga, in ogni movimento capriccioso, nella commovente vitalità che anima corpi non più autosufficienti, apertamente in contrasto con una generazione giovane forse solo anagraficamente, ma davvero troppo cinica, rassegnata e stanca. Teneri, certamente, ma di sicuro non prevedibili, e capaci di riservare sorprese non sempre gestibili.

Il tutto viene raccontato con ironia, ma senza rinunciare al gusto per la composizione e l’equilibrio. Il regista sceglie di seguire i movimenti e la recitazione dei personaggi, senza  appesantire la storia con esuberanze varie, puntando più al realismo di dialoghi, alla ricostruzione dell’atmosfera quotidiana, che alla ricerca ossessiva di situazioni comiche o paradossali.

I dialoghi e le situazioni vengono apprezzati ancor più dal fatto che le vecchine non sono attrici professioniste, e quindi tutto quel che esce fuori avviene in modo quasi spontaneo.
Il risultato è un meraviglioso equilibrio tra neorealismo e commedia.

Unico aspetto negativo: la trama complessiva risulta esigua e abbastanza prevedibile, e forse alcuni aspetti del rapporto tra i protagonisti  andavano approfonditi di più.

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