Schizzo

Rinserra nel gelo le brame brancolanti, le bestie striscianti tra lo strame. Persi nel catrame, come i pensieri che credevi diversi.
Sospeso tra Adesso e Ieri, un paradiso per uso personale. Vestiti dismessi. Tessuti trasmessi nel ricordo. Le carezze dei trascorsi che percorro piano. Mucchi di foglie  colorate e sparse, disperse tra le mani, cacciate nelle tasche. Camminavo come un forziere zeppo d’autunno. Un tesoro frusciante. Un pensiero claudicante, reso chiaro dal sole che vola, sopra la via. Rischiaro parole bagnate di follia, tazzine impregnate di caffé e attese.
Domande sospese. Paura di lasciare. Tortura scandisce il tempo divisibile, lo fa denso, convulso, insostenibile. Non più attimo. Atomo. Pressione. Esplosione. Lo spazio che si allarga, crepaccio nel deserto. Un abbraccio rimane aperto.
Perché la libertà fa soffrire gli alberi, se non riesco a guardarli?
Perché li accarezzi, e non riesco ad ascoltarli?

C’è qualcosa che tace.

"Tic tac" dice quell’orribile mostro attaccato al tuo polso.
Vorrei staccargli via  la testa, con un morso.

Zic, Zac.

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