L’ombra attraverso’ la cittadella fortificata. La cinta muraria, il pavimento in pietra frammentato. Le linee  aspre e oscure nelle fessure nella roccia. Gli spazi vuoti, una carezza sopra la fantasia.
L’ombra guardò negli interstizi, tra i radi fili d’erba che spuntavano. Premette le immagini in testa, quasi come se la pietra potesse trasmettergli la propria forza.
Nella piazzetta, al centro della statua del Generale Baffone, Lei  trafisse l’aria con un messaggio, e attese.
L’ombra scese per la scalinata a passo svelto. Nello spazio di un tuffo al cuore, si diresse verso il centro cittadino. Le nonne e le mamme parlavano assieme, come una riunione di aragoste.
I bambini, dal lato opposto, sedevano tutti in gruppo su un’unica, angusta panchina.

Stringiamoci a morte, siam pronti alla sorte

La stessa panchina in cui avvenne il mio primo bacio. Il Generale Baffone, col volto butterato da cicatrici all’uniposca, sorrise, in mezzo a tutto quel marmo.
L’ombra si compiacque della propria mancanza di preavviso, giungendo alle spalle di Lei, che si voltò contenta, invitandola a sedersi vicina. Non mi riuscì di vedere nient’altro.
Tempo sprecato?
Un giorno mi spiegarono che c’è una linea immaginaria su cui distribuire sospiri e lacrime. Non ho mai imparato la giusta sequenza, ma non mi interessa che gli spettatori possano alzarsi a metà film.
Quando cammino, non vado molto veloce. Mi piace appoggiarmi qualche minuto alla veduta panoramica.
La linea dell’orizzonte è morbida, come un bagno caldo. "Vedi?" mi diceva " Oltre quella linea ci sono le isole. Chissà come sono belle! Mi piacerebbe prendere una barca e andarci!".
Nell’Antica Grecia, tra le varie isole, esistevano quelle dei Beati.
Spero che tu sia lì.
Lei e l’ombra mi vennero incontro, alle spalle del sole calante.
Lei sorrideva. Il  volto ombroso del suo accompagnatore si trasfigurava in piccoli puntini colorati.
Mi sarebbe piaciuto essere Dio, in quel momento, per spargere lungo la strada petali di ciliegio.
I ciliegi in fiore fanno molto Samurai. Infatti ce ne sono tanti, in Giappone.
Mi piacerebbe andarci, prima o poi, per incidere sui petali piccole sillabe di poesia  i versi delle mie pause.
Le canzoni della mia contemplazione.

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4 thoughts on “

  1. FiocoTram

    >Mmmmh, lo sai che anche Silvio >Berlusconi aveva il torcicollo oggi? >Non è che nascondi qualcosa?

    Se fosse davvero così, mi farei abbattere io stesso!
    Almeno UN problema sarebbe risolto!

  2. FiocoTram

    Anch’io mi stupisco sempre di me stesso, per tanti motivi… specie dei modi sempre diversi in cui riesco a beccarmi il torcicollo… tipo in questo moment…o…

    Adesso ho il collo immobile, non gira né a sinistra né a destra.
    Direi che è la condizione statuaria perfetta, secondo i canoni artistici dell’antica Grecia.
    Basta con questi colli mobili, feticcio illusorio di un’evoluzione solo apparentemente funzionale.
    Recuperiamo la gioia dell’immobilità del collo, che è anche gradevole a livello estetico, invece di girare e muovere le nostre articolazioni su un perno, quasi fossimo delle sorpresine da ovetto kinder fatte di carne!

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