Senza sapere quasi niente

La prima parola è sempre la più difficile.
Un passo  gonfio di neve che incespica nell’aria da abbracciare.
La seconda parola rimensa strutta, supercazzole brematurate, terapie tapioco e altre stronzate.
La terza parola ci conforta. Disperde le luci e ci avvicina.
La fragilità della pietra si spezza.
Clandestini dell’aria, passeggeri del vento,
domande di lacrime e speranze.
Mi pungono le parole di un manoscritto antipatico: lo sguardo che si appanna non si deve fermare.
La notte prende forma. Lo schermo mangia le zanzare. Il caffé è amaro, con due biscotti.
In fondo ai cuori che non vedo, prendi la luce.
Porta un petalo luminoso sulle mani piccole.
Apri le porte che non hanno il coraggio di aprire.
Aspetto nell’alba la promessa di una passeggiata. Aria finalmente fresca.
Senza sapere quasi niente hai guardato le sue labbra.
Senza vedere quasi niente sapevi che aveva i capelli neri come il mare.
Senza pensare quasi niente hai scelto quel che volevi sognare.
Senza sapere quasi niente, il mare lontano, parole danzanti della notte, pensieri pesanti del giorno,  gli amici che vuoi abbracciare.

Aspetto nell’alba la promessa di una passeggiata.


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2 thoughts on “Senza sapere quasi niente

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