L’ennesima discussione in macchina con zii e parenti.
Le parole  si attorcigliavano come un labirinto, attorno alle solite cose.
Crescendo ho preso altre strade, mentre chi mi è caro è invecchiato terribilmente, radicalizzando i propri dubbi, lasciandoli a incancrenire nella paura.
Persone di cui mi fidavo cominciano a sembrarmi estranee, ostili.
Mii parlano di guerre civili, della logica ottusa di sogni piccolo-borghesi, cullati dall’abusivismo e dall’incoscienza.
Mi parlano di illegalità chiamandola furbizia e intraprendenza.
Nel frattempo un paesaggio  familiare scorreva sul finestrino, con le solite immagini uguali a sé stesse.
Le case sulla collina del Messinese continueranno a convivere in equilibrio precario coi voti promessi a qualche signorotto feudale.
Lotteranno per la stessa fetta di pane, con altri poveracci che chiamano  alieni e clandestini.
Libereranno i ladri e li chiamano perseguitati, poi mandano a morire i loro stessi dei, sacrificati sull’altare dell’ipocrisia.
Punteranno il dito contro i nemici della democrazia, riconoscibili dal mocassino bianco della morte e dal terribile calzino turchese.
E quando non potranno né comprare né fare da spettatori, diventeranno protagonisti di qualche programma televisivo strappalacrime.
Già li vedo accalcarsi, famelici, mentre implorano le telecamere di inquadrarli almeno cinque minuti, di fotografarli vicino alle macerie, di aiutarli ad esistere.
L’Italia dei Lotofagi Berlusconiani continuerà a mangiare avidamente le illusioni putrescenti generate dai propri morti.
E’ come vedere l’Alba degli Ultracorpi viventi, senza rendersi conto che fai parte del film, e che sono gli altri a guardarti.
Le memorie dalla mia prigionia finiranno commentati in qualche talk show pomeridiano, da una manica di perfetti imbecilli.
Mia nonna è morta durante i tristi giorni del dopo-alluvione.
Il deposito del cimitero di Messina puzzava da morire.
Era pieno di bare, avvolte dalla bandiera italiana come grissini nel prosciutto.
Le foto sorridenti di gente che non potrò mai conoscere, sistemate in mezzo ai fiori, come il disordine artistico dei popcorn sparsi sulle foto dei cataloghi Ikea.
I colori della bandiera erano pallidi come un ricordo pallido, da negozio d’antiquariato
Come l’amore dei nonni, i loro baci e le loro carezze che colmavano il passato, portati via dal presente aspro e silenzioso.

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