Ha la pretesa di lasciare accadere le Rose

Quando si alza dal letto, scaglia sempre il cuore al di là della finestra, verso la breve linea d’orizzonte che delimita il giardino. Rimane a guardare i granelli di terriccio, innaffia, raccoglie, ripulisce, scaccia via i parassiti. Indugia con una carezza, scostando via perle di rugiada dalle foglie. Si gira e si rigira nel letto, sogna quell’incertezza. A volte gli pare di vederla, dietro la Luna. Scomposta e sorridente.  E intanto, nel mondo: le guerre, le donne nude in bicicletta, le balene soffritte dall’acqua radioattiva, la preoccupazione collettiva per i bodybuilder troppo caramellati.
Allora cosa resta? Sognare educatamente il futuro, mentre il presente fa la voce grossa. Difenderlo dal veleno della malinconia, di quelle luci da ospedale, ripulite perfino dalla disperazione. Metterlo assieme con pezzi colorati e bizzarri, decorati di pause e silenzi. Un linguaggio monco, che vorrebbe intrecciarsi, ma rimane aggrovigliato dentro sé stesso. Finché la stretta non fa più male, e inizia a rilasciare un pietoso piacere narcotico. Ha la pretesa di lasciare accadere le Rose. E prima o poi verranno, con quei petali a spirale, che accentrano lo spazio in un risucchio dolce, come le canzoni delle sirene. Prima o poi. A voi rimarranno  sequenze, catene, incroci di disegni, e segni divini, in cui sistemare i vostri significati di senso incompiuto.
E lui, finalmente, avrà le Rose.
Nello spazio bianco tra un’immagine e l’altra, vi prego, lasciatelo svanire così.

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